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Un terzo del made in Italy nelle campagne viene prodotto da mani straniere

Coldiretti: il 12 dicembre il “click day” per l’arrivo in Italia dei lavoratori stagionali extracomunitari. La comunità più presente è quella rumena
AGRICOLTURA, ETTORE PRANDINI, LAVORO, MADE IN ITALY, Non Solo Vino
Gli stranieri che lavorano nei campi italiani, ph di Antonio Calanni

Dal campo alla tavola, l’Italia è ricca di tante eccellenze che nascono in campagna la cui presenza sarebbe probabilmente più ridotta se a pensare alle operazioni di raccolta ci fossero soltanto gli italiani. Non a caso viene prodotto nei campi e nelle stalle da mani straniere quasi un terzo del made in Italy a tavola, con 362.000 lavoratori provenienti da tutto il mondo che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura fornendo ben il 32% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore nel 2022. Dati frutto di un’analisi Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico immigrazione, a cura del Centro Studi e Ricerche Idos, nel secondo “click day” del decreto flussi 2023 per il settore “assistenza familiare e socio-sanitaria”. Senza dimenticare che il 12 dicembre scatta quello per l’arrivo in Italia dei lavoratori stagionali extracomunitari previsti dal nuovo Dpcm triennale del 27 settembre 2023 di programmazione transitoria dei flussi 2023-2025 che stabilisce, per il solo anno 2023, 82.550 quote d’ingresso di cui 40.000 unità riservate ai nulla osta presentati dalle associazioni datoriali firmatarie del protocollo del 3 agosto 2022. La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia è quella rumena con 78.214 occupati, davanti a indiani con 39.021, marocchini con 38.051 che precedono albanesi (35.474), senegalesi (16.229), pakistani (15.095), tunisini (14.071), nigeriani (11.894) macedoni (9.362), bulgari (7.912) e polacchi (7.449).
Si tratta soprattutto di lavoro stagionale con picchi di domanda nei periodi estivi della raccolta che sono garantiti, spiega Coldiretti, “grazie a lavoratori regolari provenienti da altri paesi perfettamente integrati che si fermano in Italia per qualche mese, tornando anno dopo anno con reciproca soddisfazione”. Cresce dunque il contributo dei migranti al made in Italy con molti “distretti agricoli” dove i lavoratori stranieri sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso, aggiunge la Coldiretti, della raccolta delle fragole nel veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani.
Non manca il lavoro nel settore, Coldiretti ricorda che “nelle campagne servono figure specializzate come i trattoristi, i serricoltori, i potatori ma anche raccoglitori per le verdure, la frutta e la vendemmia. Non vanno dimenticati poi i nuovi sbocchi occupazionali offerti dalla multifunzionalità che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili”. Per il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, “è importante affrontare il tema della disponibilità di manodopera con una gestione dei flussi più efficiente partendo dal decreto triennale che abbiamo fortemente sostenuto e che può dare una grande mano tenendo conto che non solo si passa dalle 42.000 unità di lavoro stagionale alle 82.000 del 2023 fino alle 90.000 del 2025 ma soprattutto che le quote riservate alle associazioni agricole per i loro soci passano dalle 22.000 unità dell’anno scorso e raggiungono le 40.000 quest’anno, assicurando alle nostre imprese la certezza di poter avere a disposizione lavoratori regolari e di non subire la concorrenza sleale di chi sfrutta le persone”.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, recante la “Programmazione dei flussi d’ingresso legale in Italia dei lavori stranieri per il triennio 2023-2025”, potrà essere integrato per singolo anno sulla scorta delle sopravvenute necessità come avvenuto nel 2023 e, conclude la Coldiretti, fermo restando il mantenimento delle quote annuali per lavoro stagionale agricolo, sono previsti ingressi anche per l’assistenza familiare e, come più volte sollecitato dalla Coldiretti, anche quote destinate al soddisfacimento del fabbisogno per il settore della pesca.

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