Nel centenario della sua nascita, Alba ha celebrato la figura di Giacomo Oddero attraverso un omaggio corale che ha riunito il territorio nel ricordo del farmacista, produttore di Barolo e uomo delle istituzioni che seppe trasformare il profondo legame con le Langhe in opere, sviluppo e futuro per tutta la provincia Granda. “La politica come risposta concreta ai bisogni delle persone”: era questo il principio che aveva sempre caratterizzato lo “stile” di Oddero e il suo modus operandi. A raccontarne la storia è stata la narrazione teatrale “La Grande Sete delle Langhe”, scritta e interpretata da Paolo Tibaldi e ispirata al libro “Il farmacista di Via Maestra” di Attilio Ianniello, che con ritmo, ironia e memoria ha ripercorso l’infanzia di Oddero a Santa Maria di La Morra, gli studi, la professione di farmacista, l’impegno nell’azienda vitivinicola di famiglia e l’ingresso nella vita pubblica. Ne è emersa la storia di un uomo profondamente legato alla propria terra, che studiava, ascoltava e arrivava sempre preparato, capace di trasformare le idee in risultati tangibili e di fare del proprio impegno uno strumento concreto per la crescita e il futuro del territorio.
Il teatro sociale “Giorgio Busca” ha accolto, nei giorni scorsi, familiari, rappresentanti delle istituzioni, amici e protagonisti della vita economica e culturale del territorio, riuniti per ricordare Giacomo Oddero. Un evento che ha restituito il profilo di uno dei “padri nobili” della Granda: farmacista, produttore vitivinicolo, amministratore e uomo delle istituzioni, capace di coniugare concretezza, impegno, equilibrio e visione. Le figlie Maria Cristina e Maria Vittoria Oddero hanno detto come “questa serata ci ha restituito nostro padre attraverso gli occhi e i ricordi di tante persone. Ci ha commosse vedere quanto il suo modo di lavorare continui a vivere nelle istituzioni, nelle opere e nelle relazioni che ha costruito”.
Tra le intuizioni ricordate nel corso della serata, la nascita dell’Onaf, Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggio, nel 1989, quella del Centro Studi sul Tartufo e la capacità di riunire i rappresentanti dei grandi vini attorno a progetti comuni. Mauro Gola, presidente Fondazione Crc, ha sottolineato il modo in cui Oddero seppe interpretare il ruolo delle istituzioni come espressione dell’uomo, mettendo cultura, solidarietà e sviluppo al centro dell’azione.
Dalla tavola rotonda moderata dal giornalista e scrittore Nicolas Lozito, con l’ex senatore e docente universitario Sergio Soave, Antonio Degiacomi, presidente Centro Nazionale Studi Tartufo, la sindaca di La Morra Marialuisa Ascheri e l’ex presidente Atl Claudio Alberto, è emerso quello che è stato definito il “metodo Oddero”: piedi ben piantati a terra e sguardo rivolto lontano, studio costante, ascolto, ironia senza narcisismo e capacità di coinvolgere persone anche molto diverse tra loro attorno a obiettivi condivisi. Un approccio che si traduceva anche nella capacità di non arrendersi davanti alle difficoltà, di preparare con attenzione scrupolosa ogni intervento e ogni azione, di cercare soluzioni laddove altri vedevano soltanto problemi e di intuire aree di sviluppo ancora inesplorate. Un “metodo Oddero” fondato sulla convinzione che una comunità debba occuparsi delle cose che contano, custodendo la tradizione, ma avendo anche il coraggio e la lungimiranza di guardare a un futuro ancora tutto da scrivere. A cento anni dalla nascita, il ricordo di Giacomo Oddero si conferma un richiamo alla responsabilità, un invito a prendersi cura della comunità e ad affrontare le sfide future: rendere il territorio accessibile alle nuove generazioni, mantenere sostenibile il turismo, tutelare l’agricoltura e continuare a costruire sviluppo senza perdere identità e coesione sociale.
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