02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
TERRITORIO & IMPRESA

Moncalisse, la cantina del Trentodoc delle sorelle Julia e Karoline Walch, apre le sue porte

8 milioni di investimento e 10 anni di progetto, focus sulle Riserve delle “bollicine di montagna” e l’accoglienza. “È stato il luogo a scegliere noi”

Con un percorso inusuale che le ha viste “unire” al loro Alto Adige anche il vicino Trentino, nel segno del Trentodoc, con gioia ed emozione Julia e Karoline Walch, alla guida con la madre Elena Walch della celeberrima cantina altoatesina, dopo 10 anni dall’inizio del progetto, con un investimento di 8 milioni di euro, hanno inaugurato ufficialmente la loro nuova cantina Moncalisse a Civezzano (Trento) - a Nord-Est di Trento, a 600 metri di altitudine - nell’area di produzione del Trentodoc, con l’obiettivo di arrivare, nel giro di 8-10 anni, a produrre 100.000 bottiglie, puntando anche sull’accoglienza di chi ama il buon vivere, il design, e desidera immergersi nel mondo delle “bollicine di montagna”.
“Era il 2016, quando scoprimmo questo vigneto straordinario alle pendici del Monte Calisio (da cui l’azienda prende il nome, ndr) che si apre come un teatro naturale, con la vista che spazia dalla Val d’Adige alla Valsugana, protetto alle spalle dalle montagne”, hanno ricordato le sorelle Walch. Aggiungendo che “non è facile da spiegare a parole: è stato uno di quei momenti in cui senti che il luogo ti sta scegliendo. La latitudine, il microclima, la complessità geologica, la presenza di una parcella nobile di vecchie viti di Chardonnay e anche la dimensione simbolica ed esoterica che questo luogo custodisce fin da tempi remoti, sono gli elementi ci hanno fatto capire che qui doveva nascere qualcosa di nuovo, che meritava di essere raccontato con una propria identità. Era un insieme di tantissime cose e di condizioni ideali per dare vita ad una bollicina di grandissima eleganza, finezza, struttura e soprattutto longevità. Ed ecco, così è nata Moncalisse, e la volontà che i vini rappresentino il territorio, riflettano l’identità della loro origine, la freschezza delle Alpi, la mineralità del terreno, la profondità e la complessità delle vigne vecchie, fino al lungo affinamento in bottiglia”.
La “parcella nobile”, con viti a pergola di Chardonnay di oltre 65 anni, è il cuore del progetto che dà vita al Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva, Trentodoc di punta di Moncalisse. “Quando siamo arrivati, la vigna era quasi abbandonata - ha spiegato Michael Dezini, agronomo trentino dell’azienda, nella visita al vigneto - ma le vecchie viti hanno radici profondissime, capaci di resistere senza stress idrico e di produrre uve concentrate e ricche. Abbiamo ristrutturato l’impianto mantenendo le piante storiche che sono un vero patrimonio viticolo della zona. La sostenibilità è un pilastro della gestione agronomica: inerbimento permanente, compost autoprodotto, assenza di erbicidi e concimi di sintesi, uso di stazioni meteo e tensiometri per ridurre al minimo irrigazioni e trattamenti. Per noi non è marketing, ma l’unico modo per garantire vigne sane e longeve”.
“L’esposizione a Sud e la ventilazione costante, insieme alle forti escursioni termiche, garantiscono maturità fenoliche perfette - ha aggiunto l’enologo Stefano Bolognani - così nascono vini longevi, equilibrati e di grande concentrazione”.
Questo vecchio vigneto, inoltre, custodisce anche un’anima culturale e storica che risale a millenni fa. Tra i filari si trovano “coppelle” preistoriche, piccole cavità scavate nella roccia risalenti alle Età del Bronzo e del Ferro. “Siamo su un altipiano che è sempre stato un crocevia naturale - spiega Ivan Pintarelli, direttore dell’Ecomuseo dell’Argentario - le coppelle erano luoghi votivi e simbolici, e in epoca medievale quest’area divenne centro di estrazione della galena argentifera, che rese celebre e ricca Trento per la coniazione di monete d’argento”.
