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CRONACHE DI PANDEMIA

Festa scudetto in Piazza Duomo a Milano, infuria la polemica del mondo della ristorazione ed eventi

Fipe/Confcommercio: “scene che sono un’offesa al settore che è stato castigato nei provvedimenti e caricato di responsabilità”
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Le immagini della festa scudetto dell’Inter in Piazza Duomo a Milano

Stanno destando grosse polemiche, come ovvio, le immagini di una Piazza Duomo a Milano, con 30.000 tifosi accalcati per festeggiare lo scudetto dell’Inter, senza alcun rispetto di distanziamento sociale, mascherine assenti e tanti altri comportamenti che da un anno e mezzo tanti cittadini ed imprese stanno seguendo per rispettare le norme e superare la pandemie. Scene simili a quelle che si sono viste, del resto, nel giugno 2020, quando fu il Napoli a vincere la Coppa Italia contro la Juventus, e che probabilmente si sarebbero viste se a vincere lo scudetto fosse stata una qualsiasi squadra di una qualsiasi città italiana. Ma tant’è, ed i fatti di Milano - una delle città, suo malgrado, più colpite dal Covid, capitale finanziaria ed economica del Paese e di una Regione, la Lombardia, tra le più messe in crisi dalla pandemia, che è stata simbolo di una sconfitta, quella della #Milanonosiferma dello scorso febbraio, quando la pandemia in Italia era alle prime avvisaglie, e che vuole oggi diventare un simbolo dell’Italia che riparte - al di là del battibecco politico che in un Paese sfibrato lascia ormai il tempo che trova, hanno fatto andare su tutte le furie soprattutto il mondo della ristorazione e dell’ospitalità rappresentato dalla Fipe/Confcommercio. Un esercito di tante piccole imprese colpite in maniera drammatica dalla pandemia e dalle norme, sempre rispettate anche quando ritenute, come spesso accaduto, sbagliate, prive di logica e dannose.
Scene, quelle di Milano, che sono “un’offesa nei confronti dei settori cui sono stati chiesti grandissimi sacrifici”, sottolinea il presidente Fipe-Confcommercio Lino Stoppani. “Da una parte, ci sono dei divieti severi e rigorosi che si ritengono necessari per superare questa emergenza. Mentre dall’altra, vediamo scene come quella di ieri che lasciano molta perplessità, anche se su queste situazioni immagino che la gestione non fosse facile anche dal punto di vista dell’ordine pubblico. Abbiamo sentito il prefetto e presentato le nostre valutazioni, perché di fronte a un settore fermo da mesi, che sta perdendo migliaia di imprese, occupati e miliardi di fatturato quelle scene sono un’offesa al settore che è stato castigato nei provvedimenti e verso il quale vengono indirizzate considerazioni di responsabilità. Speriamo che il 15 maggio, come ci è stato promesso, saranno rivisti i vincoli attuali.
Con questo spirito archiviamo lo scudetto dell’Inter e cerchiamo di guardare allo scudetto dell’economia, che deve ripartire anche con i pubblici esercizi. In questo momento stiamo perdendo posizioni competitive con gli altri Paesi, che sono più avanti con le vaccinazioni e che stanno cercando di accaparrarsi fette di clientela, non ponendo termini sul coprifuoco e limiti meno onerosi sulla quarantena”.
Molto più dure le parole di chi, anche in Fipe/Confcommercio, rappresenta il settore del banqueting e degli eventi, la cui ripresa delle attività, rispetto alla ristorazione classica, è prevista molto più avanti in estate. “Le immagini della festa scudetto che i tifosi hanno messo in scena ieri in Piazza Duomo a Milano ci lasciano senza parole! 30.000 persone, una sull’altra, senza alcun distanziamento e in molti casi senza mascherina. Non era forse un pericolo assolutamente prevedibile? E poi ci dicono che i nostri imprenditori, fermi da 14 mesi, non potranno tornare a lavorare almeno fino ad agosto perché gli eventi creano il rischio di assembramenti. Con quale faccia le Istituzioni potranno addurre ancora questa motivazione dopo lo scempio a cui abbiamo assistito?”: è il commento senza mezzi termini di Paolo Capurro, presidente Anbc/Fipe, Associazione Nazionale Banqueting e Catering.
La speranza, ovviamente, è che non ci siano conseguenza dal punto di vista epidemiologico, e gli effetti si potranno vedere solo tra alcuni giorni. Ma quello di Milano è un caso emblematico di comportamenti, peraltro prevedibilissimi, che rischiano di vanificare i sacrifici di tanti. “Mi auguro che i comportamenti irresponsabili di ieri non provochino eventuali ulteriori restrizioni. - conclude Capurro - sarebbe veramente il colmo! La nostra Associazione promuove quotidianamente il rispetto della legalità, anche quando le norme imposte ci vedono in disaccordo, anche quando trovano nei nostri imprenditori il capro espiatorio da ben 14 mesi! Oggi, purtroppo, amarezza e rabbia sono i sentimenti che proviamo per una situazione che ci vede sull’orlo del collasso totale. Ogni qual volta crediamo di aver toccato il fondo accade qualcosa che ci fa ricredere, e le immagini di ieri sera sono la conferma. L’ennesima beffa che siamo costretti a digerire! Se le conseguenze di questa situazione saranno il fallimento delle nostre imprese e la disoccupazione di tutti i dipendenti, qualcuno dovrà assumersene la responsabilità!”.

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