Oltre 48.000 tonnellate di alimenti donate ogni anno, per un valore attorno ai 229 milioni di euro, e il coinvolgimento di 1.681 imprese: è questa la fotografia del ruolo della Grande Distribuzione Organizzata nella lotta allo spreco alimentare in Italia, un fenomeno ancora diffuso, ma sempre più affrontato con strumenti strutturati di recupero e solidarietà. I dati, presentati a Tuttofood 2026 a Milano, arrivano dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare Ets e realizzata dal Food Sustainability Lab della Polimi School of Management del Politecnico di Milano (Polimi) insieme alla Fondazione per la Sussidiarietà, un’organizzazione non profit che si occupa di ricerca, formazione e divulgazione su temi sociali, economici e istituzionali, in un percorso triennale volto a rafforzare la conoscenza delle eccedenze lungo la filiera agroalimentare e a contrastare l’insicurezza alimentare.
Nonostante i risultati rilevanti, solo una percentuale attorno al 50% delle imprese della Gdo dona regolarmente le proprie eccedenze: “si evidenzia una forte differenza di adozione della pratica tra grandi (93% dei casi), medie (54%) e piccole aziende (43%). Per le imprese della Gdo più grandi, la donazione è una decisione consapevole che si traduce in processi strutturati di gestione delle eccedenze, con la definizione di responsabili aziendali, il ricorso regolare alla misurazione e una partnership stabile per il recupero con enti del terzo settore specializzati, quali il Banco Alimentare. Queste osservazioni sono confermate dalle stime sulle quantità donate. Ad oggi, le grandi imprese contribuiscono al 55% della quantità totale di prodotti alimentari donati, con donazioni medie pari a 274 tonnellate all’anno per impresa, ma per i prossimi anni si possono aprire importanti spazi anche per le medie e piccole imprese della Gdo”, spiega la professoressa Paola Garrone del Food Sustainability Lab della Polimi School of Management del Politecnico di Milano, responsabile scientifica del progetto.
Banco Alimentare si conferma, infatti, anche il principale partner della Gdo per il recupero delle eccedenze, scelto nel 29% dei casi. Un dato che si inserisce in un quadro in evoluzione, in cui gli obiettivi europei di riduzione dello spreco del -30% entro il 2030 indicano la necessità di rafforzare ulteriormente il sistema di recupero e di aumentare in modo significativo la quota di alimenti destinati al consumo umano. Nel complesso, il sistema della distribuzione consente di salvare dallo spreco 56.859 tonnellate di alimenti, tra donazioni a fini sociali e riuso circolare (8.030 tonnellate), a cui si aggiungono 107.759 tonnellate valorizzate attraverso promozioni e scontistiche.
“L’analisi statistica - osserva Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà - rivela i fattori che determinano più di altri la propensione delle imprese della Grande Distribuzione a donare: la facilità nella comunicazione con gli enti che ricevono aumenta di circa 13-14 punti percentuali la probabilità che l’impresa doni in modo continuativo; la presenza in azienda di un manager dedicato al surplus alimentare aumenta le donazioni di circa 8 punti percentuali; e la prossimità territoriale dell’ente che riceve aumenta significativamente la continuità delle donazioni. Per ciò che riguarda le motivazioni che spingono le imprese a donare - continua Vittadini - quando sono legate prevalentemente all’intento di migliorare la reputazione dell’impresa (quindi sono indice di un comportamento opportunistico), si traducono poi in pratiche di donazione meno durature. Il fenomeno non riguarda le imprese che donano da più di 10 anni o che hanno un tasso di donazione superiore al 3%, le quali sembrano considerare questa pratica come parte integrante dell’identità della loro azione imprenditoriale”. La ricerca sottolinea, inoltre, come la donazione possa rappresentare una scelta sostenibile anche dal punto di vista economico, in particolare per quei prodotti a rischio invenduto.
“Questi dati confermano il valore strategico della collaborazione tra Banco Alimentare e la Grande Distribuzione - commenta Marco Piuri, presidente Fondazione Banco Alimentare Ets - ma ci dicono anche che esiste ancora un grande potenziale inespresso. Oggi solo una parte delle eccedenze viene effettivamente donata, mentre registriamo la richiesta delle 7.600 Organizzazioni Partner Territoriali (OpT - che includono associazioni, mense, parrocchie, centri d’ascolto, case-famiglia e così via) con noi convenzionate, che assistono 1.800.000 persone in difficoltà, di ricevere un aiuto alimentare quantitativamente più importante. Negli ultimi dieci anni, dall’entrata in vigore della Legge Gadda (una legge contro lo spreco che promuove la solidarietà e il riutilizzo del cibo, ndr), il nostro recupero di eccedenze alimentari da questo canale è quintuplicato: un segnale concreto di quanto norme intelligenti e collaborazione tra pubblico e privato possano generare risultati importanti. Ma serve fare un passo in più e lavorare insieme alle imprese della Gdo e alle istituzioni per rendere la donazione sempre più economicamente competitiva. Quando donare è sostenibile anche dal punto di vista economico, si genera valore per tutti, soprattutto per chi è in difficoltà”, conclude Piuri.
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