02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
LA TENDENZA

Una presenza capillare e legata ai prodotti della tradizione: il vegan in Italia continua a crescere

L’Osservatorio Veganok ha analizzato 71 aziende e brand presenti, nei giorni scorsi, a Tuttofood 2026 a Milano, radicati nell’agroalimentare italiano
DIETA VEGANA, MADE IN ITALY, VEGAN, Veganok, Non Solo Vino
Il vegan in Italia continua a crescere

Il food italiano è un mondo articolato, pieno di proposte, sempre attento a nuovi stili e trend, alcune delle quali stanno diventando delle solide realtà. Come il vegan certificato, non più da considerare una nicchia giovane, marginale o legata solo alle nuove tendenze plant-based, ma che è, ormai, parte integrante dell’agroalimentare italiano, e riguarda imprese storiche, filiere produttive centrali e territori distribuiti lungo tutta la penisola. È quanto registrato dall’analisi realizzata dall’Osservatorio Veganok sulle 71 aziende e brand presenti nella mappa Veganok, a Tuttofood 2026, nei giorni scorsi a Milano, una fotografia che permette di leggere con maggiore precisione il ruolo del cibo vegetale nel mercato alimentare italiano.
L’indagine ha ricostruito la distribuzione geografica, l’anzianità aziendale, le categorie merceologiche, la presenza nelle fiere e la continuità del rapporto con la certificazione. Il risultato è un identikit chiaro: il vegan certificato non vive più solo nello scaffale alternativo, ma si inserisce nelle categorie quotidiane dell’alimentazione, nelle filiere del made in Italy e nelle strategie di aziende già consolidate. Tra le realtà analizzate sono rappresentate 15 regioni italiane e 21 macro-categorie merceologiche; inoltre, 37 aziende e brand, pari al 52% del campione, hanno ricevuto il riconoscimento Veganok “10 anni insieme”, assegnato a coloro che hanno mantenuto nel tempo una relazione continuativa con la certificazione.
Un “ecosistema maturo”, quello vegan, considerato che l’83% delle aziende ha più di 20 anni di vita (59 su 71) e, ben 39 su 71, ha superato i 50 anni (il 55% del campione). Il dato corregge una percezione ancora diffusa: quella del vegan come settore presidiato soprattutto da start-up, brand giovani o aziende nate sull’onda delle nuove tendenze di consumo. L’analisi Veganok mostra invece un ecosistema composto in larga parte da imprese strutturate, storiche e radicate nei territori.
Tra le aziende presenti nella mappa Veganok, 21 sono secolari, con oltre 100 anni di storia. La timeline parte dal 1760 e include realtà come Molino Rossetto, Farchioni Olii, Riso Scotti, Nuova Industria Biscotti Crich, Serena Wines1881, Zuegg, Fabbri 1905, La Molisana, Bauli-Doria, Petti Group e molte altre. Questo dato evidenzia un passaggio strategico: la certificazione vegan non rappresenta una rottura con la tradizione alimentare italiana, ma uno strumento con cui anche aziende longeve aggiornano il proprio posizionamento, rendono più leggibile la propria offerta e rispondono a una domanda di mercato sempre più orientata a trasparenza e verificabilità.
La distribuzione territoriale conferma il legame tra vegancertificato e grandi distretti produttivi dell’agroalimentare italiano. La regione più rappresentata è il Veneto, con 12 aziende e brand, seguita dalla Lombardia con 11 realtà e dall’Emilia-Romagna, con 7. Seguono Piemonte, Toscana e Campania, ciascuna con 6 aziende. Guardando invece alle macroaree, il Nord concentra 37 aziende, pari al 52% del totale, il Centro ne raccoglie 13 (il 18%), mentre Sud e Isole arrivano a 21 aziende, pari al 30%. Il dato restituisce una geografia articolata. Da un lato il Nord Italia conferma il proprio peso industriale; dall’altro, quasi un’azienda su tre proviene dal Mezzogiorno e dalle Isole, aree fortemente legate a produzioni agroalimentari mediterranee come pasta, conserve, olio, prodotti da forno, pomodoro, bevande e specialità territoriali.
Il vegan certificato appare, quindi, come una leva che non sostituisce l’identità produttiva italiana, ma si innesta nelle sue filiere reali. Anche la distribuzione merceologica smentisce un secondo stereotipo: quello secondo cui il vegan certificato riguarderebbe soprattutto sostituti della carne, prodotti alternativi o referenze altamente innovative. Tra le aziende Veganok, le categorie più rappresentate sono profondamente legate alla produzione alimentare italiana più riconoscibile. Al primo posto ci sono conserve e sughi, con 13 aziende, seguono pasta e taralli (9 aziende) e bakery e snack con 6. Non manca la presenza di bevande e biscotti (5 aziende) seguite da farine e preparati e olio Evo, entrambe con 4 aziende. Da sottolineare che le prime 7 categorie raccolgono 46 aziende su 71, pari al 64,8% del totale. Si tratta di comparti centrali del made in Italy alimentare, non di categorie periferiche. Conserve, pasta, prodotti da forno, biscotti, farine, olio e bevande fanno parte della dispensa quotidiana, del retail, della ristorazione e dell’export. Per le aziende, questo dato è particolarmente rilevante: la certificazione vegan non si limita a presidiare una domanda etica o identitaria, ma diventa un’informazione di prodotto utile in categorie di largo consumo, dove chiarezza in etichetta, reputazione e fiducia incidono sempre di più sulle scelte di acquisto e sulle relazioni commerciali.
“Da oltre vent’anni Veganok lavora per rendere il vegan riconoscibile, verificabile e accessibile, sia per i consumatori sia per le aziende - dichiara Sauro Martella, co-founder di Veganok - vedere oggi imprese storiche, realtà industriali e produzioni territoriali scegliere e confermare nel tempo la certificazione conferma che il vegan non è una tendenza passeggera, ma un’informazione di valore per il mercato. Il nostro compito è continuare a garantire uno standard chiaro, credibile e indipendente, capace di accompagnare le aziende in un percorso di trasparenza e di offrire ai consumatori uno strumento semplice per orientarsi”.
Per Laura Serpilli, direttrice Osservatorio Veganok, “questa analisi ci restituisce un dato molto concreto: il vegan certificato è ormai dentro le dinamiche reali dell’industria alimentare italiana. Le aziende presenti a Tuttofood 2026 raccontano un ecosistema maturo, composto da imprese storiche, filiere territoriali e categorie centrali della dispensa italiana. Per l’Osservatorio Veganok, misurare questi dati significa andare oltre la semplice presenza in fiera: significa capire dove si sta muovendo il mercato, quali aziende stanno integrando il vegan nelle proprie strategie e quanto la certificazione sia diventata uno strumento di chiarezza, fiducia e posizionamento”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli