Il vino fattura 1,14 miliardi di euro e il cibo 187 milioni di euro per un totale di 1,32 miliardi di euro. Tanto vale la Dop Economy della Toscana, in un comparto agroalimentare da 5,5 miliardi di euro e forte del primato italiano di 90 prodotti a denominazione protetta, di cui 32 appartengono al comparto food (16 Dop e 16 Igp), 58 sono denominazioni vitivinicole e 2 bevande spiritose. Il settore delle Ig regionali si conferma, dunque, una leva decisiva di valore per oltre 16.700 operatori, e pone la Toscana al terzo posto in Italia per impatto economico del vino Ig e tra le prime 10 realtà del Paese per il cibo a denominazione. Con la superficie coltivata bio che tocca il 33,1% della Sau regionale (contro il 19,4% medio italiano), e con un altro primato virtuoso: 1 azienda agricola su 3 (il 30,4%) è guidata da donne, una presenza superiore alla media nazionale (27,8%). Ecco i numeri del report elaborato da Ismea per “BuyFood Toscana” 2026, edizione n. 8 (Firenze, 28-29 ottobre), l’evento dedicato ai prodotti agroalimentari del territorio promosso da Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, e presentati, oggi a Firenze, nel convegno “Agricoltura toscana: modello di buon vivere. Radici, qualità e valore delle produzioni Dop e Igp”.
Lo studio spiega come, nel paniere food, il 70% del valore alla produzione è concentrato nelle 3 filiere cardine: i prodotti a base di carne (28%, pari a 53 milioni di euro), i prodotti da forno e dolciari (25%, 47 milioni di euro) e i formaggi (20%, 37 milioni di euro), a cui si affianca, comunque, anche la voce strategica dell’olio extravergine di oliva (18%, 34 milioni di euro, con una crescita del +9,4% nell’ultimo anno). E sono 5, invece, le eccellenze “traino”, capaci di assorbire da sole l’84% del valore totale delle Ig del cibo toscano: Cantuccini Toscani Igp (40 milioni di euro), Pecorino Toscano Dop (35 milioni di euro), Prosciutto Toscano Dop (34 milioni di euro), Olio Toscano Igp (32 milioni di euro) e Finocchiona Igp (15 milioni di euro).
Uno dei principali punti di forza dell’agroalimentare toscano è l’export. Con un valore di 3,6 miliardi di euro, la quota regionale delle esportazioni di vino e cibo sul totale nazionale è pari al 5% e pesa per il 4,7% del totale delle merci esportate dalla Toscana, nonostante nel 2025 il comparto abbia registrato una contrazione del -7,8%, muovendosi in controtendenza rispetto alla media dell’agroalimentare nazionale (+4,9%) e al dato dell’export toscano complessivo (+21,3%, trainato dalla manifattura). Un andamento sul quale, spiega Ismea, hanno pesato più che altrove le incertezze geopolitiche, le barriere tariffarie negli Stati Uniti (mercato da cui dipende quasi un quarto delle vendite toscane) e il fisiologico rientro dei prezzi dell’olio extravergine d’oliva dopo i rincari record del 2024 per carenza di prodotto. Gli States rappresentano il primo mercato di sbocco dell’agroalimentare toscano (il 23,2% dell’export regionale e oltre l’11,2% del food & wine italiano verso il Paese), con l’olio Evo italiano a trazione toscana che presidia il 36,9% delle quote d’importazione, con prezzi medi superiori del 15% dei competitor spagnoli e tunisini.
In generale, Stati Uniti, Germania e Francia concentrano il 44,8% delle vendite estere regionali. A questo quadro si affianca l’export delle sole Ig del cibo toscano, che raggiunge i 91 milioni di euro. Il 53% del valore viaggia verso i Paesi Extra-Ue, trainati da Stati Uniti (34 milioni di euro), Regno Unito (6 milioni di euro) e Canada (4 milioni di euro). I mercati dell’Unione Europea pesano per il restante 47%, guidati da Germania (31 milioni di euro), Francia (3 milioni di euro) e Paesi Bassi (2 milioni di euro).
Ma, dietro al valore economico, c’è anche e, soprattutto, un tessuto vivo composto da 41.500 imprese e 67.000 addetti tra campi e laboratori industriali. Una rete produttiva che custodisce 549.000 ettari di territorio, suddivisi per due terzi tra cereali e foraggi e per un quarto tra gli iconici oliveti e vigneti toscani. Un paesaggio sul quale la Toscana fa da battistrada in Europa per la transizione ecologica: con 238.000 ettari coltivati a biologico, la quota bio tocca il 33,1% della Sau regionale (contro il 19,4% medio italiano). Un risultato che supera con largo anticipo gli obiettivi Ue per il 2030, sostenuto da 13 distretti biologici e dalla seconda filiera d’Italia per aziende integrate tra coltivazione e trasformazione.
Inoltre, con 5.859 strutture, la Toscana è saldamente la prima regione d’Italia per offerta agrituristica (oltre il 22% nazionale). Un turismo indissolubilmente legato alla tavola, dove la metà delle strutture produce direttamente Dop o Igp e oltre il 40% è biologico, attirando 1,4 milioni di arrivi e più di 5 milioni di presenze (per oltre il 70% internazionali) alla ricerca di esperienze autentiche a km zero.
A dare una base scientifica al binomio tra salute e territorio è stato il professor Pier Luigi Rossi, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e docente dell’Università di Siena, che, nel talk “Dal gusto alla destinazione: un viaggio nel viaggio”, moderato da Licia Colò (che WineNews ha intervistato in un audio prossimamente online), ha invitato a superare il mero calcolo calorico per guardare alla “qualità molecolare” del cibo. Il nostro organismo infatti, ha spiegato Rossi, non si nutre di calorie, ma di molecole bioattive (come polifenoli e antiossidanti) capaci di favorire longevità e prevenzione: composti che nascono dalla vitalità del terreno e da pratiche agricole non intensive, trasformando il terroir delle Dop e Igp toscane in una precisa garanzia di benessere a tavola.
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