Nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto 70,9 miliardi di euro (+5,2%), con una dinamica positiva in molti mercati europei come Spagna (+13%), Polonia (+17,7%), Francia (+6,1%) e Germania (+5,6%). Tuttavia, il quadro resta complesso, a partire dagli Stati Uniti che segnano una contrazione del -4,5%. Tematiche affrontate nell’appena conclusosi “Food Summit” 2026, edizione n. 12 a Villa Borromeo a Cassano d’Adda, organizzata dal Gruppo Food con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, e dove si è parlato di “Volatilità permanente, valore durevole: le traiettorie 2030 della filiera alimentare” con i vertici della business community del settore Food & Beverage, .
“Il 2025 è stato un anno di forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali, ma, nonostante ciò, l’agroalimentare italiano è cresciuto sui mercati esteri, andando a intercettare opportunità sia in mercati tradizionali, ma anche in economie emergenti o destinazioni lontane - ha commentato Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo - la necessità di ricercare nuovi Paesi di destinazione è ben compresa dalle imprese più grandi, ma anche le micro e le piccole si stanno muovendo in questo senso. Gli investimenti in auto-produzione di energia sono sempre più cruciali, insieme ad altri importanti tecnologie come Intelligenza Artificiale, cybersecurity, e-commerce. Le analisi di bilancio mostrano come le imprese agroalimentari che hanno investito in qualità, innovazione, internazionalizzazione, sono riuscite ad ottenere migliori risultati in termini di marginalità nel recente passato”.
Per Laura Asperti, Global Head of Food & Beverage and Distribution, Divisione Imi Cib Intesa Sanpaolo, “il Food & Beverage si conferma un caposaldo dell’economia globale con un valore di 8,5 trilioni di dollari nel 2025 e una crescita attesa intorno al 5% annuo, grazie a domanda solida e driver strutturali. In tale contesto, l’Italia si distingue con oltre 70 miliardi di euro di export agroalimentare e una riconoscibilità unica legata al made in Italy. L’M&A (Mergers and Acquisitions, ndr) resta una leva chiave per accelerare la crescita: a livello globale il settore ha registrato una crescita del 20% nel valore delle operazioni, con strategie sempre più selettive e focalizzate su business core, scalabili e redditizi”.
E in un contesto segnato da inflazione persistente e da una progressiva erosione del potere d’acquisto, il Food & Beverage resta sì al centro delle dinamiche di consumo, ma cambia profondamente il modo in cui i consumatori spendono. Secondo un’analisi di AlixPartners, società di consulenza globale, tra il 2021 e il 2025 i valori Food & Beverage in Italia sono cresciuti ad un Cagr (tasso composto di crescita annuale) di circa +6%, mentre i volumi hanno registrato un Cagr negativo del -1%, evidenziando come la crescita apparente del mercato sia prevalentemente guidata dall’inflazione e non dalla domanda reale. “Il divario tra prezzi e salari, ampliatosi dopo la pandemia, i conflitti geopolitici e lo shock energetico, hanno spinto i consumatori a ridurre la spesa discrezionale e a rifocalizzarsi sui beni essenziali - ha spiegato Michele Carpanese, partner AlixPartners - in Europa, nel triennio 2024-2026, l’intenzione di spesa per i beni non alimentari registra continui saldi negativi (fino a -26 punti nel 2026 vs 2025)”. Un cambiamento che nel retail italiano si riflette anche nei canali: tra il 2021 e il 2025, i discount evidenziano una crescita a un Cagr del +8%, confermando una migrazione strutturale verso il “value for money”. “In questo scenario - continua Carpanese - diventa strategico proteggere la domanda attraverso proposte di valore credibili, prezzi competitivi e l’eliminazione delle inefficienze strutturali lungo tutta la catena del valore, sia per l’industria che per la distribuzione”.
Grande attenzione anche su uno degli elementi chiave per la competitività del settore: l’energia. “La filiera agroalimentare è un comparto strategico che assorbe circa l’11% dei consumi finali energetici dell’industria italiana, con un peso rilevante dei consumi termici nei processi di trasformazione - evidenzia Marco Steardo, Industry & Tertiary Director Edison Next - in questa fase produttiva, l’energia può incidere fino al 10-15% dei costi operativi, con valori ancora più elevati nei comparti lattiero-caseario, carni e bevande. Diventa sempre più urgente investire in un percorso che consenta di ridurre i consumi energetici, attraverso l’uso delle rinnovabili e di soluzioni integrate di efficienza e autoproduzione”. Ovvero includere nel settore un mix di tecnologie: dal fotovoltaico alla cogenerazione e trigenerazione ad alta efficienza e biomassa. Soluzioni che consentano di coniugare decarbonizzazione, stabilità dei costi e competitività industriale, in una filiera caratterizzata da molteplici fasi energivore, dalla trasformazione alla catena del freddo, fino alla logistica. Rimarcata anche l’importanza di consolidare partnership tra mondo dell’industria e operatori energetici “in quanto rappresentano una leva strategica per trasformare gli interventi di decarbonizzazione in una opportunità di crescita competitiva”, ha osservato Steardo.
Al “Food Summit” anche il messaggio di supporto al comparto da parte delle istituzioni. “Il Ministero dell’Agricoltura ha investito oltre 15 miliardi di euro in 3 anni sul sistema primario e messo la sovranità alimentare al centro dell’agenda politica nazionale ed internazionale - ha detto il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - ovviamente siamo intervenuti anche in emergenza sul costo del gasolio dovuto alle crisi geopolitiche, con un intervento che prevede un credito d’imposta del 20% per i nostri pescatori e agricoltori, che si somma a un altro elemento strategico che abbiamo scelto di mantenere, forse l’unica nazione europea, un miliardo di investimento sul gasolio agricolo per ridurre l’acquisto di questo bene ad oggi indispensabile per la produzione”.
Per Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, intervenuto in videomessaggio, “l’agroalimentare italiano conferma solidità e capacità di adattamento: la filiera conta circa 800.000 imprese e dà lavoro a oltre 3 milioni di persone, includendo la distribuzione. Il Consiglio dei Ministri ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti, adottando un approccio prudente e responsabile. Se il blocco nello Stretto di Hormuz dovesse proseguire, saranno valutati ulteriori interventi commisurati, in particolare per l’autotrasporto, nella consapevolezza che un mancato accordo potrebbe avere ulteriori gravi impatti sul nostro sistema produttivo, sull’inflazione, ma anche sul Pil”.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026