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COME CAMBIA IL CARRELLO

Gli effetti della crisi: 4 italiani su 10 puntano sul km zero. Ma 2,6 milioni sono a rischio povertà

Tra inflazione e costi dell’energia cambia la composizione del carrello della spesa, mentre 1 italiano su 5 rinuncia ad usare i fornelli
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Inflazione e caro energie cambiano il carrello e le abitudini degli italiani in cucina

La crisi scatenata dalla guerra in Ucraina porta quasi 4 italiani su 10 (37%) a caccia di prodotti locali ed a km zero, che risultano al primo posto della classifica sulle intenzioni di spesa per i prossimi mesi, trainati anche dalla volontà di contribuire alla riduzione dei consumi e di sostenere l’economia locale. Intanto, a causa della crisi energetica e dei rincari in bolletta, quasi un italiano su cinque (19%) per risparmiare ha rinunciato ai fornelli, cucinando di meno e indirizzandosi verso pietanze che non necessitano di essere cotte. Una situazione preoccupante, soprattutto considerando che nel nostro Paese ci sono 2,6 milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale, costrette a chiedere aiuto per mangiare. E’ il quadro, delineato da Coldiretti, sugli effetti della difficile situazione internazionale.
Da un’analisi del Rapporto Coop 2022 che fotografa gli effetti della crisi sul carrello della spesa - con l’inflazione su valori record e le difficoltà approvvigionamenti di gas - si evince che se il 37% degli italiani punta sul km 0. Oltre a garantire la maggiore freschezza dei prodotti e tagliare gli sprechi la filiera corta riduce anche i tempi di trasporto e, con essi, il consumo di carburanti e le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori. Al secondo posto tra le intenzioni di acquisto degli italiani per i prossimi mesi ci sono peraltro i cibi 100% italiani, che precedono gli alimenti con packaging sostenibile e quelli che garantiscono il rispetto dell’ambiente, per un netto aumento complessivo della spesa green.
Nel carrello sembrano, invece, destinati a calare i prodotti pronti, l’etnico - anche perché più energivoro a causa dei lunghi trasporti - e quelli premium a causa delle esigenze di risparmio e della riduzione del potere di acquisto. Strategie rese necessarie da un balzo dell’inflazione che, secondo una stima Coldiretti, costerà nel 2022 alle famiglie italiane 650 euro in più soltanto per la spesa alimentare (per colpa della guerra in Ucraina), che colpisce soprattutto le categorie più deboli che riservano una quota rilevante del proprio reddito all’alimentazione.
Se i prezzi per le famiglie corrono, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare che dal campo alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale, e vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740.000 aziende agricole, 70.000 industrie alimentari, oltre 330.000 realtà della ristorazione e 230.000 punti vendita al dettaglio. Nelle campagne italiane ben un terzo delle aziende agricole sta lavorando in perdita a causa di rincari dei costi, che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi, dal +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Ma si registra anche un +50% per il vetro, +15% per il tetrapack, +35% per le etichette, +45% per il cartone, +60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica.
Intanto, afferma Coldiretti in base ai dati di un proprio sondaggio, quasi un italiano su cinque (19%) per risparmiare ha già rinunciato ai fornelli, mentre un altro 53% ha adottato comunque accorgimenti per coniugare la voglia di continuare a portare in tavola cibi cotti con la necessità di ridurre l’impiego dei fornelli, contribuendo così alla campagna per il risparmio energetico lanciata dal Governo con il decreto del Ministro della Transizione Ecologica Cingolani. Solo il 27% dei cittadini dichiara di non aver cambiato le proprie abitudini di consumo in cucina. Proprio per promuovere abitudini virtuose i cuochi contadini di Campagna Amica hanno preparato un vademecum che va dal fare attenzione all’uso delle stoviglie al modificare tempi e modalità di cottura. Secondo Coldiretti, “meglio usare pentole che consentono il risparmio di energia come quella a pressione o per cotture plurime (bollitura e vapore) e utilizzare il coperchio quando è possibile. Importante anche utilizzare il fornello adeguato alle dimensioni della pentola che si sta utilizzando e verificare che la fiamma del fornello sia di colore blu, che indica efficienza nella combustione. Ridurre la cottura dei cibi per gustare bocconi più croccanti, al dente, leggermente al sangue vuol dire ingerire cibi con un più alto contenuto di nutrienti, assaporarne gli aromi originari degli ingredienti e soprattutto masticare di più aiutando moltissimo la digestione. Per gli alimenti che, per sicurezza alimentare, è meglio servire ben cotti, come pollo e uova, preferire ricette che permettano cotture veloci. Quando si utilizza il forno si possono pianificare più infornate cuocendo contemporaneamente più pietanze facendo attenzione ai vari gradi di cottura, oppure infornare di seguito piatti diversi sfruttando la temperatura già raggiunta dal forno. Ma è possibile risparmiare anche l’energia elettrica, scegliendo di scongelare i cibi togliendoli qualche ora prima dal congelatore invece di utilizzare il forno a microonde o usando per la preparazione dei cibi gli attrezzi manuali come frusta e cucchiai invece del frullino elettrico”.
Consigli pratici per fronteggiare una situazione che necessita però di un intervento a livello nazionale ed europeo per sostenere i cittadini e le aziende: con i rincari energetici che stanno facendo esplodere le bollette di famiglie e imprese occorre innanzitutto mettere un tetto al prezzo di tutto il gas che entra in Europa, non solo a quello proveniente dalla Russia, sottolinea il presidente Coldiretti, Ettore Prandini. Anche perchè, secondo l’analisi Coldiretti su dati del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti (Fead) in riferimento al Report Istat sulle “Condizioni di vita e reddito delle famiglie” sono oltre 2,6 milioni le persone che, in Italia, sono costrette a chiedere aiuto per mangiare. Con l’aumento dei prezzi del carrello della spesa cresce il numero di chi è costretto a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente ai pacchi alimentari, che hanno aiutato tra gli altri 538.423 bambini, 299.890 anziani, 81.963 senza fissa dimora, 31.846 disabili. Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività colpite dalle misure contro la pandemia e dalla crisi energetica. Ma contro la povertà è cresciuta anche la solidarietà, che si è estesa dalle organizzazioni di volontariato alle imprese e ai singoli cittadini.

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