Per gli italiani l’aperitivo è molto più di un drink prima di cena: è un rito identitario di socialità che coinvolge 14 milioni di persone, genera 507 milioni di occasioni serali e vale complessivamente 4 miliardi di euro, numeri che confermano la centralità di questo momento nonostante una flessione delle visite del -3,2% nel 2025 sul 2024. Su questa trasformazione si è acceso il confronto promosso da Fipe-Confcommercio nella Mixology Experience a Tuttofood 2026, che si chiude oggi a Milano, con il talk “Happy Hour: un rito che sta cambiando?”, introdotto dall’analisi della direttrice Industry Away From Home TradeLab Bruna Boroni che ha evidenziato come l’aperitivo sia oggi un’ora del giorno da valorizzare attraverso strategie mirate, qualità e conoscenza delle nuove abitudini, mentre il dibattito tra operatori e imprese ha evidenziato il ruolo decisivo dell’integrazione tra brand, eccellenze Dop e Igp e ristorazione per aumentare frequenza e qualità percepita.
“I gestori dei punti di consumo dovranno segmentare la propria offerta per l’aperitivo: non più un solo aperitivo, ma tanti aperitivi capaci di rispondere ad una domanda più articolata in termini sia di benefici ricercati, che di trend alimentari (benessere), senza perdere di vista le differenti capacità di spesa”, ha detto Bruna Boroni.
anche il vino sta acquisendo un ruolo sempre più centrale, non solo come consumo tradizionale, ma come ingrediente e fonte di ispirazione nella mixology contemporanea: dai wine cocktail ai vini aromatizzati, infatti, il prodotto vitivinicolo si presta a nuove interpretazioni leggere, versatili e in linea con la ricerca di qualità e moderazione da parte dei consumatori. Una tendenza che si inserisce nella più ampia trasformazione del cosumo consapevole degli spirits di qualità (come dimostra l’esperienza pioniera delle Distillerie Nonino raccontata da WineNews), reinterpretato in chiave innovativa nella mixology “all’italiana”. “Nel nuovo scenario dell’aperitivo emerge con forza la ricerca di autenticità, qualità e narrazione”, come ha sottolineato Sabrina Schench, direttrice Istituto Trento Doc, indicando nel Trentodoc un esempio di prodotto capace di coniugare eleganza, territorialità e versatilità di consumo.
“Questa spinta verso esperienze più identitarie si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del rito, che - come ha evidenziato Alberto Ponchio, senior marketing director Campari Group - sta evolvendo da semplice momento della giornata a fenomeno culturale e sociale, in grado di riflettere il cambiamento delle abitudini dei consumatori”. In questo scenario mutano occasioni, luoghi e contesti di fruizione, rendendo necessario arricchire l’aperitivo di valore attraverso qualità, innovazione e nuove modalità di consumo, anche al di fuori dei canali tradizionali. In questo percorso, mantenere standard qualitativi elevati è essenziale: un esempio su tutti è l’originale Aperol Spritz, simbolo per eccellenza dell’aperitivo italiano, che deve essere sempre riconoscibile e perfettamente eseguito. In qualità di leader di mercato, mettiamo a disposizione dei nostri partner anche un’intera Spritz Selection, pensata per rispondere a gusti ed esigenze diverse. Come Campari Group, lavoriamo per accompagnare questa evoluzione e trasformare l’aperitivo in una leva concreta di crescita per i nostri partner”.
“Parallelamente, si rafforza il ruolo del cibo, oggi sempre più centrale nell’esperienza dell’aperitivo - come ha spiegato Mauro Rosati, dg Qualivita - non si tratta più di un semplice accompagnamento, ma di una componente essenziale capace di elevare l’esperienza e trasformarla in racconto del territorio, valorizzando prodotti Dop e Igp e l’intera filiera della qualità italiana”. In questa logica di integrazione tra food e beverage e di collaborazione tra imprese e territori si inserisce anche la visione di Fabio Parodi, fondatore della Rete di Imprese Contatto Genova, che interpreta l’aperitivo come una vera e propria esperienza curata e collettiva: “un palcoscenico per le eccellenze e un’occasione per valorizzare il lavoro di rete tra operatori, superando definitivamente l’idea di momento di passaggio per affermarlo come format identitario ad alto valore aggiunto”.
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