Quando entra in gioco l’alta ristorazione, il binomio cibo e vino, nonostante gli stili che cambiano, resta il numero uno in assoluto. L’Italia lo sa benissimo, con la sua cucina che ha ottenuto il riconoscimento Unesco, è la prima in assoluto a conquistarlo, ma anche una varietà dei vini inestimabile, dal Nord al Sud del Belpaese, creando un patrimonio che ha saputo far innamorare i palati di tutto il mondo, dando una forte spinta anche al turismo che trae linfa vitale proprio dall’accoppiata vincente del wine & food. Dici Italia e dici cucina e vini di qualità con questi ultimi che sono stati valorizzati anche grazie a “wine list” straordinarie dove ricerca e completezza vanno a braccetto, e questo per merito della competenza dei professionisti che lavorano nella ristorazione. A premiare questa capacità è l’iconica rivista Usa “Wine Spectator” che, dal 1981, seleziona le migliori wine list della ristorazione mondiale nei suoi “Restaurant Award”.
Anche quest’anno, non sono mancati i riconoscimenti: oltre 4.000 ristoranti (4.012 contro i 3.811 del 2025) sono stati premiati con i “Restaurant Awards”, eccellenze che hanno rappresentato 87 Paesi nel mondo (la new entry è l’Egitto) e tutti i 50 stati degli Usa. I premi sono suddivisi nelle tre categorie “Award of Excellence” (2.083 vincitori), “Best of Award of Excellence” (con 1.830 vincitori) e “Grand Award” (con 99 vincitori), con, quest’ultima, che è certamente la più ambita considerato che, spiega Wine Spectator, “premia le migliori carte dei vini nei ristoranti di tutto il mondo” e, quindi, locali che “definiscono lo standard dell’ospitalità incentrata sul vino, combinando un servizio impeccabile, una profonda conoscenza enologica, una presentazione innovativa e cantine curate nei minimi dettagli. Le loro carte dei vini presentano in genere 1.000 o più etichette, offrendo una straordinaria varietà di annate, diversi formati di bottiglia e collezioni complete provenienti da molti dei più grandi produttori al mondo”.
E se l’Italia non appare tra le due “novità” 2026 del massimo premio (ci sono Berria Wine Bar a Madrid, Spagna, e Caruso’s a Montecito, California, Usa), per il Belpaese (come accade da anni) si sono riconfermati tutti e sei i locali già premiati con il “Grand Award” nelle scorse edizioni. Ad iniziare dall’infinita e dettagliata cantina della tristellata Enoteca Pinchiorri di Firenze (premiata da “Wine Spectator”, con il massimo riconoscimento dal 1984), straordinario luogo del gusto frutto della passione di Giorgio Pinchiorri, con la collaborazione di Alessandro Tomberli. E poi la cantina di un altro tristellato, La Pergola del Rome Cavalieri di Heinz Beck (premiata dal 2004), curata, così come la sala, dallo chef sommelier Marco Reitano. Confermata nel “gotha” anche le wine lists dello stellato Ristorante Cracco di Milano, nella Galleria Vittorio Emanuele (premiato dal 2019), la cui selezione di vini è curata dal sommelier Gianluca Sanso (Christian Proserpio è il wine director), così come lo stellato La Ciau del Tornavento di Treiso (nella lista di “Wine Spectator” dal 2013), dello chef Maurilio Garola, e che si avvale di un patrimonio più di 65.000 bottiglie di 450 produttori per un totale di 5.400 etichette da tutto il mondo (Ursula Criscuolo è il Wine Director).
A dare lustro all’Italia ci sono altri due punti di riferimento del vino italiano, storicamente premiati da “Wine Spectator”, e quindi l’Antica Bottega del Vino di Verona, tappa irrinunciabile per gli eno-appassionati, grazie alla sua invidiabile selezione, tanto per profondità di annate che per varietà di etichette, e da anni di proprietà delle Famiglie Storiche, grandi firme dell’Amarone della Valpolicella (alla cui presidenza è appena stato eletto Luca Speri, alla guida di Speri Viticoltori che ha raccolto il testimone da Pierangelo Tommasi, ai vertici di Tommasi Family Estates, ndr), guidata “dall’oste” Luca Nicolis (e premiata dal 2004), e presieduta ora, a nome delle Famiglie Storiche, da Giacomo Boscaini (Masi Agricola, che succede a Sabrina Tedeschi, alla guida di Tedeschi).
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