Se l’Italia, accanto alla più variegata produzione di vino al mondo, a cantine all’avanguardia e modello di accoglienza enoturistica, ed a territori e comunità per i quali il vino è rispetto della natura, economia e quotidianità, può vantare anche il Museo del Vino più importante e bello al mondo, lo deve ad una vera pioniera del fondamentale binomio vino-cultura: Maria Grazia Marchetti Lungarotti (1926-2025), storica dell’arte, archivista e museologa, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica e Benemerita della Cultura Italiana, ideatrice e creatrice, negli Anni Settanta del Novecento, del Museo del Vino (il Muvit, che WineNews ha raccontato in un video), “perla nazionale” e definito dal “New York Times” come “il migliore in Italia” per la collezione di oltre 3.000 opere, da Andrea Mantegna a Pablo Picasso, che raccontano 5.000 anni di storia, e, nel Duemila, del Museo dell’Olivo e dell’Olio (Moo) a Torgiano, nonché direttrice della Fondazione Lungarotti. E tra le prime ad intuire quanto potesse contribuire a valorizzare la vocazione turistica ed enoculturale del territorio, base di ciò che oggi chiamiamo enoturismo, ma da lei concepito “ante litteram” (come ci ha ricordato lei stessa, anni fa, ndr), insieme al marito, Giorgio Lungarotti, fondatore delle Cantine Lungarotti, oggi guidate dalle sorelle Chiara Lungarotti e Teresa Severini, in un progetto ambizioso e lungimirante che ha fatto conoscere l’Umbria enoica al mondo.
Nel centenario della nascita di Maria Grazia Marchetti Lungarotti, il 26 ottobre 1926, e, ad un anno dalla sua scomparsa, la Fondazione Lungarotti ha scelto di renderle omaggio riunendo, ieri a Perugia, nella Sala dei Notari nel Palazzo dei Priori - sede del Comune e della Galleria Nazionale dell’Umbria - amici e rappresentanti di istituzioni culturali, enti pubblici, università, associazioni, realtà imprenditoriali e professionali, nonché esponenti del mondo della cultura e del territorio (da Cristina Galassi, storica dell’arte dell’Università per Stranieri di Perugia, ad Alberto Grohmann, professore emerito dell’Università di Perugia, dal sociologo Giuseppe De Rita, a Lella Golfo, presidente Fondazione Bellisario, il cui prestigioso Premio Marisa Bellisario per la diffusione del made in Italy aveva ricevuto nel 2010, ed alla giornalista e scrittrice Marina Valensise), per restituire la ricchezza della rete di relazioni che ha saputo costruire e coltivare nel corso della sua lunga attività, e che si sono susseguite testimonianze personali e momenti di approfondimento.
“Una giornata di testimonianze di stima, affetto e ammirazione verso una persona più che speciale – ha commentato Teresa Severini, figlia di Maria Grazia Marchetti e oggi a capo della Fondazione Lungarotti - una partecipazione incredibilmente nutrita e varia che ci ha commosso e che conferma quanto mia madre sia stata assoluto elemento di punta per il territorio. Col suo tratto ineguagliabile, la sua apertura mentale, cultura e sensibilità ha saputo ascoltare, parlare, testimoniare, creare, stimolare, valorizzare. Finalmente oggi presentiamo il suo libro “Il Museo del Vino a Torgiano. Storia di un’idea e di un’opera” (Volumnia Editrice, Perugia, 2026), terminato poco prima della sua scomparsa, e che ripercorre la più ampia storia della vitivinicoltura e il ruolo e il valore culturale del vino nelle civiltà mediterranee. Pagine che riassumono la sua sete di sapere e il piacere sempre avuto nel restituire e creare un’opera preziosa per la sua terra e il suo Paese, il Museo del Vino, così come più tardi il Museo dell’Olivo e dell’Olio: una visione concreta che intreccia storia, arte, tradizioni e conoscenza”.
Instancabile animatrice culturale, Maria Grazia Marchetti Lungarotti ha fatto del dialogo tra istituzioni, musei, associazioni, mondo accademico, imprese e comunità un elemento fondamentale della propria azione, creando occasioni di incontro, confronto e collaborazione. La presenza al convegno dei rappresentanti di queste diverse realtà ha restituito i suoi valori umani, culturali e imprenditoriali e il profondo legame che ha sempre avuto con la sua terra e con le persone che ne hanno condiviso il cammino. “Ciò che di Maria Grazia ci colpiva immediatamente - ha ricordato il professor Giuseppe De Rita - era la straordinaria capacità di essere al tempo stesso donna di sofisticata cultura e donna di quotidiana sapienza. Una capacità, spesso venata di mistero, che le veniva da due originarie “scelte di essenza”: il privilegiare la “misura” come elemento costitutivo del bello; e l’esercitare la “volontà spirituale”, come costante determinazione a cogliere il senso ultimo, lo spirito, di ciò che accade”.
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