Il mercato degli Stati Uniti, per il vino italiano, nonostante il calo registrato e causato da vari fattori, dai dazi al cambiamento dei consumi, resta, saldamente, il n. 1 per l’export enoico del Belpaese. A dirlo sono i numeri che parlano, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, da gennaio a maggio 2026, di 709 milioni di euro per l’export di vino italiano in valore e di 141,5 milioni di litri per quanto riguarda i volumi. Basti pensare che la Germania e il Regno Unito, il partner n. 2 e n. 3 come importanza per il vino italiano, sommati insieme, hanno importato, nei primi 5 mesi 2026, vino italiano per 717,6 milioni di euro, una cifra poco più alta. Senza dimenticare che, nel 2025, gli Usa sono stati un mercato che ha coperto quasi un quarto del totale dell’export vinicolo italiano (1,75 miliardi di euro su 7,7). Ecco perché gli Stati Uniti restano un mercato da presidiare e su cui continuare ad investire mantenendo alta l’attenzione. E proprio in uno dei centri più importanti del Paese, quello di New York, si accenderanno le luci di Vinitaly.Usa n. 3 in programma il 26 e il 27 ottobre al Pier 36 (e che fu presentato lo scorso 5 luglio a bordo del prestigioso veliero Amerigo Vespucci), il grande centro polifunzionale nel Lower East Side di Manhattan, affacciato sull’East River.
Prosegue, intanto, verso il rush finale, la campagna di invito e selezione dei buyer che, ad oggi, sono già oltre 400, tra importatori, distributori e operatori Horeca, registrati da Veronafiere che, congiuntamente a Ita-Italian Trade Agency, sta operando non solo negli Stati Uniti, ma anche in Canada e Messico. Sul fronte dell’offerta, gli 11.000 metri quadrati di superficie espositiva del Pier 36 sono ufficialmente esauriti. Grazie anche a Ita, infatti, il contingente made in Italy tra aziende, collettive regionali e associative (Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, Umbria, Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, Italia del Vino e Cooperativa produttori vitivinicoli di Matelica) e consorzi (Asti Docg, Brunello di Montalcino, Prosecco Doc, Vini dell’Elba, Vini Lugana Doc e Vini delle Venezie Doc) è salito a 300 espositori che a New York presenteranno 2.500 etichette.
In calendario il 26 e il 27 ottobre anche un carnet di iniziative firmate Sol Expo per valorizzare l’olio Evo italiano e offrire ai produttori un presidio soprattutto sul canale Horeca, e Vinitaly Tourism, il format di Veronafiere dedicato alla promozione dell’enoturismo italiano in un mercato che esprime una domanda ad alto potenziale di crescita per questo segmento che connette vino-territori-esperienza.
Confermato anche il palinsesto di wine2wine Vinitaly Business Forum, che affianca la programmazione di Vinitaly.Usa, e che quest’anno affronterà il tema della formazione come leva di mercato e di posizionamento internazionale del vino italiano. Quattro le aree tematiche al centro della due giorni: Train the Trade, dedicata alla formazione di buyer, importatori, distributori, retailer e operatori dell’ospitalità; Sharpen the Method, focalizzata sulle competenze di degustazione e analisi sensoriale; Deepen the Expertise, per approfondire territori, vitigni autoctoni, sostenibilità e mercati internazionali; Activate the Experience, incentrata su enoturismo, storytelling, comunicazione digitale ed esperienze rivolte ai consumatori. Inoltre, il 26 ottobre, “Wine Spectator” annuncerà i protagonisti di Vinitaly OperaWine 2027 (Gallerie Mercatali, Verona, 10 aprile 2027).
Gli statunitensi, intanto, continuano ad avere un feeling speciale con l’Italia e le sue eccellenze enogastronomiche. Secondo il Rapporto “Il mercato Usa e l’enoturismo” - realizzato dall’Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, presieduta da Roberta Garibaldi, per Vinitaly Tourism, attraverso un’indagine Cawi su 750 turisti statunitensi - il 79% degli intervistati riconosce nell’Italia una destinazione capace di offrire esperienze enogastronomiche autentiche e il 47% considera desiderabile un viaggio in Italia con almeno un’esperienza enoturistica nei prossimi 24 mesi. Una propensione che premia la scoperta congiunta di vino e territori: per il 66% del campione l’integrazione tra esperienze enologiche, città storiche e siti culturali accresce l’attrattività dell’Italia. Tra le regioni prese in considerazione dai potenziali enoturisti americani emergono Sicilia (82%), Toscana (81%) e Piemonte (56%). Mentre tra le altre destinazioni e territori del vino figurano la Costiera Amalfitana (67%), l’area del Prosecco (60%), Chianti (59%), Etna (58%), Montalcino (56%), Cinque Terre e Montepulciano (55%), Franciacorta (54%), Langhe/Barolo (53%) e Valpolicella (52%).
“Insieme alle istituzioni stiamo portando avanti un’attività mirata di scouting di operatori professionisti del settore, per assicurare a Vinitaly.Usa un efficace profilo business - spiega il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo - l’obiettivo è offrire alle imprese italiane occasioni concrete per consolidare la propria presenza, avviare nuove relazioni commerciali e raggiungere ulteriori canali di vendita negli Stati Uniti, che restano il primo mercato extra-Ue per il nostro vino anche nell’attuale congiuntura. Gli oltre 400 buyer già registrati, a più di un mese dall’evento, rappresentano un primo risultato significativo, non soltanto in termini quantitativi. Tra loro figurano, infatti, numerosi professionisti della domanda che si avvicinano per la prima volta al vino italiano: una presenza che può ampliare la rete degli interlocutori e generare ulteriori opportunità per le nostre imprese”.
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