Non più un ruolo da “comprimaria”, ma, quanto meno, da “co-protagonista”: è quello che BolognaFiere si è costruita nel settore del vino in particolare, e dell’agroalimentare più in generale. Comparti che la fiera bolognese presidia da sempre, ma, negli ultimi anni, con partnership con gruppi importanti del wine & food, e con l’acquisizione di fiere o manifestazioni, in Italia e all’estero, che stanno facendo dell’ente emiliano un polo fieristico di primaria importanza del settore. Un percorso che, culminato (ad oggi) con l’acquisizione del 49,9% della Gambero Rosso Holding (newco di cui il 50,1% è ancora nelle mani di Class Editori, notizia che abbiamo già riportato qui), in un’operazione che, tra le altre cose, prevede la presenza di tre componenti su dodici scelti da BolognaFiere nel CdA di Gambero Rosso, uno dei quali sarà vicepresidente (ma che, secondo molti, è già rivolta all’acquisizione della maggioranza del Gambero nel prossimo futuro, ndr), ha visto prima la partnership con Slow Wine per la Slow Wine Fair, che poi si è estesa a quella con Slow Food per il Sana Food (con le due kermesse in contemporanea, nel 2027 dal 21 al 23 febbraio), poi quella con la Fivi per il Mercato dei Vignaioli Indipendenti (dal 21 al 23 novembre 2026) e poi con con Excellence Sidi per la Champagne Experience (il 4 e 5 ottobre 2026). E che ha varcato i confini nazionali con l’acquisizione di United Experience, con le quali sono andate in scena le “Wine Experiences” a Londra e in Vietnam (aspettando Città del Messico, il 5-6 novembre 2026). In un’offerta “wine & food” che, peraltro, conta anche format come Marca, dedicata al private Label, iMeat dedicata alla Carne, Hip horeca professional Expo Italia, Luv- Fiera dell’Uva da Tavola (alla Nuova Fiera del Levante a Bari), Expogusti, e non solo, oltre a fiere dedicate ad altri settori come travel, collezionismo ed “experience” in genere, e con le quali wine & food possono sviluppare sinergie.
Ma l’investimento di Bologna in Gambero Rosso Holding - che, per inciso, controlla il 51,1% di Gambero Rosso Spa, il cui azionariato, ad oggi, è completato dal 10% di Class Editori, dal 20% di Alchimia Spa, compagnia di investimento guidata da Paolo Barletta e dall’1,5% di Gigi Salerno, mentre il 17,3% è in mano al mercato - e che alcuni analisti dicono sia già destinato, in prospettiva, a vedere la fiera bolognese pronta ad acquisire il controllo della maggioranza del gruppo, è arrivato con una cifra importante, ma non così pesante sul bilancio di BolognaFiere (5,7 milioni di euro, per un gruppo che ha chiuso un bilancio 2025 a 306,7 milioni di euro, in crescita del 12% sul 2024, con un Ebitda di 52,5 milioni di euro, +19% sul 2024, pari al 17% dei ricavi, con ricavi in aumento anche nella prima metà 2026, a 200,8 milioni di euro, a +4% sullo stesso periodo 2025, e con la previsione di un aumento di capitale per massimo 20 milioni di euro, che sarà sottoposta all’assemblea degli azionisti del 29 settembre 2026), e consolida ulteriormente la posizione di Bologna nel comparto delle fiere del vino, che al netto di tutte le difficoltà di mercato di questi mesi, resta comunque centrale (e tra i più redditizi) nel panorama dell’agroalimentare made in Italy. Facendone un player di primaria importanza anche nei numeri di espositori e visitatori “vinicoli”, seppur con eventi (ancora, e probabilmente, per sempre) separati e segmentanti tra loro per tipologia di offerta e di pubblico, tanto che si parli di appassionati e consumatori, che di trade specializzato.
Certo è che BolognaFiere, ora, da azionista di una realtà importante articolata come Gambero Rosso (che oltre alle guide ai vini, ai ristoranti e non solo, vive anche di formazione, canale tv, tour promozionali all’estero e media di informazione di settore), si troverà a gestire equilibri nuovi con realtà partner che in parte possono essere considerate competitor o, comunque, attive negli stessi ambiti del Gambero Rosso stesso (in particolare, Slow Food e Slow Wine), e anche con altre realtà fieristiche (come la stessa Veronafiere che, con Vinitaly, a Verona e nei tanti eventi in giro per il mondo, resta il pilastro della promozione del vino italiano nel mondo, ma anche ProWein di MesseDusseldorf, e Wine Paris by Vinexposium) che vantano collaborazioni storiche (e ad oggi ufficialmente non in discussione, comunque) con il Gambero Rosso stesso.
