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DOMANI, 17 GIUGNO

Negli ultimi 50 anni, in Italia sono scomparsi 2,4 milioni di ettari di prati e di pascoli

L’allarme Coldiretti per la “Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità”: a pagarne il prezzo sono state le aree interne e montane
Coldiretti, CONSUMO DI SUOLO, DESERTIFICAZIONE, PASCOLI, PRATI, TERRE ALTE, Non Solo Vino
Domani è la “Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità”

Fondamentali per la biodiversità, l’attività agricola e la tutela del territorio dagli effetti dei cambiamenti climatici, prati e pascoli rappresentano una risorsa sempre più fragile. Eppure, negli ultimi 50 anni, l’Italia ne ha persi 2,4 milioni di ettari, una superficie equivalente a quella della Lombardia. A lanciare l’allarme è Coldiretti in occasione della “Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità”, domani, 17 giugno, istituita dalle Nazioni Unite, con l’obbiettivo di sensibilizzare istituzioni e cittadini sul degrado del suolo e sulla scarsità delle risorse idriche, promuovendo anche pratiche sostenibili, e dedicata quest’anno al tema dei pascoli e delle terre aride, ecosistemi fondamentali, ma spesso sottovalutati.
Secondo un’analisi Coldiretti sui censimenti Istat, nel 1970 la superficie agricola destinata a prati e pascoli permanenti ammontava a 5,5 milioni di ettari, mentre dopo 50 anni ne sono “sopravvissuti” appena 3,1 milioni. Un fenomeno che ha ridotto la disponibilità di superfici per l’allevamento, aumentando la dipendenza dai mangimi e i costi di produzione, con ripercussioni anche su molte produzioni tipiche legate al pascolo e il rischio di una maggiore omologazione alimentare. “Sul piano ambientale, la perdita di prati e pascoli ha determinato una diminuzione della biodiversità, penalizzando habitat fondamentali per impollinatori, insetti e fauna selvatica”, spiega Coldiretti, sottolineando come l’abbandono di queste aree abbia favorito l’accumulo di vegetazione, aumentando il rischio di incendi e dissesto idrogeologico, oltre a ridurre la capacità dei suoli di assorbire carbonio e contrastare i cambiamenti climatici. A pagarne il prezzo sono state soprattutto le aree interne e montane, colpite da spopolamento, perdita di attività economiche e impoverimento del patrimonio culturale e paesaggistico.
In occasione della Giornata dedicata, Coldiretti rilancia anche la realizzazione di un Piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica, un progetto che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti. “I bacini, realizzati con materiali naturali e senza l’utilizzo di cemento, sarebbero destinati agli usi civili e agricoli, oltre a rappresentare una fonte di energia idroelettrica rinnovabile”, evidenzia. Il Piano prevede anche il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture idriche esistenti e si inserisce in una strategia più ampia che comprende la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, per una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida che, secondo Coldiretti, non è più rinviabile, considerando che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi 3 anni danni per 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana.

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