Un aumento retributivo del +5,1% per il biennio 2026-2027, la novità del contratto triennale, e più agevolazioni per i lavoratori stranieri, il tutto per aumentare l’appeal e la fidelizzazione verso il lavoro nelle campagne che richiede una robusta forza occupazionale e un fisiologico ricambio generazionale. Sono, in pillole, le novità dell’accordo di rinnovo del Contratto collettivo nazionale per gli operai agricoli e florovivaisti per il quadriennio 2026-2029 (era scaduto il 31 dicembre 2025), siglato, ieri a Roma, a Palazzo della Valle in Confagricoltura, da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali del settore. Il Contratto interessa quasi 170.000 imprese e oltre 1 milione di lavoratori.
Confagricoltura ha sottolineato che l’aumento retributivo, suddiviso in due tranche, è in linea con gli indicatori di riferimento, e finalizzato a salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori e a dare certezza alle aziende nella programmazione della propria attività nel medio periodo.
Tra le novità più significative si segnalano alcune misure contrattuali che cercano di andare incontro all’esigenza più sentita dalle imprese agricole: la difficoltà di reperire e soprattutto di mantenere in servizio i lavoratori. Va in questa direzione la possibilità di stipulare contratti a termine di durata triennale, di sottoscrivere convenzioni per la programmazione delle assunzioni, e l’istituzione di un elemento aggiuntivo della retribuzione per i lavoratori a termine che reiterano i rapporti di lavoro con la stessa azienda. Sono stati, inoltre, individuati i criteri per l’individuazione del Trattamento Economico Complessivo, elemento di riferimento per la determinazione del “giusto salario” di cui al Decreto Legge del 1 maggio scorso. Non sono mancati segnali di attenzione anche nei confronti dei lavoratori che possono trovarsi in situazioni particolari attraverso un ampliamento delle tutele previste dal sistema di welfare contrattuale.
“Il rinnovo del contratto collettivo - spiega, a WineNews, Roberto Caponi, dg Confagricoltura - è una questione di rispetto per i lavoratori, ma anche un atto espresso con grande senso di responsabilità da parte delle aziende in un momento storico complicato. L’aumento retributivo per il biennio è suddiviso in due tranche: la prima, con valenza dal 1 giugno, è del +3,4%, il restante 1,7% entrerà in vigore dal 1 gennaio 2027. L’obiettivo di questa misura è quello di attrarre e allo stesso tempo mantenere la manodopera in agricoltura”.
Non a caso uno dei punti centrali riguarda la fidelizzazione del lavoratore. “Va in questa direzione l’introduzione del contratto triennale - afferma Caponi - per dare una certa tranquillità, nel medio periodo, tanto ai lavoratori che alle aziende. Un elemento aggiuntivo di retribuzione viene, inoltre, elargito per chi lavora da 3 anni nella stessa azienda coprendo almeno 150 giornate lavorative all’anno”.
L’occupazione agricola in Italia abbraccia un’ampia percentuale di lavoratori stranieri e il rinnovo del Contratto collettivo ha previsto delle novità specifiche per loro. “Adesso potranno cumulare le ferie ed i permessi se vorranno tornare in visita nel loro Paese di origine. Per loro non ci sarà più, infatti, il tetto massimale dei 15 giorni consecutivi. Ed avranno anche 4 ore di permesso speciale per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno”.
Riguardo ai lavoratori stagionali - pensiamo ad esempio alla vendemmia che partirà tra non molto - “se una persona - evidenzia ancora Caponi - continuerà ad essere impiegata nel tempo, passando, ad esempio, dalla raccolta delle uve al lavoro in cantina fino alla potatura, quando raggiunge le 100 giornate lavorative può scattare il contratto triennale”.
Soddisfazione è stata espressa anche dal vicepresidente Confagricoltura con delega al lavoro, Sandro Gambuzza, che ha rimarcato “il senso di responsabilità che ha qualificato l’intera trattativa da parte della nostra organizzazione, nonostante le difficoltà che, a livello nazionale e internazionale, stanno caratterizzando l’attuale fase economica”. Per Gambuzza, “nonostante l’aumento dei costi di produzione e le difficoltà d’approvvigionamento delle materie indispensabili all’attività produttiva, abbiamo voluto dare un segnale concreto ai nostri collaboratori e dipendenti, consapevoli dell’importanza che il fattore umano riveste per le aziende agricole italiane, soprattutto in un periodo come questo, in cui l’incertezza derivante dal contesto internazionale richiede un maggiore impegno produttivo per rimanere competitivi”.
