Il “surplus” rispetto al 2025, in percentuale, rimane stabile sui mesi precedenti, con giacenze di vini che al 31 maggio 2026 sono a +5,4% sulla stessa data 2025. Ma le scorte di cantina in Italia scendono sotto la soglia dei 50 milioni di ettolitri, fermandosi a 49,1 milioni di ettolitri (a cui vanno, però, aggiunti 4,2 milioni di ettolitri di mosti, +37,4%, e 6.486 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione, -6,5%) - comunque, più di una vendemmia media - secondo i dati dell’ultimo bollettino di “Cantina Italia”, redatto dall’Icqrf sulle base dei registri telematici di cantina.
Per il resto, poco cambia: il 56,4% del vino è detenuto nelle regioni del Nord, prevalentemente nel Veneto, ed il 54,6% del vino detenuto è a Dop, il 26,1% a Igp (con 20 tra Dop e Igp, su 523, che mettono insieme il 58% del totale delle giacenze), i vini varietali costituiscono appena l’1,7% del totale, ed il 17,7% è rappresentato da altri vini. Con il Prosecco Doc che, da solo, vale il 10,5% delle scorte di cantina del vino italiano (4,1 milioni di ettolitri), davanti alle Igp Puglia (1,79) e Toscana (1,64), al Chianti Docg e all’Igp Terre Siciliane (1,31 milioni di ettolitri a testa), alla Doc delle Venezie, alla Doc Sicilia, al Montepulciano d’Abruzzo, all’Igp Salento e all’Igp Veneto (tutte con oltre 1,2 milioni di ettolitri a testa in giacenza).
Numeri che, nel complesso, continuano a raccontare di un mercato del vino rallentato, mentre la vendemmia 2026 continua ad avvicinarsi.
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