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AMPHORA

Il 2019 del mercato secondario dei fine wines tra Bordeaux, Borgogna ed il boom del Barolo

Tra bolle esplose ed attese, scosse di assestamento e novità, le previsioni del fondo d’investimento inglese
AMPHORA, BAROLO, FINE WINE, Italia
Barolo, cuore pulsante delle Langhe

Dove andrà il mercato secondario dei fine wines in questo 2019 appena iniziato, e quali sono le tendenze che lo caratterizzeranno? A fare una panoramica su ciò che ci aspetta, è uno dei principali fondi di investimento dedicati al vino d’Inghilterra, Amphora, tra bolla della Borgogna, ritorno di Bordeaux e boom, attesissimo, di Barolo. Ma facciamo ordine, partendo dal concetto stesso di “bolla”. Quella che ha investito Bordeaux un decennio fa, al centro degli appetiti di una Cina che si affacciava per la prima volta sul mercato delle grandi etichette, ha portato due conseguenze: da una parte ha gonfiato i prezzi dei cinque Premiers Crus (Lafite, Latour, Margaux, Haut-Brion e Mouton), che ne hanno scontato le conseguenze dopo il crollo del mercato cinese del 2011, dall’altra ha aperto la strada ad un mercato in cui oggi trovano spazio centinaia di etichette. Oggi, i timori sono per la Borgogna, specie perché la polarizzazione dei prezzi, con certe annate di Romanée-Conti che superano abbondantemente i 10.000 euro a bottiglia, è ben più evidente di quanto vissuto da Bordeaux. La differenza è nei numeri: la produzione di alta qualità della Borgogna è decisamente limitata, insufficiente a rispondere alle richieste del mercato, e allora il consiglio è quello di puntare su griffe meno note, come Clos de la Roche o Clos de Lambrays, che costano tra le 120 e le 300 euro a bottiglia, garantendo in futuro margini importanti. Altro aspetto importante, la relativa popolarità dei fine wine come investimento, stabilmente più performante del mercato azionario. Un fatto che ha portato ad un importante allargamento delle etichette trattate, tanto che nell’ultimo anno a crescere, restando sui vini di Bordeaux, ancora i più scambiati, più che i prezzi delle ultime dieci annate dei cinque Premiers Crus, quotati dal Liv-ex 50 (-21%), sono stati quelli quotati del più ampio Liv-ex 500 (+7%), che comprende le 50 etichette top di Bordeaux, compresi i secondi vini. In sostanza, siamo nel momento di massima espansione del mercato, con il maggiore picco dei prezzi medi dal 2011, ma è un equilibrio che può durare fino ad un certo punto: i prezzi delle bottiglie più prestigiose sono troppo bassi, e appena consumatori e collezionisti entreranno in competizione per accaparrarsele, i prezzi torneranno inevitabilmente a crescere. Atteso, e sarebbe una grande notizia per l’Italia del vino, il boom del Barolo: il 2019 sarà il suo anno. Come ricorda Amphora, rispetto alla Francia il Belpaese ha ancora un peso relativo, per quanto crescente, sul mercato secondario dei fine wines, nonostante abbia ben poco da invidiare in termini di qualità. La quota delle etichette tricolore, però, è storicamente rappresentata dai Super Tuscan, capaci di costruirsi, anche in termini di marketing, un vero e proprio marchio di qualità, al di là del concetto di Denominazione d’Origine, insufficiente di per sé a garantire standard alti. Il Barolo, in questo senso, vanta etichette di assoluto valore, come Giacomo Conterno e Bruno Giacosa, a prezzi ancora troppo bassi, al pari di Deuxième Cru di Bordeaux, il che rende il grande rosso di Langa una vera e propria opportunità di investimento. Ultimo aspetto: le vendite en primeur di Bordeaux, ormai da anni sotto la lente, ma incapace di rispondere nel suo andamento alle reali esigenze del mercato. La 2017, annata scarsa ma non eccezionale, ha proposto prezzi medi troppo alti, tanto che buona parte della produzione andrà sugli scaffali attraverso canali tradizionali, con i prezzi che difficilmente cresceranno. Al contrario, la 2018 è abbondante e qualitativamente eccezionale, ma c’è da capire se il messaggio di un anno fa sia stato compreso, o meno, dai produttori della Gironda: al giusto prezzo, è un investimento che vale la pena di fare. Intanto, l’ottima annata 2016 sarà imbottigliata e messa sul mercato, ed il consiglio è quello di puntarci. Da notare, uscendo dall’Europa, l’ottimo risultato del Liv-ex California, indice che ha chiuso il suo primo anno al +21%, mentre il Resto del Mondo, restando sul Liv-ex, ha guadagnato appena l’1,7%, nonostante la presenza dei due brand principali della California, Dominus e Opus One: una frenata legata all’andamento claudicante di Penfolds Grange, Vega Sicilia e Taylors, che, in particolare, racconta bene l difficoltà del Porto sul mercato secondario dei fine wines.

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