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VINO E TERRITORIO

Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola: ecco le Uga del Marsala Doc

Il Consorzio dello storico vino siciliano ha dato il via libera alla modifica al disciplinare per rafforzarne “identità e riconoscibilità”

Vino storico della Sicilia e dell’Italia, il Marsala, che ha aperto la via del vino italiano al mercato del Regno Unito già alla fine del Settecento grazie al mercante inglese John Woodhouse, che, di fatto, lo “inventò”, guarda al futuro. Che è fatto di un’identità sempre più definita nelle sue diversità, pur nascendo, il Marsala Doc, da un fazzoletto di terra (1.600 gli ettari rivendicati, secondo i dati di Qualigeo). Il Consorzio di Tutela Marsala Doc guidato da Benedetto Renda, infatti, ha dato il via libera in Assemblea, nei giorni scorsi, nelle storiche Cantine Pellegrino, al percorso per il riconoscimento delle Uga - Unità Geografiche Aggiuntive (rinnovando, nell’occasione, all’unanimità il CdA per il triennio 2026-2029 e confermando integralmente i componenti uscenti: Benedetto Renda, Roberto Magnisi, Orazio Lombardo, Francesco Intorcia e Giuseppe Figlioli), e che, ora, farà il suo corso tra gli uffici di Regione Siciliana, Ministero dell’Agricoltura e Commissione Europea. Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola, i nomi degli areali omogenei individuati con uno studio scientifico, una suddivisione che, spiega il Consorzio, mira a valorizzare le differenze territoriali come elemento distintivo della denominazione.
“La decisione, condivisa dall’intera filiera - viticoltori, cantine e imbottigliatori - segna la conclusione del triennio consortile e allo stesso tempo l’inizio di un nuovo percorso strategico per la denominazione. Obiettivo dell’operazione è introdurre una classificazione territoriale capace di rafforzare identità, riconoscibilità e competitività di uno dei vini storici del Mediterraneo”, spiega una nota del Consorzio.
“L’Assemblea ha espresso una volontà chiara e condivisa - sottolinea il presidente del Consorzio, Benedetto Renda (Cantine Pellegrino) - con la ratifica delle Uga avviamo un percorso istituzionale che rafforza l’identità del Marsala e ne apre una nuova prospettiva sui mercati. Dobbiamo ampliare gli spazi di consumo, intercettare nuovi pubblici e riportare il Marsala dentro i linguaggi contemporanei, anche attraverso il mondo della mixology e dei cocktails, dove può esprimere una versatilità straordinaria e una forte riconoscibilità internazionale”.
Lo studio tecnico-scientifico alla base del progetto, sviluppato attraverso un’analisi multifattoriale che integra georeferenziazione dei vigneti, dati climatici, pedologici e orografici, ha individuato quattro areali omogenei, come detto: Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola.
“Con questo passaggio si riparte dalla terra - spiega ancora Roberto Magnisi, vice direttore del Consorzio (Cantine Duca di Salaparuta e Florio) - le Uga ci consentono di restituire al Marsala il suo paesaggio, la sua dimensione agricola e comunitaria. È un progetto che ha anche una forte implicazione sul piano dell’enoturismo: definire gli areali significa costruire destinazione, creare relazione, generare esperienza. E poi c’è il tempo, il grande patrimonio del Marsala: un tempo lungo, custodito nelle cantine di affinamento, un heritage piantumato che oggi torna ad essere valore identitario e leva di sviluppo”.
Secondo il Consorzio, la zonazione rappresenta un cambio di paradigma per il Marsala: da denominazione percepita come omogenea a sistema territoriale articolato, in cui ogni area contribuisce con caratteristiche specifiche alla costruzione del vino. “Abbiamo lavorato con lo studio elaborato dallo studio Panagri su basi scientifiche solide, mettendo in relazione clima, suoli, altitudine, esposizione, ventosità e sviluppo della vite - sottolinea il consulente Carlo Alberto Panont - le Uga nascono da una lettura reale del territorio e rappresentano uno strumento operativo per costruire valore nel tempo. Significa passare da una conoscenza implicita a una conoscenza misurabile, capace di sostenere qualità, identità e riconoscibilità”.

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