Se la qualità dell’ospitalità made in Italy è cresciuta, si deve anche alle cantine italiane che, negli ultimi anni, hanno puntato forte sul turismo del vino per diversificare il business con ingenti investimenti in strutture ricettive di alto livello e in ristoranti di alta cucina, spesso ispirando l’intero settore dell’hôtellerie. Lo conferma la nuova selezione delle “Chiavi Michelin” svelata, nei giorni scorsi, dalla Guida Michelin, con l’Italia “regina” europea con 224 hotel premiati su 2.832 strutture in tutto il mondo (con gli Stati Uniti al primo posto, e con la Francia dietro al Belpaese), e delle quali ben 19 sono legati al vino (2 wine resort con “Tre Chiavi”, 5 con “Due Chiavi” e 12 con “Una Chiave”, con 2 new entry). Una selezione che racconta un nuovo concetto di lusso in chiave esperienziale, che porta i viaggiatori a cercare privacy, autenticità, benessere e un legame sempre più forte con il territorio di cui il vino è un simbolo, e con l’enogastronomia che si conferma una delle principali motivazioni di viaggio, tanto che molte strutture comprendono anche ristoranti stellati immersi tra i vigneti.
Come il “Tre Chiavi Michelin” Castiglion del Bosco a Montalcino, del gruppo Rosewood Hotels con la sua ampia proprietà, con 42 suite e 11 ville private, la Spa, l’unico golf club privato d’Italia, oltre alla storica cantina Castiglion del Bosco con i vigneti di Brunello di Montalcino, e che vanta il ristorante bistellato Campo del Drago con lo chef Matteo Temperini ed il suo grande orto (e, che nei prossimi giorni, da rumors di stampa, ospiterà il riservatissimo matrimonio tra il cantante e leader dei Måneskin, Damiano David, e l’attrice americana, Dove Cameron). Ma anche come Borgo Santo Pietro, a Chiusdino, un boutique hotel a 5 stelle di proprietà di una coppia di imprenditori danesi, con il ristorante stellato Saporium e la più informale Trattoria sull’Albero, in una tenuta dove vengono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica, orti, campi, giardini, boschi e naturalmente vigneti.
E si resta in Toscana anche per i wine resort con “Due Chiavi Michelin”, a partire dal Borgo San Felice Resort Relais & Châteaux del Gruppo Allianz, la cui cantina è un simbolo del Chianti Classico, con il ristorante 1 Stella Michelin e Stella Verde Il Poggio Rosso dell’universo di Enrico Bartolini, lo chef più stellato d’Italia, e con resident chef Sakalis Stelios. Castelfalfi si trova, invece, nell’antico borgo medievale di Montaione, e la tenuta - dell’imprenditore indonesiano Sri Prakash Lohia - si estende tra vigneti, oliveti, casolari, wellness Spa e il magnifico hotel. È di proprietà della storica famiglia della moda italiana Ferragamo, Il Borro nel Valdarno, grande azienda agricola biologica, con il borgo medievale, suite e ville d’epoca, ben quattro ristoranti - tra cui “L’Osteria del Borro” e “Il Borro Tuscan Bistro”, guidati dall’executive chef Andrea Campani - l’orto, gli uliveti e il frantoio, allevamenti e arnie, tutto attorno alla cantina che ha reso celebri i vini del territorio nel mondo. Anche la famiglia Sanoner, che possiede in Val d’Orcia la cantina biodinamica Sanoner, ed è proprietaria dell’universo Adler, vede “Due Chiavi” con il suggestivo Adler Spa Resort in Sicilia e “Una Chiave” con l’Adler Lodge Ritten a Soprabolzano.
Domina la Toscana anche tra i wine relais con “Una Chiave Michelin”. Si va da Castello Banfi Il Borgo Relais & Châteaux, tornando a Montalcino, che, con 14 tra camere, ville e suite, una Spa, due ristoranti, di cui uno stellato, la “Sala dei Grappoli”, con lo chef Domenico Francone, un’enoteca, una balsameria ed il Museo del Vetro, rappresenta da sempre uno dei riferimenti del turismo del vino in Italia, oltre che una pietra miliare della storia del Brunello di Montalcino, a Villa Le Prata - Residenza del Vescovo, raffinato wine resort ancora tra i vigneti di Brunello, nato dal restauro di un casino di caccia ottocentesco; ma c’è anche L’Andana, il pionieristico ed esclusivo resort del Gruppo Terra Moretti nella Tenuta La Badiola, immerso nella natura selvaggia, tra il mare di Castiglione della Pescaia e le colline di macchia mediterranea, tra pini marittimi e cipressi, vigneti e oliveti, con il ristorante stellato La Trattoria di Enrico Bartolini con il resident chef Gabriele Verri, in Maremma; dove si trovano anche il Castello di Vicarello, vero e proprio “bon refuge” a Cinigiano, ed il wine resort ed azienda vitivinicola Conti di San Bonifacio a Gavorrano, che reinterpretano la cucina di territorio in chiave contemporanea, accompagnata dai vini bianchi e rossi che nascono dai vigneti che guardano il mare. Villa Petriolo è un luxury hotel e un’azienda agricola e vitivinicola biologica a Cerreto Guidi, sempre in Toscana. L’Emilia Romagna vanta, invece, la new entry tra le “Chiavi Michelin” 2026 legate al vino del Relais Roncolo 1888 a Quattro Castella, nel cuore della Motor Valley, il wine resort della storica tenuta di Venturini Baldini, dove oltre al Lambrusco si produce anche aceto balsamico. Infine, la Sicilia del vino dove l’ospitalità in cantina sta crescendo di pari passo alla notorietà dei vini dell’isola, con case history pioniere ed eccellenti come La Foresteria a Menfi di Planeta, tra le famiglie artefici del “rinascimento” del vino siciliano, accanto al Wine Relais della cantina Feudi del Pisciotto, un palmento del settecento a Niscemi, del gruppo Domini Castellare, al Relais & Châteaux biologico Monaci delle Terre Nere, immerso tra i vigneti e la magia dell’Etna, e Baglio Oneto dei Principi di San Lorenzo, luxury wine resort di una delle più nobili famiglie italiane produttrice anche di vino, a Marsala, altra new entry tra le “Chiavi Michelin” 2026.
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