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SALUTE

Estate e idratazione, 8 lavoratori su 10 non bevono a sufficienza nell’orario d’ufficio

Ricerca Ipsos per Culligan: il 76% degli italiani è preoccupato anche per la sicurezza e la composizione dell’acqua che beve
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Otto lavoratori su dieci non bevono a sufficienza nell’orario d’ufficio

Con l’aumento delle temperature e l’arrivo dell’estate, l’idratazione torna una priorità spesso sottovalutata, nonostante i numeri evidenzino una criticità diffusa: quasi 8 lavoratori su 10 non bevono a sufficienza nell’orario d’ufficio e molti ammettono di dimenticarsi regolarmente di farlo, mentre ambienti climatizzati e ritmi intensi favoriscono una disidratazione “silenziosa” che incide su energia, concentrazione e rendimento. Il fabbisogno di liquidi cresce con il caldo, ma l’accesso limitato a punti acqua adeguati continua ad ostacolare un’abitudine fondamentale per il benessere quotidiano. A dirlo, una ricerca Ipsos per Culligan, azienda specializzata nel trattamento dell’acqua che progetta, produce e installa soluzioni ad hoc, e che afferma come, oltre alla quantità, è centrale anche la qualità, con il 76% degli italiani preoccupato per sicurezza e composizione dell’acqua che beve, tra timori legati a calcare, microplastiche e altre sostanze contaminanti, in un contesto in cui aumenta anche la sensibilità ambientale rispetto all’uso della plastica.
“L’acqua è il nutriente più abbondante e indispensabile del nostro organismo ed è coinvolta in ogni processo fisiologico: regola la temperatura corporea, favorisce la digestione e contribuisce alla protezione di organi vitali come reni e cervello - sottolinea Silvia Ambrogio, nutrizionista - una corretta idratazione è fondamentale a tutte le età, ma diventa ancora più importante nei periodi più caldi. Anche una lieve disidratazione può influire negativamente su concentrazione, umore e performance lavorativa. Per questo è importante bere con regolarità, senza aspettare lo stimolo della sete: un gesto semplice che può fare una grande differenza per il benessere quotidiano”.
“L’acqua del rubinetto, anche quando rispetta i parametri previsti dalla normativa, può contenere tracce di contaminanti invisibili come sostanze per- e polifluoroalchiliche (Pfas) e microplastiche - spiega Giorgio Temporelli, esperto in tecnologie per il trattamento dell’acqua e divulgatore scientifico - questi inquinanti emergenti rappresentano una sfida concreta per la salute pubblica e richiedono soluzioni di filtrazione sempre più evolute”.
“Oggi idratarsi non significa semplicemente bere di più, ma avere accesso a un’acqua di qualità, sicura e facilmente disponibile nei luoghi in cui trascorriamo il nostro tempo - afferma Francesca Biagini, Marketing Director Culligan Italia - non a caso, 1 italiano su 4 sceglie già di filtrare l’acqua in casa, e le generazioni più giovani mostrano una crescente attenzione a sostenibilità, praticità e qualità”.

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