Il progetto enologico - che si è avvalso anche della collaborazione di Odilon de Varine, celebre enologo della regione della Champagne, quale facilitatore “per avere uno sguardo più ampio e un punto di vista esterno” - prevede la produzione di sole Riserve Trentodoc, da uve Chardonnay e Pinot Nero, con lunghissimi affinamenti, da 56 a 80 mesi, che dalla vendemmia 2025 hanno trovato “casa” nella struttura/scultura, firmata dall’architetto altoatesino David Stuflesser, insieme alla socia Nadia Moroder, in connessione con il territorio. “Fin dall’avvio del progetto nel 2021, il nostro obiettivo - ha raccontato David Stuflesser - è stato integrare la cantina nel paesaggio, rispettando la natura e la storia del territorio, ma anche creare qualcosa di nuovo e duraturo. La cantina è divisa in due parti: una interrata, funzionale alla produzione, e una esterna, visibile, pensata come un edificio elegante e sinuoso, quasi femminile. Abbiamo voluto trasformare l’idea dei muretti a secco dei vigneti in architettura: il bianco dell’intonaco richiama la pietra calcarea e la lucentezza delle bollicine. Così, il silenzio della cantina si unisce all’impatto visivo esterno in uno spazio dal carattere quasi mistico, come una cattedrale”. L’architettura si sviluppa attraverso un dialogo tra due mondi: quello nascosto e silenzioso della struttura ipogea, dove avvengono i processi produttivi, e quello visibile e aperto della parte emergente, pensata per raccontare l’identità di Moncalisse e accogliere il pubblico nel mondo delle bollicine del Trentodoc con visite guidate alla cantina e ai vigneti, masterclass con degustazioni dedicate, in percorso che si completa con il nuovo bistrot. La scelta di collocare la maggior parte dei volumi nel sottosuolo consente di sfruttare la temperatura naturale del terreno (circa 13°C), garantendo le condizioni termiche costanti richieste dai lunghi affinamenti del Metodo Classico. In questo spazio nascosto, anche la lavorazione delle uve rispetta l’architettura: la vinificazione avviene interamente per gravità, un principio che tutela la materia prima con estrema delicatezza per garantire i massimi standard qualitativi.
“Abbiamo potuto vinificare già le uve della vendemmia 2025, ma per il completamento dei lavori, parti dedicate al pubblico comprese, ci sono voluti 2 anni e 8 milioni di euro - ha raccontato, a WineNews, Karoline Walch - attualmente produciamo circa 13.000 bottiglie e l’idea è di arrivare a 100.000 bottiglie in un massimo di 8-10 anni”. Un investimento importante che ha avuto il sostegno dei genitori di Julia e Karoline “perché - ha spiegato, sempre a WineNews, la madre Elena Walch - le abbiamo viste motivate e decise a prendere la loro strada. Poi 5 anni fa ci siamo fatti da parte perché si assumessero la piena responsabilità, sospendendo anche i consigli, come succede di solito tra genitori e figli”. “Un ringraziamento speciale va ai nostri genitori che hanno seguito passo passo la costruzione della cantina, trasmettendoci fiducia e senso di responsabilità - hanno confermato le sorelle Walch concludendo la presentazione della nuova struttura - un pensiero che nostro padre ci ha lasciato continua a guidarci: non dare mai per scontato di poter lavorare su una terra così preziosa, custodire ciò che abbiamo ricevuto e tramandarlo alle generazioni future, almeno nello stesso stato, se non migliore. Ogni generazione lascia il suo segno: i nostri antenati nel 1869 fondarono l’azienda Walch, nostra madre con la sua visione imprenditoriale ha costruito la realtà che conoscete, e oggi tocca a noi, con entusiasmo, rispetto e senso di responsabilità, ricordando che siamo solo custodi temporanei di questo patrimonio”.

Clementina Palese

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli