Basta un tappo che salta, e quel rumore inconfondibile, per capire che la festa è cominciata: dai bistrot di Parigi alle enoteche di provincia, dalle terrazze delle grandi città ai tavoli di casa, con gli amici o in famiglia: oggi, venerdì 23 ottobre, torna lo “Champagne Day”, la giornata internazionale che ogni anno trasforma una data sul calendario in un brindisi senza confini, riunendo appassionati e professionisti con eventi in programma in tutto il mondo, sullo sfondo di numeri che, finalmente, cambiano segno. La filiera dello Champagne fattura 5,7 miliardi di euro: nella prima metà del 2026, secondo i dati del Comité Champagne, le spedizioni delle maison sono tornate a crescere dell’1,2%, arrivando a 107,1 milioni di bottiglie. Non è un'impennata, ma dopo un periodo di frenata è un segnale che il settore legge con sollievo. L’Italia, in questo quadro, è un cliente di lusso e di lungo corso: nel 2025 è risultata il sesto mercato mondiale per volume, con 7,8 milioni di bottiglie importate, ed il quinto per valore, con 210 milioni di euro. Un legame storico e solido, come sottolineato anche quest’anno dalla “Champagne Experience” (edizione n. 9), la più importante kermesse italiana ed europea dedicata alle bollicine francesi, a BolognaFiere. Ed è ancora una prestigiosa griffe dello Champagne, Moët & Chandon, ad essere stata scelta come brindisi ufficiale della Formula Uno mondiale, ed aver festeggiato la storica vittoria di Kimi Antonelli a Monza, dove WineNews ha intervistato lo chef de cave della storica maison, Benoît Gouez.
Lo “Champagne Day” è un omaggio alle bollicine più note del pianeta, ma soprattutto un invito a scoprirne la versatilità a tavola, lontano dall’idea che vadano riservate solo ai grandi momenti, ad un compleanno o ad un matrimonio. Partecipare è semplice. Si può scegliere di celebrarlo a casa, con gli amici o in famiglia, oppure partecipare a uno dei tanti appuntamenti organizzati da ristoranti, enoteche e locali in tutta Italia, tra degustazioni e proposte gastronomiche dedicate. Sul sito ufficiale si possono scoprire le iniziative in programma e, sui social, l’hashtag #ChampagneDay permetterà di condividere la propria partecipazione alla giornata. Per l’edizione 2026 il Bureau du Champagne in Italia propone di scoprire l’abbinamento tra Champagne e riso, un ingrediente che attraversa la tradizione italiana e che si presta a molteplici interpretazioni. Preparazioni, ingredienti e consistenze danno vita a piatti molto diversi tra loro, aprendo altrettante possibilità nell’abbinamento con lo Champagne. Sono cinque, in particolare, gli abbinamenti scelti per esplorare le possibilità offerte dalle diverse tipologie di Champagne: con un supplì cacio e pepe, dove la croccantezza della frittura incontra il carattere deciso del ripieno, si può scegliere uno Champagne Brut ottenuto dai tre principali vitigni: freschezza ed effervescenza alleggeriscono la componente fritta, mentre rotondità e morbidezza del frutto sostengono l’intensità del piatto. Il risotto al limone con polvere di capperi e gamberi rosa trova invece un compagno naturale in un Blanc de Blancs: le note floreali e agrumate richiamano il profilo aromatico del piatto, mentre freschezza e mineralità dialogano con la sua componente sapida. Con il riso al salto, cozze e prezzemolo si può sperimentare un Rosé Brut, la cui morbidezza incontra la componente iodata delle cozze, mentre freschezza ed eleganza rispettano la nota erbacea del prezzemolo. Per il risotto allo zafferano, la scelta può orientarsi verso uno Champagne Extra Brut, fresco e teso ma dotato di buona complessità, capace di bilanciare la consistenza del piatto e sostenere la persistenza aromatica della spezia. Infine, il risotto ai funghi porcini invita a provare un Blanc de Noirs: struttura e vinosità sostengono il piatto, mentre gli aromi più maturi possono creare un’affinità con i sentori di sottobosco dei funghi.
