“Dietro i gesti più semplici della vita quotidiana, come bere un caffè o scegliere un cesto di frutta, si muove l’architettura invisibile e complessa del commercio globale. Una struttura che connette i consumatori europei ad oltre 1,9 milioni di agricoltori e lavoratori in 75 Paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, territori che rappresentano l’anello più esposto a fragilità sistemiche come la volatilità dei prezzi e l’accelerazione della crisi climatica. In questo scenario, dove la povertà dei produttori può alimentare criticità profonde come il lavoro minorile o lo sfruttamento, il sistema Fairtrade opera come un’infrastruttura di governance paritaria capace di riequilibrare i rapporti di forza lungo le filiere più esposte. Fairtrade Italia rappresenta questo modello nel nostro Paese dal 1994, promuovendo relazioni commerciali più eque, trasparenti e sostenibili. Il sistema agisce come pioniere di un modello che protegge i segmenti più vulnerabili della produzione, evitando che l’instabilità del mercato e i nuovi obblighi normativi imposti a livello internazionale - come il regolamento sulla deforestazione (Eudr) e la direttiva sulla due diligence (Csddd) - si traducano in un meccanismo di esclusione per i piccoli produttori in Asia, Africa e America Latina. Un meccanismo che trova conferma nei risultati dell’ultimo Bilancio Sociale di Fairtrade Italia relativo ai risultati 2024, dove il commercio equo certificato ha generato un valore economico superiore ai 550 milioni di euro”. A dirlo la stessa Fairtrade Italia, nella “Giornata Mondiale del Commercio Equo”, che si celebra ogni secondo sabato di maggio.
“La scelta consapevole dei consumatori di aggiungere nel carrello prodotti Fairtrade contrassegnati dal marchio di certificazione azzurro e verde dà origine, infatti, ad un effetto misurabile: nel solo 2024, gli acquisti in Italia hanno generato circa 4 milioni di euro sotto forma di Premio Fairtrade (+4% sul 2023), una somma extra che le aziende versano oltre il prezzo di vendita. Si tratta di una risorsa che le organizzazioni agricole gestiscono in totale autonomia per finanziare progetti collettivi di sviluppo, come la costruzione di scuole, cliniche e infrastrutture produttive altrimenti inaccessibili. Anche a livello internazionale, i numeri delineano il profilo di una filiera globale in profonda trasformazione: nel 2024 la vendita di prodotti certificati ha generato un Premio per i produttori locali pari a 201,6 milioni di euro, portando il valore complessivo redistribuito negli ultimi 5 anni ad oltre un miliardo di euro”.
L’analisi per comparti di Fairtrade Italia sottolinea anche “la resilienza delle principali filiere tropicali importate nel nostro Paese: il cacao ha generato oltre 2 milioni di euro di Premio con volumi superiori alle 10.000 tonnellate (+5%), le banane si attestano come il prodotto leader con oltre 14.000 tonnellate vendute, mentre il caffè ha segnato una crescita superiore al 12,5%, sfidando l’instabilità delle quotazioni internazionali. Significativo è anche il segnale che arriva dal settore non-food, con il cotone in espansione del 40% e i fiori recisi del 28%, a indicare che la richiesta di trasparenza è ormai una domanda trasversale”.
La “Giornata Mondiale del Commercio Equo” è l’occasione per riflettere e prendere sempre più consapevolezza che ogni singolo gesto d’acquisto può fare la differenza - afferma Paolo Pastore, dg Fairtrade Italia - i dati parlano di un’Italia coinvolta nel cambiamento: in un mondo che chiede responsabilità, Fairtrade rappresenta un sistema capace di coniugare rigore e impatto reale. Scegliere Fairtrade oggi significa sostenere una visione che mette al centro le persone, offrendo al contempo alle imprese strumenti concreti per affrontare le sfide di tracciabilità e compliance, restando connesse ai bisogni dei produttori”.
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