Bruciati vivi solo per aver rivendicato quello che dovrebbe essere un diritto per ogni lavoratore: essere pagato per quello che fa. È il possibile movente del quadruplice omicidio compiuto il 1 giugno ad Amendolara (Cosenza), secondo le parole dell’unico bracciante agricolo sopravvissuto, la cui versione, ora, dovrà passare al vaglio degli investigatori che, nel frattempo, hanno sottoposto a fermo i due presunti responsabili: due pakistani, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato, incastrati dalle telecamere di sorveglianza. Un episodio che ha portato alla ribalta le tematiche del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura, che purtroppo fanno “notizia” solo quando avviene una morte la cui dinamica è sconcertante (similmente a come accadde a Latina per il bracciante indiano Satnam Singh, morto dopo un grave infortunio nei campi e abbandonato davanti casa, invece che portato in ospedale, ndr).
Coldiretti è stata tra le prime organizzazioni a sostenere con forza l’introduzione della Legge contro il caporalato considerandola uno strumento indispensabile per tutelare la dignità del lavoro e contrastare le infiltrazioni criminali nelle filiere produttive. Un impegno che negli anni non si è mai fermato grazie anche all’attività svolta insieme alla Fondazione Osservatorio Agromafie, attraverso iniziative di monitoraggio, studio, sensibilizzazione e promozione della legalità, con l’obiettivo di prevenire ogni forma di sfruttamento e rafforzare la trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare.
“Quanto accaduto con la morte dei quattro braccianti stranieri, arsi vivi all’interno della loro auto, rappresenta un orrore inimmaginabile che scuote profondamente le coscienze e lascia sgomenta l’intera comunità nazionale - ha affermato l’associazione degli imprenditori agricoli, esprimendo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime - siamo di fronte a un episodio di una gravità sconvolgente che nulla ha a che vedere con il mondo agricolo, con il lavoro nelle campagne e con i valori che quotidianamente animano centinaia di migliaia di imprese agricole italiane. Si tratta di un fatto criminale e disumano che richiama ancora una volta la necessità di mantenere altissima l’attenzione contro ogni forma di sfruttamento, illegalità e marginalizzazione che può colpire i lavoratori più fragili. Proprio per questo è necessario continuare a rafforzare l’azione di controllo e contrasto a tutte le forme di lavoro irregolare e di sfruttamento, colpendo senza esitazione chi opera fuori dalla legalità e danneggia al tempo stesso i lavoratori e le imprese oneste”. La tragedia, prosegue Coldiretti, “impone una riflessione profonda e un rinnovato impegno da parte di tutte le istituzioni, delle forze sociali e del mondo produttivo. La legalità, il rispetto della persona e la tutela della vita umana devono restare principi non negoziabili. Solo così sarà possibile isolare chi opera nell’illegalità e difendere il lavoro vero, quello che ogni giorno contribuisce alla crescita economica e sociale del Paese nel rispetto delle regole e della dignità delle persone”.
Anche Libera, il sogno visionario e pionieristico di Don Luigi Ciotti diventato una solidissima realtà, ha condannato il fatto di cronaca: “l’ennesima tragedia annunciata, dove ancora una volta i braccianti sono vittime di un sistema che umilia, sfrutta e uccide. Un sistema malato, quello del caporalato, un ambito di quell’economia mafiosa che paga, quando paga, al di sotto delle tariffe stabilite dai contratti collettivi, con orari di lavoro senza limiti, riposi ridotti al minimo, e nessuna misura di sicurezza, comportando maggiori rischi di incidenti e infortuni mortali. Ma alla commozione di queste ore bisogna far seguire azioni vere e concrete per fare in modo che questo ennesimo sacrificio non sia stato vano. Quei quattro corpi carbonizzati - conclude Libera - devono gridare forte alle nostre coscienze, devono inchiodare alle nostre responsabilità. Servono più occhi lucidi, ma non di commozione passeggera: ma di impegno quotidiano, di consapevolezza rispetto alle aberrazioni di un sistema per non morire anche noi di indifferenza e rassegnazione”.
E mentre la Regione Calabria ha fatto sapere che si costituirà parte civile nel processo per la strage dei braccianti e la Cgil ha annunciato per il 6 giugno una manifestazione ad Amendolara con presente anche il segretario generale Maurizio Landini, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha detto di “confidare nell’operato della magistratura che farà piena luce accertando la dinamica dei fatti e individuando le responsabilità. La lotta dello Stato contro la criminalità è necessaria, non esiste luogo d’Italia in cui si possano considerare vite umane degli oggetti di cui disporre o, peggio ancora, decidere quando questi possano vivere o morire. Non è solo contro le nostre leggi, ma è contro la nostra morale”. E ancora: “con il Governo Meloni abbiamo aumentato il contrasto al caporalato, abbiamo istituito la clausola di condizionalità sociale escludendo le aziende che non rispettano le leggi dal ricevere soldi pubblici. Abbiamo investito in tecnologie e le usiamo per combattere il crimine. Abbiamo aumentato i flussi di lavoratori regolari per mantenere gli stranieri che arrivano in Italia per prestare la loro opera nei lavori stagionali in un percorso di piena legalità. Questo avvenimento può scoraggiare, ma non ci deve fermare dal continuare a perseguire gli episodi criminosi”.
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