02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
LA RIFLESSIONE

Vigna e cantina come contenitori culturali: un lavoro corale fatto di intuito, competenza e ascolto

Il rapporto tra architettura, paesaggio, arte e luoghi del vino è cresciuto con l’accoglienza. Da “Sicilia en primeur” 2026, il messaggio culturale

Bastano un sax ed una consolle per portare l’arte in cantina? Quali sono le condizioni necessarie per fare incontrare questi due mondi? Quali sono i limiti insuperabili con cui inevitabilmente ci si scontra? Le cantine possono diventare presidi culturali stabili dell’arte? Quanto il vino contribuisce ad amplificare l’arte? Ecco le domande a cui il talk “Vigna e cantina: paesaggio e contenitore culturale” ha cercato di dare risposte con le prestigiose partecipazioni dell’architetto del paesaggio Patrizia Pozzi (creatrice, tra le altre cose, del parco agri-culturale di Villa Tasca a Palermo o del progetto di riqualificazione di San Siro a Milano), e di Agata Polizzi, storica dell’arte e curatrice indipendente (con, all’attivo, la collaborazione tra la Fondazione Mario Merz di Torino e Planeta, e direttrice editoriale “My Art Guide Italia”), insieme al giornalista gastronomico Francesco Seminara, a “Sicilia en primeur” 2026 firmata Assovini Sicilia, che si è chiusa, oggi, nel cuore del barocco di Palermo.

La conversazione ha dato risalto alla capacità dell’arte - e delle competenze che porta con sé - di ricucire il rapporto tra paesaggio agricolo e cantina; di aumentare il valore dell’esperienza che l’appassionato del vino cerca in cantina; di tradurre storia familiare e personale, sensazioni fisiche ed emotive, intuizioni e contesto paesaggistico in una creazione visiva usufruibile e comprensibile, soprattutto grazie all’ascolto, al lavoro di gruppo e all’uso del proprio corpo, base necessaria per creare progetti originali e autentici.

“Il vino contiene storia, famiglia, luoghi, esperienze ed aspettative che vanno percepiti e fatti confluire nel progetto architettonico, rimanendo strettamente legati al paesaggio che lo circonda”, ha precisato la creatrice, tra le altre cose, del Parco agri-culturale di Villa Tasca a Palermo o del progetto di riqualificazione di San Siro a Milano, Patrizia Pozzi, nel raccontare perché, secondo lei, sono le cantine ad essere diventate mecenati d’arte: “l’ospitalità è cresciuta a dismisura in Italia (ed in Sicilia, in particolare, ndr) dopo il 2010 e i produttori di vino, che hanno sentito la necessità di creare spazi di gradimento ai prodotti che fanno, hanno iniziato a muoversi per costruire accoglienza, agevolati dalla suggestione impalpabile del vino che l’arte e l’architettura riescono ad amplificare”. L’ascolto delle necessità del produttore e della sua visione, la calma, l’immersione paziente nel contesto della cantina e delle vigne, l’attenzione ai dettagli del luogo, ma anche della relazione con il committente, sono necessari per fare emergere i punti fondamentali su cui costruire il progetto. Insieme, ovviamente, alle competenze, non solo architettoniche, ma anche botaniche o anatomiche, ad esempio, per lavorare insieme alla natura e non contro: “dobbiamo per forza conoscere per poter agire, per permettere alla natura ed al progetto di compenetrarsi, superando il confine che li separa”.

Agendo, quindi, anche sui sensi per creare stupore, e permettere ai visitatori di godere appieno dell’esperienza, utilizzando qualcosa che (quasi) tutti abbiamo a disposizione: “oggi finalmente si sta superando il limite del “non toccare” - ha raccontato la storica dell’arte Agata Polizzi (con all’attivo la collaborazione tra la Fondazione Mario Merz di Torino e Planeta, e direttrice editoriale My Art Guide Italia) - la diffidenza che si era creata di fronte all’arte, che non andava rovinata”, quando, invece, interagire con le opere è essenziale per rendere utile e comprensibile l’arte contemporanea, per capire, immedesimarsi, imparare qualcosa di nuovo che nemmeno si pensa possa esistere. Creare emozioni realizza anche un legame, che è il fine ultimo della cantina: farsi ricordare, far tornare. Permettere all’ospite di provare qualcosa in più, di stupirsi insieme al teatro, alle mostre, ai concerti organizzati negli stessi luoghi in cui beve il vino che si ha nel calice, è un percorso che, però, è tutt’altro che scontato: “servono progettualità e rigore, un percorso costruito a partire da un confronto, un dialogo; è un lavoro di traduzione e mediazione tra gli artisti, il curatore e il mecenate, unendo diversi occhi, visioni e desideri. Non è mai un atto singolo e individuale, di solitudine. Che sia un’opera, un edificio o un giardino - ha precisato Polizzi - l’arte nelle sue tante sfaccettature naviga insieme al contesto e il risultato deve fare innamorare l’ospite, incuriosire il visitatore, deve essere intrigante, attirare, far sognare: solo così hai successo. E la consolle è ovviamente solo la parte più visibile, che dietro ha, invece, tanto lavoro e mestiere”.

In tutto questo, la tecnologia e il digitale ci sono, ma restano uno strumento: non possono essere un punto di partenza e tanto meno ci si può affidare loro completamente. Essendo un percorso corale, intuitivo e di ascolto, far diventare vigna e cantina un contenitore culturale non può esimersi di partire dai sensi e dalle idee, più che dalla tecnologia, con i suoi limiti pur con tutte le sue innovazioni. L’uso della matita, della gomma, delle mani, aiuta a sviluppare il senso delle proporzioni, della manualità, l’attenzione per i dettagli e il loro stare insieme armonicamente. “Ho, però, riscontrato un ritorno dei giovani alle capacità basilari, all’emozione di usare la cera”, ha concluso con sollievo Pozzi, per cui la tecnologia non è essenziale, ma utile. Esattamente come per la storica dell’arte e curatrice indipendente, che ritiene imprescindibile lavorare con le maestranze e gli artigiani, per poi tradurre solo in seguito digitalmente un progetto che in partenza è già molto materiale, come gli allestimenti decisi con carta e scotch.

Un’idea di arte che rimette l’uomo al centro e in sintonia col suo ambiente, aiutando il vino a fare altrettanto.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli