Le cooperative agroalimentari sono un volano determinante per il wine & food italiano, tanto dal punto di vista occupazionale che di mercato. Non a caso la cooperazione agroalimentare italiana, come afferma Confcooperative, rappresenta 1 prodotto su 4 dell’agroalimentare made in Italy che arriva sulle nostre tavole, generando un export alimentare attorno ad 8 miliardi di euro (ammonta, invece, a 38 miliardi di euro il fatturato), un “tesoro” frutto del lavoro di 410.000 soci agricoli e oltre 2.500 cooperative. Un asset, quindi, fondamentale per un comparto, quello agroalimentare, che è una delle locomotive dell’economia italiana e che, nel 2025, ha superato i 70 miliardi di export a dimostrazione della forza e della reputazione acquisita nei mercati esteri.
“Produciamo oltre il 60% del vino italiano, il 50% dell’ortofrutta e il 70% del lattiero caseario: la cooperazione rappresenta il made in Italy nel mondo”, ha ricordato Giorgio Mercuri, vicepresidente Confcooperative con delega all’Internazionalizzazione, nel panel “L’agroalimentare italiano sfida il caos globale”, promosso da Confcooperative in collaborazione con Cooperazione Trentina a Trento al “Cloud” di Piazza Duomo, in occasione del “Festival dell’Economia” di Trento, nei giorni scorsi, con numeri che riflettono la crescita del settore cooperativo e di un modello che funziona anche sul piano internazionale.
Ma le cooperative, come tutto il comparto agroalimentare, si trovano a dover far fronte anche alle problematiche attuali, dalle tensioni internazionali ai costi che salgono, dai cambiamenti climatici al ricambio generazionale. Temi che sono stati affrontati nell’incontro a cui hanno partecipato anche tre cooperative trentine di eccellenza: Mezzacorona, Sant’Orsola e Trentingrana, rappresentate da Luca Rigotti, presidente Mezzacorona, Michele Plancher, dg Sant’Orsola, e Stefano Albasini, presidente Trentingrana. Confcooperative ha ricordato la propria presenza ai livelli più alti dei tavoli europei e il costante confronto con Governo e Ministero dell’Agricoltura: un ruolo conquistato con la fiducia costruita nel tempo.
Il vino è stato un argomento centrale nel dibattito. Luca Rigotti, presidente Mezzacorona, uno dei “gioielli” della cooperazione virtuosa del vino italiano e del Trentino, e non solo (possiede anche la cantina Rotari, tra i simboli del Trentodoc, e Feudo Arancio in Sicilia, oltre alla subholding Nosio, che gestisce la fase di commercializzazione dei prodotti del Gruppo Mezzacorona in oltre 60 Paesi del mondo, direttamente o attraverso le sue controllate), ha fotografato la situazione del comparto enoico. “Stiamo attraversando un momento di crisi”, ha detto indicando nel mercato statunitense il fronte più caldo: “il problema dazi e il rapporto di cambio euro-dollaro stanno erodendo in maniera importante i margini del nostro lavoro”. A pesare, in parallelo, l’aumento del prezzo del petrolio che si riversa sui costi dei materiali. La risposta, secondo Rigotti, non può essere solo difensiva: “dobbiamo non solo resistere, dobbiamo essere resilienti, seguire le nuove tendenze di mercato, interpretare i gusti del consumatore, essere più dinamici anche sui mercati alternativi dove ci siamo già, ma dove dovremmo essere più incisivi”. Il “Pacchetto Vino” approvato di recente dalla Commissione Europea, con misure di promozione nei Paesi esteri e sostegno all’enoturismo, va nella giusta direzione, ma secondo Rigotti non basta: “una grande forza ce la dobbiamo mettere noi”. Il presidente Mezzacorona ha anche indicato nella struttura cooperativa una condizione di sopravvivenza per il comparto e, quindi, che “la cooperazione permette a tante piccole imprese di restare sul mercato, da sole non ce la farebbero”.
