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LA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE ACCETTA “LAICAMENTE” GLI OGM. PARLA LA GENETISTA CHIARA TONELLI: “SFAMARE 9 MILIARDI DI PERSONE CON UN AGRICOLTURA MENO ESTESA, CON MENO CHIMICA, MA PIÙ PRODUTTIVA”

Non Solo Vino
Chiara Tonelli, docente dell’Università di Milano e membro del gruppo di scienziati coinvolti dalla Pontificia Accademia delle Scienze nello studio 2009

La Pontificia Accademia delle Scienze ha fatto sapere la sua posizione sulla questione degli Ogm. E lo fatto attraverso la pubblicazione degli atti della settimana di studio organizzata nel maggio 2009 sul tema “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”. Una posizione, peraltro, già espressa dal Cancelliere dell’istituzione scientifica del Vaticano, mons. Marcelo Sanchez Sorondo in un vertice sui problemi dell’economia globalizzata, svoltosi a Cuba nel gennaio scorso (“Positivo l’uso degli Ogm per combattere la fame nel mondo”; fonte: Adnkronos).

Al di là delle sempre possibili e lecite critiche alla Pontificia Accademia delle Scienze, ciò che l’istituto Vaticano ci dice a proposito degli Ogm, sembra però, perdonateci l’ossimoro, decisamente contraddistinto da una visione laica del problema.

Sugli Ogm, infatti, almeno nella discussione presente nella stampa di casa nostra, è sempre stato pressoché impossibile cercare, quantomeno, di comprendere la questione nei suoi termini epocali, visto che la discussione è sempre finita in una sorta di scontro, spesso aprioristico, fra chi è a favore e chi è contrario.

Il documento della Pontificia Accademia delle scienze ha, per l’appunto, il merito di rimettere sul tappeto della discussione la questione nei suoi termini più importanti, includendo la dimensione etica e una certa schiettezza argomentativa senza aver paura di esporsi a critiche anche dure, affermando, senza se e senza ma, che gli Ogm sono un “Bene Pubblico Comune”, una forma di “solidarietà verso le presenti e le future generazioni”.

“Stiamo parlando - spiega a WineNews Chiara Tonelli, docente dell’Università di Milano e membro del gruppo di scienziati coinvolti dalla Pontificia Accademia delle Scienze nello studio del maggio 2009 - di una tecnologia e quindi come tale non è buona o cattiva di per sé, ma dipende da come la usiamo Si tratta di uno strumento importante che può essere usato per fare miglioramento genetico, dando alcuni vantaggi e quindi perché non usarlo? Ormai - prosegue Tonelli - sono vent’anni che viene utilizzato e piante che sono state ottenute utilizzando queste tecnologie sono coltivate da più di 15 anni. L’anno scorso 14 milioni di contadini le hanno usate e ci sono migliaia di studi che dimostrano che non hanno impatto ambientale e che non sono pericolose per la salute. Dobbiamo accettare queste tecnologie e fare una valutazione caso per caso. La posizione del gruppo di lavoro della Pontificia Accademia delle Scienze è analoga, anche se non è la posizione del Vaticano. E’ il risultato del work-shop organizzato da questa istituzione a cui sono stati invitati scienziati da tutto il mondo e il documento appena uscito e lo statement che la Pontificia Accademia delle Scienze ha rilasciato con il consenso degli studiosi sulle sue conclusioni”.

Ma dal punto di visto della comunicazione la questione Ogm è stata presentata con sufficiente chiarezza? “L’argomento è trattato sempre abbastanza male - afferma ancora a WineNews, Tonelli - perché non si spiega che stiamo parlando di una tecnica e che quindi con questa tecnica è possibile fare delle cose buone o cattive. Se con questa tecnica otteniamo delle piante che crescono utilizzando meno acqua, perché non farlo? Se andiamo verso piante che contengono più antiossidanti o proteine, perché no? Dobbiamo costruire un agricoltura per il futuro - conclude la docente milanese - che sfami nove miliardi di persone e dobbiamo farlo su una superficie di terreno minore, utilizzando meno composti chimici e mantenendo una produttività alta. E’ questa la sfida che ci attende”.

Gli Ogm avanzano ormai con un ritmo di crescita a due cifre. Prudenza, certo, garanzie che gli scienziati facciano bene il loro lavoro, ma anche una discussione più serena e sul merito, non guasterebbe. Per ora, la solo opposizione aprioristica agli Ogm ha portato come risultato un rallentamento della ricerca pubblica, cioè quella che potrebbe aiutare i contadini poveri del mondo. Il documento della Pontificia Accademia delle Scienze, sembra individuare anche questa criticità, puntando il dito sulle regolamentazioni sugli Ogm che, in assenza di alcuna giustificazione scientifica, gonfiano enormemente i costi per l’autorizzazione al commercio. Il che mette in condizione di sostenere la ricerca sugli Ogm solo le multinazionali del cibo, che, però, concentrano i loro sforzi sulle colture che fanno profitto e non su quelle che, magari, danno da mangiare ai poveri della terra.

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