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TERRITORI

Distretti agroalimentari italiani, cresce l’export. Il vino “flette”, ma resta leader

I Dolci di Alba e Cuneo, i Vini di Langhe, Roero e Monferrato e l’Alimentare di Parma al top. Così il Monitor 2025 di Intesa Sanpaolo
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Langhe Roero e Monferrato, il distretto del vino più “prezioso” d’Italia

In una filiera molto frammentata quale è quella dell’agroalimentare italiano, la logica di distretto continua ad essere premiante. Nel complesso, infatti, un 2025 generalmente difficilissimo, ha visto segnare un nuovo record per le esportazioni dei distretti agroalimentari italiani, che hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 4,1% sul 2024. Con il settore del vino che, nonostante una lieve flessione (-1,7%) resta quello più “pesante” in termini assoluti (6,4 miliardi di euro), seguito da pasta e dolci (5,5 miliardi di euro, +6,1%) e da quello dei prodotti agricoli (4,6 miliardi di euro, +12,3%). E con i distretti migliori in assoluto, in termini di valore, che sono stati quello dei Dolci di Alba e Cuneo (2,6 miliardi di euro di export, +13,7%), quello dei Vini di Langhe, Roero e Monferrato (1,9 miliardi di euro, -0,9%) e quello dell’Alimentare di Parma (1,7 miliardi di euro, +1,4%). A dirlo il Monitor dei distretti agroalimentari italiani al 31 dicembre 2025 curato dal Research Department di Intesa Sanpaolo. Che evidenza, peraltro, come i distretti rappresentino il 42% dei valori esportati dall’agroalimentare italiano nel suo complesso, e come quelli del settore abbiano fatto meglio degli altri distretti manufatturieri (-2,2% nel 2025 sul 2024).
I principali mercati dei distretti agroalimentari italiani restano la Germania (5,2 miliardi di euro, +4%), gli Usa (3,8 miliardi di euro, -7,1%), la Francia (3,3 miliardi di euro, +4,4%) ed il Regno Unito (2,2 miliardi di euro, stabile sul 2024). E se tanti altri Paesi, pur partendo da valori più bassi, registrano crescite (dal Belgio alla Svizzera, dal Canada all’Arabia Saudita, dai Paesi Bassi alla Cina), segnano crescite a doppia cifra anche Paesi come Spagna, Polonia, Romania, Russia, Croazia, Israele, Ungheria, Portogallo ed Emirati Arabi Uniti.
Come detto (e come già emerso dai dati Istat analizzati da WineNews), il 2025, in un contesto complessivo di crescita, è stato leggermente negativo per le esportazioni dei vini italiani, che se, nel complesso, hanno visto un -3,7% sul 2024, a quota 7,7 miliardi di euro, hanno visto i distretti monitorati, in generale, difendersi meglio. Tra i principali, sottolinea Intesa San Paolo, in lieve calo i Vini di Langhe, Roero e Monferrato (-0,9%), che ripiegano soprattutto negli Stati Uniti (-9,3%) e in Germania (-8,2%), ma compensano con gli incrementi in Polonia (+103%) e Paesi Bassi (+23,4%). Stessa dinamica per i Vini del veronese (-0,9%, per 1,2 miliardi di euro) che perdono terreno negli Stati Uniti (-13,4%), ma realizzano buone performance nel Regno Unito (+8,9%) e in Canada (+6,8%). Dinamica di poco negativa anche per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (-3,1%, ad 1,1 miliardi di euro), anch’esso penalizzato dall’andamento delle vendite negli Stati Uniti (-6,6%) e in Canada (-24%), solo in parte compensate dalla crescita a due cifre in Francia (+12,2%). Calano anche i Vini dei Colli Fiorentini e Senesi (-2,5%, a 834 milioni di euro), e i Vini e liquori della Sicilia occidentale (-2,6%, a 123 milioni di euro), più marcato l’arretramento per i Vini e distillati di Trento (-12%, a 367 milioni di euro) e per i i Vini del Montepulciano d’Abruzzo (-13,8%, a 218 milioni di euro). Ma non mancano distretti vinicoli in positivo, come quello dei Vini e distillati del Friuli (264 milioni di euro, +7%) e dei Vini e distillati di Bolzano (252 milioni di euro, +1,9%), ed è stato in forte recupero quello dei Vini e distillati del bresciano (+27,9%, per 175 milioni di euro), che, nel 2024, avevano lasciato sul terreno 9 punti percentuali sui valori 2023. E con il vino che, comunque, come detto, pur arretrando leggermente nei valori esportati, rimane il comparto che vale di più anche nelle esportazioni dei distretti agroalimentari italiani.
“Una filiera, quella agroalimentare, che Intesa Sanpaolo - nella Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese - accompagna verso modelli di crescita fondati su innovazione, sostenibilità, internazionalizzazione e rafforzamento competitivo delle imprese grazie alla Direzione Agribusiness: una rete nazionale composta da 250 punti operativi, di cui 94 filiali specializzate, al servizio di oltre 80.000 clienti”, spiega, in una nota, Intesa San Paolo, che sottoliena come “attraverso il Programma Sviluppo Filiere, supporta 172 filiere agroalimentari, di cui 36 sostenibili, coinvolgendo oltre 8.500 fornitori e quasi 22.000 dipendenti, per un giro d’affari complessivo di circa 26 miliardi di euro, in comparti strategici che spaziano dal tartufo al prosciutto, dalla zootecnia all’olivicoltura fino al lattiero-caseario”.
“Il rafforzamento dell’export agroalimentare italiano sui mercati internazionali testimonia la capacità di adattamento e la vitalità di un settore che continua a crescere facendo leva su qualità, innovazione e identità territoriale. Un percorso che abbiamo sostenuto concretamente - spiega Massimiliano Cattozzi, responsabile Direzione Agribusiness della Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo - attraverso uno stanziamento di 10 miliardi di euro destinato agli investimenti delle filiere agroalimentari e con un modello di advisory dedicato alla finanza straordinaria, unico nel panorama nazionale, pensato per accompagnare le Pmi nei percorsi di crescita, innovazione e consolidamento competitivo. In questo scenario, anche gli strumenti come l’iperammortamento rappresentano una leva importante per accelerare la trasformazione delle imprese, che integriamo nelle nostre soluzioni finanziarie per rendere più sostenibili e accessibili i piani di sviluppo”.

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