Michele Plancher, dg Sant’Orsola, ha allargato lo sguardo al quadro complessivo del settore agricolo, elencando una serie di problemi che si sommano: cambiamenti climatici, mancanza di manodopera, accesso al credito, ed effetti delle crisi geopolitiche come l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti. Sant’Orsola, riporta Confcooperative, opera esclusivamente sul mercato nazionale e, dunque, non risente direttamente dei dazi, ma sconta appieno il differenziale energetico con i competitor europei. Plancher ha evidenziato che “paghiamo l’energia circa 130 euro a megawattora rispetto ai 45 euro di Spagna e Portogallo, che sono i nostri principali competitor”. E gli investimenti in fotovoltaico, i cui impianti coprono circa il 90% del fabbisogno produttivo, mitigano, ma non azzerano lo svantaggio. La soluzione strutturale, ha sottolineato, “richiede un intervento urgente sia da parte del Governo che a livello di Unione Europea per una politica energetica comune”. Sul credito, Plancher ha quantificato un’anomalia sistemica: una domanda inevasa di 1 miliardo di euro l’anno, alimentata dalla difficoltà delle aziende agricole ad accedere al sistema bancario per mancanza di garanzie adeguate. Per Plancher “l’essere in cooperativa dà un sostegno fondamentale alle imprese”, ricordando che il modello cooperativo consente di costruire quel profilo finanziario che il singolo produttore non potrebbe mai presentare da solo.
Stefano Albasini, presidente Trentingrana, realtà che raggruppa 13 caseifici distribuiti sul territorio trentino, ha portato la voce della zootecnia e dell’agricoltura di montagna: “sono aziende molto piccole, non abbiamo economia di scala”. Le pressioni immediate sono sui costi e, quindi, trasporti, carburanti e gas, e sul ricambio generazionale, uno dei nodi più critici per la sopravvivenza delle aziende zootecniche di montagna. Le risposte adottate seguono due direzioni: aggregazione (fusioni e accorpamenti tra caseifici per creare economie di scala) e investimento energetico, con pannelli fotovoltaici sulle aziende e un biodigestore a livello consortile per la produzione di gas. Ma la partita decisiva, ha detto Albasini, si gioca a Bruxelles: “la Comunità Europea deve avere un occhio di riguardo per la montagna e attuare una politica strategica per salvaguardarla”. La zootecnia di montagna non può essere trattata come quella di pianura, ha ribadito. E il richiamo va oltre l’economia: “siamo un presidio sul territorio: sociale, ambientale e culturale”.
Il quadro che emerge dal panel è, quindi, quello di un settore che affronta pressioni su più fronti contemporaneamente (geopolitica, energia, clima, demografia), ma che individua nella cooperazione la leva strutturale per tenere.
I riflettori torneranno ad accendersi sul mondo cooperativo in occasione di “Competitività, giovani, cooperazione: strategie per dare valore all’agroalimentare italiano”, titolo dell’Assemblea Nazionale elettiva di Fedagripesca Confcooperative, che si terrà a Roma il 27 maggio. E nella quale, con la moderazione della giornalista Anna Scafuri, vice caporedattrice Tg1, la Federazione si confronterà con i rappresentanti delle istituzioni sui principali temi strategici per il futuro del comparto. Sarà, inoltre, presentato uno studio curato da Euricse sul ricambio generazionale, la crescita dimensionale e la competitività delle filiere cooperative. Dopo la relazione del presidente eletto è previsto l’intervento del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Quindi, la tavola rotonda con la partecipazione di Antonella Sberna, vicepresidente Parlamento Ue, degli europarlamentari Cristina Guarda e Dario Nardella, e di Leonardo Pofferi, vicepresidente Copa-Cogeca. Sarà un’occasione per analizzare le prospettive future delle politiche comunitarie in tema di agroalimentare. Al termine del confronto con i parlamentari europei, il presidente eletto dialogherà con il vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme della Commissione Europea, Raffaele Fitto, collegato da remoto. Le conclusioni dell’assemblea saranno affidate a Maurizio Gardini, presidente Confcooperative.
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