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LA “FOOD VALLEY” DELL’ITALIA

Bottura-Cracco, passaggio di “testimone” per raccontare la terra la cui anima è la tavola

Citando Mario Soldati, succederà a Vinitaly 2026, dove i vini dell’Emilia Romagna, questa volta, sposeranno la cucina dello chef-vigneron Carlo Cracco

Questa è la terra che più di ogni altra ha legato la sua anima alla tavola, come ha raccontato per primo al grande pubblico Mario Soldati, maestro del giornalismo enogastronomico italiano, viaggiando in Emilia Romagna con il fil rouge del vino come compagno fedele della cucina italiana, oggi Patrimonio Unesco, e facendo dell’enogastronomia un “medium” per scoprire la bellezza dei territori italiani. E la loro ricchezza, visto che l’Emilia Romagna è la “Food Valley” d’Italia, grazie a 45 prodotti e 30 vini Dop e Igp, 20 Presìdi Slow Food e 400 prodotti tradizionali nell’Atlante Ministeriale: un patrimonio che vale 3,9 miliardi di euro per la sola Dop Economy, di cui 455 milioni generati dal vino (con la regione terza produttrice italiana dopo Veneto e Puglia), e 37 miliardi di euro di valore generati dall’intero agroalimentare, con quasi 10 miliardi di export, dei quali oltre 420 milioni di esportazioni enoiche, seconda voce dopo la meccanica della “Motor Valley”. Del resto, oggi questa stessa ricchezza è “motore” anche dell’enoturismo, intrecciandosi al turismo culturale delle tante città d’arte e all’intramontabile turismo balneare nella Riviera Romagnola, con la regione destinazione n. 3 del “Turismo Dop” (dopo Veneto e Toscana) e tra le mete gourmet con più appeal (dietro Toscana e Puglia). Tra “leggerezza e intensità”, insomma, le due “anime” della tavola emiliano-romagnola e della sua convivialità, nella tradizione popolare come nell’alta cucina dei grandi chef ambasciatori di questa terra. Come il tristellato Massimo Bottura, lo chef italiano più famoso al mondo dell’Osteria Francescana di Modena, e Carlo Cracco, milanese (con il ristorante stellato Cracco in Galleria a Milano) e romagnolo di adozione (con l’azienda VistaMare, a Santarcangelo di Romagna, dove produce vino con la moglie Rosa Fanti, romagnola Doc), che si passeranno il testimone a Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), dove, dopo il ristorante “... al Massimo” nel 2025, quest’anno ad accompagnare i vini dell’Emilia Romagna saranno il ristorante “Cracco a Vinitaly” e la “Piadineria VistaMare”.
In un momento complesso per il mondo del vino, Enoteca Regionale, Regione Emilia-Romagna e Apt Servizi Emilia-Romagna si unisco per sostenere un comparto che è identità, cultura e valore economico del territorio. A Vinitaly 2026 a Veronafiere ci saranno, infatti, anche le tre Destinazioni Turistiche Regionali - Visit Emilia, Territorio Turistico Bologna e Modena e Visit Romagna - per raccontare un sistema integrato di sviluppo che unisce filiere produttive solide, attrattività territoriale e oltre mille eventi annuali su tutto il territorio, con esempi di successo come “Caseifici Aperti”, che permette di scoprire il Parmigiano Reggiano nei suoi luoghi di produzione, tra le grandi Dop della regione e della tradizione italiana insieme al Prosciutto di Parma, al Culatello di Zibello e ad eccellenze più identitarie come lo Squacquerone di Romagna, la Coppa piacentina, il Formaggio di Fossa di Sogliano, passando per specialità Igp come la Piadina romagnola, l’Aceto balsamico di Modena, la Mortadella Bologna e il Riso del Delta del Po. Perfetti in abbinamento con i vini delle sei principali aree vitivinicole, dai Colli Piacentini alla Romagna, da Modena e Piacenza, eccellenze nei vini Doc, a Ravenna, la provincia più produttiva e “regina” del vino da tavola con Ferrara, agli altri territori specializzati nei vini Igt, e che custodiscono vitigni iconici come Lambrusco, Sangiovese, Albana, Pignoletto, Gutturnio e Fortana, negli oltre 51.000 ettari vitati della regione con 14.000 imprese attive. E che si assaggiano nei piatti più tipici della cucina italiana Patrimonio Unesco, della quale Casa Artusi a Forlimpopoli custodisce l’eredità del “padre” Pellegrino Artusi, sullo sfondo di città d’arte come Parma che è anche tra le “Città Creativa Unesco per la Gastronomia”, e mentre la Guida Michelin 2026 ha scelto ancora una volta l’Emilia Romagna come palcoscenico per svelare le stelle della ristorazione italiana, tra le quali la regione vanta 25 ristoranti stellati, con le tre stelle dell’Osteria Francescana di Modena di Bottura, le due stelle del San Domenico di Imola e del Magnolia di Longiano, 7 Stelle Verdi e il primato nazionale dei 34 Bib Gourmand condiviso con il Piemonte.
Con la positività che la caratterizza e il claim “Vieni via con Me”, l’Emilia-Romagna gioca, insomma, volutamente sull’idea della condivisione e dell’umanità, invitando le persone ad unirsi ad una grande tavola per godere di un buon vino con dell’ottimo cibo.

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