Dietro il glamour, però, ci sono i numeri, e dopo qualche anno di nuvole raccontano un cielo che si schiarisce. Lo Champagne, il “re” delle bollicine mondiali (quanto meno per valore, dato che la filiera del territorio fattura 5,7 miliardi di euro), torna a dare segnali positivi, visto che, nella prima metà 2026, secondo i dati del Comité Champagne, le spedizioni di bottiglie sono tornate a crescere del +1,2%, a 107,1 milioni di euro. L’Italia, in questo quadro, è un cliente di lusso: nel 2025 è risultata il sesto mercato mondiale per volume, con 7,8 milioni di bottiglie importate, e il quinto per valore, con 210 milioni di euro. Un posizionamento stabile da anni, che racconta un Paese capace di scegliere con cura e di spendere per farlo: la differenza tra le due classifiche dice che nei nostri calici finiscono, in media, bottiglie di valore più alto rispetto a quelle che viaggiano verso altri mercati di pari taglia. Più qualità che quantità, insomma, e una familiarità con le bollicine francesi che affonda nella storia.
Il legame, infatti, è solido e antico. Molti pionieri della spumantistica italiana hanno guardato alla Champagne per studiare prima di intraprendere il proprio cammino di successo: da Franco Ziliani, in Franciacorta, a Carlo Gancia, già nell’Ottocento, a Canelli, passando per Giulio Ferrari, nel Trentodoc, hanno guardato anche alla Champagne per studiare e per intraprendere poi il loro percorso di successo, oggi sono tante le cantine italiane che distribuiscono anche Champagne, da Ceretto a Gaja, da Terlano ad Allegrini, da Marchesi di Barolo ad Antinori, da Masciarelli a Marilisa Allegrini, da Famiglia Cecchi a Banfi, a Rocca delle Macìe. Oltre, ovviamente, ai distributori di vino italiani, come i 21 riuniti in Excellence Sidi (da Compagnia del Vino a Cuzziol Grandivini, dal Gruppo Meregalli a Pellegrini, da Sagna a Visconti 43, da Sarzi Amadè a Terroir Ceretto, solo per citarne alcuni), che ha, da poco, eletto alla guida Guido Folonari (già ai vertici di Philarmonica), e che nelle settimane scorse, ha dato vita alla più importante kermesse italiana ed europea dedicata alle bollicine francesi, la “Champagne Experience” n. 9, a BolognaFiere. Un’edizione in cui WineNews ha raccolto le voci dei produttori più importanti - da Sarzi Amadè a Sagna, da Meregalli a Pellegrini Distribuzioni, da Cuzziol GrandiVini a Compagnia del Vino - insieme alle cantine italiane che lo distribuiscono, da Banfi a Ceretto Terroirs, e le maison, da Encry a Pol Roger, da Deutz a Mandois. L’evento ha visto protagoniste 125 tra maison e piccoli vignerons in un percorso di degustazione ai banchi di assaggio suddiviso in base all’area geografica, corrispondente alle diverse zone di produzione della Champagne e con le “maison classiche” riunite, invece, in una specifica area.
Tra le diverse masterclass della “Champagne Experience” anche quella che ha visto protagonista l’abbinamento tra Champagne e le diverse stagionature del Parmigiano Reggiano, con il Consorzio che è storico partner e che “rinnova il dialogo tra due eccellenze riconosciute a livello internazionale e accomunate da una lunga tradizione, da un profondo legame con il territorio e da una straordinaria capacità di esprimere complessità e sfumature”
Lo Champagne è anche, di nuovo, con Moët & Chandon, sul podio della Formula Uno mondiale: proprio al Gran Premio d’Italia, a Monza, che ha visto trionfare il giovanissimo campione Kimi Antonelli, WineNews ha intervistato lo chef de cave Benoît Gouez: “per noi è un un enorme piacere e anche un ritorno: Moët & Chandon è stato protagonista dei brindisi della Formula Uno dagli anni Sessanta fino al 1997, e tornare su questi podi è una gioia. Condividiamo gli stessi valori della Formula Uno: performance, eccellenza, passione, spirito di squadra. É fondamentale ricordare che non è solo il pilota a vincere, ma dietro c’è sempre un team”.
Anche secondo Frédéric Rouzaud, presidente di un’icona del vino francese e mondiale come Louis Roederer, maison fondata nel 1776, che proprio quest’anno celebra i suoi primi 250 anni di storia, che coincidono con i 150 di Cristal, il futuro del vino di qualità appartiene ai “vini di luogo”, identitari, capaci di esprimere unicità e riconoscibili. Leggeri, anche in termini di gradazione alcolica, e capaci di essere versatili, adatti sia in abbinamento alle tante cucine di un mondo sempre più globalizzato, sia alla voglia di bere un calice in modo spensierato, o per festeggiare qualcosa, come ha dichiarato in una intervista a WineNews. Un ritratto che ben si addice alla Champagne Roederer, uno dei più celebri e preziosi al mondo, e “gioiello” di una galassia, quella della Roederer Collection, che mette insieme ben 13 cantine e 1.100 ettari di vigneti di grande pregio di proprietà.
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