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TRA RICORDI E FUTURO

“La modernità di Mario Soldati era la capacità di rendere popolare ciò che era colto, e viceversa”

Nei 120 anni dalla nascita del grande scrittore e giornalista italiano, debutta il format “Mario Soldati, il gusto di raccontare l’Italia”

Se avesse avuto uno smartphone, Mario Soldati avrebbe probabilmente ignorato gli algoritmi per inquadrare gli occhi di un viticoltore. Molto prima di Instagram, del food porn compulsivo e dell’overtourism, lo scrittore, giornalista e regista italiano - indiscusso pioniere del reportage enogastronomico televisivo e giornalistico italiano, con opere memorabili come “Viaggio nella valle del Po” o “Vino al Vino” (ma anche con tanti altri capolavori di mille argomenti, da grande uomo di cultura quale era, e vincitore, tra gli altri, del Premio Strega, del Premio Campiello e non solo, ndr) - del quale ricorrono quest’anno i 120 anni della nascita, aveva già inventato il racconto autentico del territorio, ergendosi a primo vero “content creator” del nostro Paese. Per trasformare questa preziosa eredità in una bussola capace di orientarci nell’odierna era dei social media e dell’Intelligenza Artificiale, nasce il talk show internazionale “Mario Soldati, il gusto di raccontare l’Italia” (moderato dalla giornalista Tg1 Anna Scafuri), un’iniziativa fortemente voluta da Chiara Soldati, cugina dell’autore e quarta generazione dell’azienda La Scolca, e dall’Associazione Mario Soldati, con il prestigioso patrocinio di Ita - Italian Trade Agency, Ministero dell’Agricoltura e Veronafiere - Vinitaly, che ha debuttato, ieri a Roma all’Associazione Stampa Estera, per poi proseguire a Milano il 6 ottobre, volare a New York per Vinitaly.Usa il 26 ottobre e chiudersi a Londra il 18 novembre 2026.
“La modernità di Mario Soldati - ha detto Chiara Soldati, che è anche Cavaliere del Lavoro - risiede nella libertà di espressione, nella capacità di rendere popolare ciò che era colto e viceversa, interfacciandosi con le storie in modo completamente umano. È questa la chiave che ha reso grande il suo messaggio: il suo modo unico di guardare il mondo e di intendere il cibo e il vino come esperienza sentimentale, fondata nella lentezza a tavola, nel consumo moderato e nella ricerca dell’origine. Per continuare e tutelare e far conoscere a tutti questa eredità porteremo avanti una serie di incontri, in città e con chiavi di letture diverse, per riscoprire una narrazione del gusto più autentica e accessibile”.
In un mondo dell’enogastronomia e del racconto profondamente cambiati, oggi, Mario Soldati, ha spiegato ancora Chiara Soldati, a WineNews (in un’intervista nella quale anche noi abbiamo ricordato uno dei grandi maestri del giornalismo enogastronomico italiano, ndr), “con la sua ironia e con la sua sagacia, sicuramente avrebbe modo di mettere in luce che si è persa la lentezza del gusto, la lentezza del raccontare, che prima di assaggiare un piatto lo fotografiamo, anziché, come faceva Mario, andare a scoprire, a ricercare, a conoscere. Però, oggi, ci sono ancora tante “note soldatiane” moderne che possiamo andare a recuperare, e soprattutto che possiamo andare a raccontare ai giovani, perché riscoprano quella lentezza, quella curiosità dei territori e, come dicevamo, il gusto di raccontare e assaggiare l’Italia. La grande chiave di lettura di Mario sono la semplicità e la genuinità, senza mai perdere la capacità di descrivere nella sua più intera fotografia il lato più tecnico, ma con semplicità, senza mettere il vino, per esempio, in una “torre eburnea” che può allontanare, ma avvicinando e spiegando con semplicità, magari intorno a una tavola, gustando un buon piatto di salumi e sorseggiando un vino”. Messaggio arrivato dal primo appuntamento del ciclo dedicato a Mario Soldati, che, ha detto ancora Chiara Soldati, “non vuole celebrare passivamente un cognome o spolverare un archivio, ma far camminare il pensiero genuino e l’insaziabile curiosità di Mario Soldati sulle gambe delle nuove generazioni, trasformandoli in strumenti vitali per decodificare il domani”.
“Vedo Mario Soldati come una figura quasi mitologica: un intellettuale per la sua preziosa capacità di sintesi e analisi, e al tempo stesso un artista per la sua dote di empatia e di ascolto - ha concluso Stefano Carboni, docente dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata - è stato in grado di alfabetizzare il pubblico non attraverso il prodotto, ma mettendo al centro del racconto le persone. In questo senso lo considero l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto: nella fase pre-boom economico in un Paese tra i più rilevanti per cultura enogastronomia, ha saputo introdurre la narrazione nel nostro settore contribuendo a definire un nuovo modo di far conoscere il gusto italiano’’.

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