Il presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha aggiunto che le imprese hanno fatto la loro parte, non senza importanti sacrifici, pur in un momento di difficoltà. Ora ci aspettiamo interventi legislativi che possano accompagnare il rinnovo contrattuale favorendo la stabilizzazione occupazionale in agricoltura”.
Un sentiment positivo, nei confronti del rinnovo del Contratto collettivo nazionale per gli operai agricoli e florovivaisti, è stato espresso anche dalla Coldiretti, secondo cui “il rinnovo del Contratto nazionale degli operai agricoli e florovivaisti rappresenta un passo importante non solo sul fronte salariale, ma anche su quello delle tutele e della stabilità del lavoro”. Per Coldiretti, “uno degli elementi più rilevanti del nuovo Contratto è il rafforzamento del welfare contrattuale, con l’estensione di diverse prestazioni anche agli operai agricoli a tempo determinato. Una scelta che punta da una parte a consolidare i rapporti di lavoro già esistenti e dall’altra a rendere il settore agricolo più attrattivo per nuovi lavoratori, in una fase caratterizzata da una forte carenza di manodopera, soprattutto in vista delle stagioni di maggiore attività nelle campagne. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai lavoratori migranti, che negli ultimi anni sono diventati una componente fondamentale per garantire continuità produttiva alle imprese agricole italiane”. La nuova tipologia di Contratto a termine di durata triennale è “pensata per offrire maggiore stabilità sia alle aziende sia ai lavoratori. Le imprese potranno, infatti, contare su rapporti di lavoro più continuativi, mentre i dipendenti avranno la garanzia di un impiego per un periodo più lungo, pur mantenendo la natura a termine del contratto”. Ora l’obiettivo, precisa Coldiretti, “è ottenere il riconoscimento delle agevolazioni contributive previste per le assunzioni a tempo indeterminato anche per questa nuova forma di stabilizzazione del lavoro agricolo. Il rinnovo del Contratto rappresenta un’assunzione di responsabilità importante da parte delle imprese agricole in una fase economica complessa per tutto il comparto, ma conferma anche la capacità del settore di investire su occupazione, welfare e qualità del lavoro”. Il rinnovo del Contratto, secondo l’organizzazione, è anche “un segnale positivo sul fronte della legalità e del contrasto al caporalato. Coldiretti ribadisce da tempo la necessità di rafforzare i controlli lungo tutta la filiera per tutelare i lavoratori onesti e le imprese sane, contrastando ogni forma di sfruttamento e concorrenza sleale che danneggia il settore agricolo italiano. Garantire trasparenza, diritti e condizioni di lavoro dignitose significa infatti difendere non solo chi lavora nei campi, ma anche la qualità delle produzioni agroalimentari e il valore del made in Italy”.
Per Cia-Agricoltori Italiani “sono state introdotte novità importanti rispetto a strumenti volti a migliorare la competitività delle imprese, quasi 170.000 in totale, e a rafforzare significativamente le tutele sociali per oltre 1 milione di lavoratori. Significativa l’attenzione alla possibilità di stipulare contratti a termine di durata triennale per consentire alle imprese di fidelizzare la manodopera e l’introduzione di misure in materia di welfare contrattuale per dare modo, ad alcune tipologie di lavoratori, di usufruite delle tutele adeguate”. Il presidente Cristiano Fini ha dichiarato che ci sono “concretezza e tempestività al centro di scelte responsabili. Con questi presupposti abbiamo siglato il rinnovo del contratto. Il risultato raggiunto fornisce alle imprese le condizioni essenziali per affrontare con maggiore rapidità le crisi climatiche e di mercato, ottimizzando la gestione delle risorse umane e riducendo gli oneri burocratici. Priorità difesa, ancora di più in un contesto geopolitico complicato, la salvaguardia del lavoro dignitoso”.
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