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ANNIVERSARI

Mario Soldati fece della tavola e del vino il modo per raccontare un Paese intero

Scrittore, regista e pioniere della televisione, sarà celebrato a 120 anni dalla nascita nel talk show by La Scolca (a Milano il 6 ottobre)
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A Milano il 6 ottobre un talk show per ricordare Mario Soldati a 120 anni dalla nascita

Per capire davvero un Paese bisogna sedersi alla sua tavola: Mario Soldati lo aveva intuito molto prima che la gastronomia diventasse un genere editoriale, e ne fece un metodo di lavoro. Nato a Torino nel 1906 e scomparso nel 1999, Soldati è stato scrittore, regista, giornalista, autore televisivo e straordinario interprete della cultura italiana, raccontando come pochi altri il nostro Paese attraverso le sue storie, i suoi territori, il cibo ed il vino. Un intellettuale dai molti mestieri che ad un certo punto scoprì nell’enogastronomia la lente più nitida per leggere l’Italia. Per celebrare i 120 anni dalla sua nascita la cantina La Scolca - una delle realtà più note della denominazione Gavi, guidata da Chiara e Giorgio Soldati, discendenti del grande maestro - mette in scena il 6 ottobre a Milano il talk show “Mario Soldati - Il gusto di raccontare l’Italia”, un appuntamento dedicato alla sua eredità culturale e al suo modo unico di raccontare l’identità del Belpaese, in un viaggio che è iniziato a Roma e proseguirà poi a New York e Londra.
Il suo sguardo sul Paese nasce da lontano, e da fuori. Tra il 1929 e il 1931 insegna negli Stati Uniti, alla Columbia University, e da quell’esperienza ricava “America primo amore”, un libro in cui il racconto di un altro mondo diventa, di riflesso, un modo per interrogare il proprio. Tornato in patria, si divide tra letteratura e cinema: dirige adattamenti per la tv, scrive romanzi e racconti, vince il Premio Strega nel 1954 con “Lettere da Capri”. È già uno scrittore affermato quando la televisione, agli albori, gli offre un mezzo nuovo per fare ciò che ha sempre fatto: guardare, ascoltare, raccontare. Nel 1957 la Rai manda in onda “Viaggio nella valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini”. È un’Italia in trasformazione: la pianura si industrializza, il boom economico è alle porte, le abitudini alimentari cominciano a cambiare. Soldati risale il grande fiume con la curiosità di un cronista e la disinvoltura di un ospite: entra nelle cascine e nelle latterie, si ferma nelle osterie, dà la parola a casari, salumieri, contadini. Non c’è nostalgia di maniera. Il “genuino” che cerca non è un’etichetta da museo e non significa rustico o primitivo: è un criterio morale ed estetico, che indica le cose fatte bene, senza scorciatoie, fedeli al luogo da cui vengono. Il cibo diventa così un pretesto per parlare di tutto il resto: il lavoro, la storia, i dialetti, il carattere delle persone.
C’è poi un aspetto che merita di essere sottolineato, ed è la televisione stessa. Negli anni in cui l’Italia si scopriva unita davanti ad un elettrodomestico, Soldati fu tra i primi a capire che il piccolo schermo poteva mostrare agli italiani gli italiani. Le province, con le loro parlate e le loro tavole, entravano nei salotti delle città, e il pubblico scopriva che il proprio Paese era più vario e più interessante di quanto avesse immaginato. Fu un lavoro di alfabetizzazione affettiva, prima ancora che gastronomica, e non a caso proseguì con altri viaggi televisivi negli anni successivi. Lo stesso spirito guida, dal 1969, “Vino al vino”, il cui titolo riprende il vecchio proverbio ed è già una dichiarazione di poetica: chiamare le cose col loro nome. Seguito da altri due volumi negli anni Settanta, il progetto porta il lettore tra cantine e vigneti da un capo all’altro della penisola. Non è una guida e non è un manuale di degustazione: è un diario di viaggio in cui ogni bottiglia ha un volto, un paesaggio, una storia familiare alle spalle. Soldati cerca i vini genuini, quelli che raccontano un terreno e chi lo lavora, e cerca soprattutto i vignaioli, spesso piccoli e poco noti. Con decenni d’anticipo mette al centro parole che oggi fanno parte di un gergo comune e condiviso: territorio, artigianalità, identità.
Ciò che rende Soldati inconfondibile è la voce. La sua prosa è quella di una conversazione a tavola: digressiva, ironica, capace di autoironia, attenta al dettaglio che rivela un carattere. Non giudica dall’alto e non si atteggia a esperto; si mette al livello di chi ha di fronte, e per questo ottiene confidenza. Più che un critico gastronomico, resta un narratore che usa il gusto come strumento di conoscenza. E l’Italia che ne emerge è plurale: un mosaico di campanili, cucine e accenti, in cui la diversità non è un problema da risolvere, ma la vera ricchezza. Riletto oggi, in un’epoca di food storytelling e di territori ridotti a slogan, Soldati ha ancora qualcosa da insegnare. Ricorda che il racconto autentico nasce dall’incontro, dal tempo speso ad ascoltare, dalla disponibilità a lasciarsi sorprendere. Ricorda anche che il vino e il cibo non sono mai solo prodotti: sono il modo in cui una comunità si presenta al mondo. Quando raccontava un salume o una bottiglia, Soldati stava in realtà scrivendo un pezzo di storia d’Italia. Ed è forse per questo che le sue pagine, e le sue immagini in bianco e nero, continuano a farci venire voglia di metterci in viaggio.
Per celebrare i 120 anni dalla sua nascita La Scolca - che conta su 70 ettari a vigneto e che produce, tra gli altri, il Gavi La Scolca Etichetta Nera, amato da grandi nomi della politica, del cinema e della moda - mette in scena il format “Mario Soldati - Il gusto di raccontare l’Italia” (il 6 ottobre presso il Laboratorio Fondazione Mondadori a Milano), un appuntamento dedicato all’eredità culturale dello scrittore e al suo modo unico di raccontare l’identità italiana. Un’iniziativa fortemente voluta da Chiara Soldati, cugina dell’autore e quarta generazione dell’azienda La Scolca (qui nell’intervista a WineNews), e dall’Associazione Mario Soldati, con il prestigioso patrocinio di Ita - Italian Trade Agency, Ministero dell’Agricoltura e Veronafiere - Vinitaly, che volerà poi a New York per Vinitaly.Usa il 26 ottobre e poi a Londra il 18 novembre 2026.
Un’occasione per riscoprire un protagonista della cultura del Novecento e celebrare un racconto dell’Italia fatto di parole, luoghi, persone, sapori e vino.

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