Anche perché, sebbene il Gambero Rosso sia una realtà articolata in cui l’aspetto enoico è solo una parte di un business molto orientato al food e alla cucina, almeno sulle prime, il vero focus della partnership, da quanto trapela dai comunicati ufficiali e da qualche chiacchiera “off the records” tra addetti ai lavori sentiti da WineNews, è l’attività promozionale all’estero sul vino del Gambero Rosso, che mettendo insieme l’esperienza settoriale e consolidata nel vino del Gambero stesso, con la capacità logistica ed organizzativa del gruppo BolognaFiere, potrebbe ricevere un importante up-grade, diventando ancora più appetibile per le aziende, e forse ancora più sostenuta a livello istituzionale.
Intanto, in attesa di ulteriori approfondimenti con il management di BolognaFiere, a WineNews, a commentare la notizia, è Lorenzo Ruggeri, direttore della testata del Gambero Rosso: “è una grande opportunità che arriva in un momento cruciale per Gambero Rosso. Siamo nel pieno dei preparativi per festeggiare il nostro 40esimo compleanno, il 25 e 26 ottobre alla Nuvola di Roma, e stiamo lavorando alla nuova vita digitale dei nostri prodotti editoriali. Abbiamo in cantiere diverse novità da sperimentare e affronteremo questa nuova fase con BolognaFiere con grande entusiasmo. È un incontro di competenze diverse e complementari: noi mettiamo idee, contenuti, palato e 40 anni di conoscenza del mondo enogastronomico; BolognaFiere porta forza organizzativa, competenze fieristiche, piattaforme e visioni internazionali. Il mondo del vino oggi ha bisogno di questo: sinergie, progetti seri e innovativi, capaci di guardare oltre”.
Il primo “brindisi ufficiale”, a questo nuovo assetto, arriverà a Città del Messico, dove il 5 e il 6 novembre, ad Expo Santa Fè, debutterà “Wines Experience & Fine Food”. “La manifestazione, dedicata alle aziende italiane interessate a sviluppare la propria presenza in America Latina, rafforza il proprio posizionamento grazie alla collaborazione con Gambero Rosso e a una rete di partner profondamente radicati nel mercato locale. Importatori, distributori, buyer, ristoratori, sommelier e professionisti del food & beverage saranno al centro di due giornate pensate per favorire incontri commerciali, approfondimento e conoscenza del mercato. Il programma comprenderà masterclass, seminari, degustazioni guidate, momenti di networking e la Blind Tasting Area, lo spazio di degustazione anonima che permetterà alle aziende di raccogliere dati e indicazioni sul posizionamento dei propri vini”, spiega una nota. Tra gli appuntamenti di punta del 5 novembre figurano due masterclass realizzate in collaborazione con Gambero Rosso. Le degustazioni, una in programma quale momento inaugurale dell’evento, e l’altra nel pomeriggio del giorno 5, presenteranno dieci vini, selezionati tra le etichette già importate e disponibili sul mercato messicano: due spumanti, tre vini bianchi, quattro rossi e un vino da meditazione. Il percorso offrirà agli operatori una panoramica dell’eccellenza enologica italiana attraverso territori, vitigni autoctoni e stili produttivi contemporanei, con particolare attenzione al rapporto qualità-prezzo e alle opportunità commerciali. Per ciascun vino saranno indicati l’importatore ufficiale in Messico e i relativi contatti, trasformando le masterclass in uno strumento operativo per ristoratori e professionisti del settore. Presente anche la collettiva di azienda organizzata da Ita - Italian Trade Agency, e Italia del Vino, Consorzio di imprese che riunisce alcune delle più importanti cantine italiane (24 realtà che mettono insieme 1,5 miliardi di euro di fatturato ed il 15% dell’export di vino nazionale, con nomi come Angelini Wines & Estates, Banfi, Bisol1542, Cà Maiol, Collis Heritage, Di Majo Norante, Diesel Farm, Donnachiara, Drei Donà, Duca di Salaparuta, Ferrari F.lli Lunelli, Gruppo Italiano Vini, Gruppo Mezzacorona, Herita Marzotto Wine Estates, Le Monde, Librandi Antonio e Nicodemo, Lunae Bosoni, Marchesi di Barolo, Medici Ermete & Figli, Mesa, Oniwines, Terre de La Custodia, Torrevento e Zonin1821). In un mercato, quello del Messico, che, nel 2025, ha visto importazioni di vino italiano dall’Italia per 56,7 milioni di euro, con un dato in linea sul 2024 (dati Istat), e dove il consumo di vino, cresciuto negli ultimi 15 anni del 60%, è “coperto” per il 70% dei consumi da vini importati, con il Belpaese in testa.
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