02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2024 (175x100)
NORMATIVA

Tartufo, cambiano le regole in Toscana: per la nuova legge regionale “non è un prodotto agricolo”

Contrarie Confagricoltura e Cia: provocherà disagi e pericoli di sicurezza. “Si privilegiano i cercatori anziché i coltivatori professionali” 

É uno dei gioielli dell’agroalimentare toscano, con punte di eccellenza assoluta come il tartufo di San Miniato e quello delle Crete Senesi, e con una tradizione che affonda le sue radici nei secoli: adesso la Regione Toscana ha cambiato la normativa in materia di cerca, raccolta e coltivazione del tartufo e di valorizzazione del patrimonio tartuficolo. Ma non sono mancate le polemiche: secondo la nuova legge regionale n. 36/2023, infatti, il tartufo “non è un prodotto agricolo”. Dura la critica di Confagricoltura Toscana: “è una legge che non è stata concertata con le organizzazioni agricole, penalizza gli istituti privati e le attività faunistico-venatorie”. Ma la nuova normativa è bocciata anche da Cia - Agricoltori Italiani della Toscana: “si vogliono tutelare i cercatori anziché i coltivatori professionali”.
La legge è stata approvata (a fine luglio) dal Consiglio Regionale, con 22 voti favorevoli (Pd), il no di Italia Viva e l’astensione di Lega e Fratelli d’Italia, e pubblicata il 2 agosto. L’intervento legislativo ha l’obiettivo di adeguare le norme alle nuove esigenze del settore e al mutato contesto normativo. In particolare, nella proposta di legge si chiariscono i ruoli della Regione e dei Comuni; si definiscono meglio le modalità e i luoghi dove esercitare le attività di cerca e raccolta dei tartufi; si aggiorna il calendario di raccolta ai nuovi cambiamenti climatici, ferma restando la finalità di tutela e conservazione delle aree tartufigene; si introduce per il conseguimento dell’idoneità alla cerca e alla raccolta un percorso formativo con esame finale; si rivedono gli istituti del riconoscimento di tartufaia naturale controllata e quello della tartufaia coltivata, specificando le procedure per il riconoscimento, le regole da seguire all’interno di dette aree e introducendo limiti alle dimensioni della tartufaia naturale controllata. Ancora, si introduce il nuovo istituto dell’area addestramento cani da tartufo; si prevede un regolamento di attuazione della legge regionale; si aggiorna la disposizione finanziaria per gli interventi finalizzati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio tartufigeno.
“É gravissimo che il Consiglio Regionale della Toscana non abbia coinvolto le organizzazioni agricole - afferma Marco Neri, presidente Confagricoltura Toscana - così come abbiamo fatto notare in una lettera inviata insieme alla Cia - Agricoltori Italiani al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, al presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo, alla presidente della II Commissione Ilaria Bugetti ed alla vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi. Chiediamo, con urgenza, un tavolo di confronto sul regolamento attuativo”.
Confagricoltura Toscana e Cia - Agricoltori Italiani avevano chiesto un incontro che non è stato concesso: tra i punti contestati della legge, c’è il paradosso di non considerare il tartufo un prodotto agricolo. “Nell’illustrazione in Aula - continua Marco Neri - la presidente della Commissione Sviluppo Economico e Rurale Ilaria Bugetti ha dichiarato che “il tartufo è un prodotto spontaneo e non è ritenuto un prodotto agricolo, altrimenti il nostro approccio sarebbe stato diverso”. Un’affermazione in contrasto con la realtà e anche con il Piano di Sviluppo Rurale della Toscana, che, nelle misure a sostegno agli investimenti relativi miglioramento della redditività e della competitività delle aziende agricole, contempla interventi specifici a favore delle tartufaie coltivate.
Questo paradosso, però, avrà delle ripercussioni. “Causerà gravi disagi ai proprietari o conduttori di istituti privati e alle attività faunistico-venatorie, che operano in un contesto ambientale fragile essendo istituti dediti alla valorizzazione della selvaggina e delle attività di caccia, difficilmente coniugabili con attività di cerca libera, con più cani. Inoltre occorre definire con puntualità le norme di accesso nelle aziende faunistico venatorie e aziende agrituristico venatorie nei periodi di caccia, al fine di evitare danni alle persone di cui non si conosce la presenza nella proprietà. Ed avrà conseguenze anche sulla sicurezza: la presenza di tartufai a cerca aumenterà il rischio di incidenti. Senza considerare che la presenza di persone nei boschi disturba la fauna, anche quella immessa a fini venatori”, conclude Neri.
Contraria all’impianto della nuova normativa anche Cia - Agricoltori Italiani della Toscana: secondo il presidente Valentino Berni “nel testo di legge viene minata la libertà imprenditoriale, si stabilisce come realizzare una tartufaia controllata, e si interviene in modo puntuale su varie criticità, si vogliono tutelare i cercatori anziché i coltivatori professionali. Il tutto per un territorio più libero? Ma come - aggiunge Berni - dopo che tante aziende in Toscana hanno fatto investimenti importanti e hanno costruito attività imprenditoriali basate sulla coltivazione del tartufo, oggi vengono penalizzate e vessate a vantaggio di altri soggetti, perlopiù non professionali. E poi qual è il motivo di prevedere un corridoio di 50 metri fra una tartufaia e l’altra, anche nel caso che le due tartufaie facciano parte della stessa proprietà? Inoltre, nel testo emerge la totale assenza delle attività didattiche e visite guidate che si svolgono in Toscana all’interno degli agriturismi”.

Copyright © 2000/2024


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2024

Altri articoli