“Se il mondo vivesse come gli italiani, nel 2026 avremmo “esaurito” le risorse del Pianeta il 3 maggio”. L’allarme è lanciato da Wwf Italia, la più grande organizzazione mondiale dedicata alla conservazione della natura con il panda come simbolo, fondata nel 1961 in Svizzera, e, 60 anni celebrati quest’anno, nel 1966, in Italia dal grande ambientalista Fulco Patresi, ma le cui basi furono gettate qualche anno prima (come abbiamo raccontato su WineNews, ndr), quando il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, il “padre” del Sassicaia che, prima del suo debutto sul mercato (1968), quando era destinato al solo consumo familiare e bevuto esclusivamente nella Tenuta San Guido a Bolgheri, nel 1959, decise di destinare parte della sua proprietà ad un’area protetta, il primo rifugio faunistico privato d’Italia. L’iniziativa fu successivamente formalizzata dal Wwf Italia, di cui lo stesso Incisa fu tra i fondatori e di cui divenne primo presidente: “in principio fu Bolgheri, poi venne il Wwf Italia”, ebbe modo di dire, poi, il co-fondatore Pratesi.
Tornando a quello denominato “Overshoot Day Italiano”, non è, di riflesso, un segnale di virtuosità da parte dell’Italia che, dalla mobilità all’alimentazione, deve cambiare prospettiva per tutelare di più l’ecosistema. “In soli 123 giorni abbiamo già esaurito il “budget ecologico” dell’intero anno. Dal 4 maggio in poi vivremo in deficit ecologico: utilizziamo capitale naturale, invece, degli interessi, accumulando un debito che si traduce in crisi climatica, perdita di biodiversità, degrado del suolo e impoverimento degli ecosistemi”, afferma Wwf Italia aggiungendo che, dallo scorso anno, la data di “Overshoot” (e quindi del sovrasfruttamento, ndr) si è anticipata di 3 giorni (nel 2025 era il 6 maggio), “e non è un dettaglio da poco: è un segnale politico, economico e culturale. Significa che, nonostante la crescente consapevolezza per le problematiche ambientali, la nostra impronta ecologica complessiva sta continuando a peggiorare. Se tutti vivessero come noi italiani, sarebbero necessari quasi tre pianeti Terra per sostenere la domanda annuale di risorse”.
Il dato del 2026 non è isolato, perché si inserisce in una traiettoria lunga mezzo secolo. A livello globale, ricorda Wwf Italia, l’“Overshoot Day” negli Anni Settanta del Novecento cadeva alla fine di dicembre: nel 1971 il superamento avveniva il 25 dicembre, nel 1990 era già a metà ottobre, nel 2000 alla fine di settembre e, nel 2019, il 29 luglio. Una escalation che fa riflettere tanto che “oggi l’umanità consuma l’equivalente di circa 1,7 pianeti ogni anno. In altre parole, abbiamo anticipato il giorno del sovrasfruttamento di quasi 5 mesi in poco più di 50 anni”.
E l’Italia è parte di questa dinamica, perché c’è stata una trasformazione significativa nei propri modelli di consumo testimoniata anche da una riduzione della quota di spesa destinata ai beni essenziali (come, ad esempio, alimentari e bevande), tanto che viviamo in case più energicamente dispendiose, ci muoviamo maggiormente e compriamo più servizi legati alla qualità della vita rispetto al passato. Qualche esempio? Dalla fine degli Anni Novanta del Novecento a oggi la diffusione dei condizionatori è più che raddoppiata tanto che oggi sono presenti in circa 1 famiglia su 2, i computer raggiungono il 70% delle famiglie, la lavastoviglie, un tempo considerata un bene accessorio, è oggi in circa il 55% delle abitazioni. Ogni elettrodomestico e dispositivo comporta consumo di materie prime, energia per la produzione e elettricità per l’uso quotidiano. Negli Anni Cinquanta del Novecento in Italia circolavano meno di 50 vetture ogni 1.000 abitanti, oggi, secondo i dati Istat citati da Wwf Italia, circa 7 italiani su 10 possiedono un’automobile, un record nell’Unione Europea. E poi c’è la dieta che cambia con l’alimentazione e che ha vissuto una rivoluzione profonda negli ultimi decenni. Il consumo di carne è passato da circa 20 kg pro capite l’anno negli Anni Sessanta del Novecento a circa 80 kg nel 2025. A ciò si aggiunge l’aumento di salumi, formaggi stagionati, prodotti pronti e snack, che comportano maggiori lavorazioni industriali, refrigerazione, packaging e trasporto. Nel complesso, secondo Wwf Italia, il paniere alimentare italiano si è progressivamente “appesantito” dal punto di vista ecologico.
A partire dagli Anni Sessanta del Novecento, inoltre, l’Italia ha visto una crescita continua e consistente delle superfici urbanizzate, che oggi rappresentano una delle trasformazioni territoriali più profonde del Paese. Preoccupa il consumo di suolo perché, spiega Wwf Italia, “erode ecosistemi, aumenta la frammentazione del territorio e riduce la capacità del Paese di assorbire acqua, regolare il clima e contenere i rischi idrogeologici”.
Anche la demografia è cambiata profondamente, l’età media è, infatti, cresciuta. Una società più anziana e composta da nuclei familiari più piccoli consuma in modo diverso: più abitazioni per meno persone e più energia domestica pro capite (riscaldamento, raffrescamento e apparecchiature).
Per Wwf Italia “il 3 maggio 2026 non è soltanto una data. È la misura concreta della distanza tra il nostro modello di sviluppo e i limiti biofisici del Pianeta. Cinquant’anni di crescita materiale, urbanizzazione, motorizzazione e trasformazione dei consumi ci hanno portato fin qui. Invertire la rotta è possibile, ma richiede un cambiamento sistemico: energia pulita, mobilità sostenibile, diete a minore impatto, tutela del suolo, economia circolare. Abbiamo un solo Pianeta. Spostare in avanti l’“Overshoot Day” significa riportare l’Italia entro i limiti ecologici, garantendo benessere e sicurezza alle generazioni future”.
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