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LA CURIOSITÀ

La storia, da Ravenna alla Toscana (come “Dante al contrario”), della famiglia romagnola Poggiali

Il “centenario scomposto” di Fèlsina in Chianti Classico, il territorio più bello del mondo: 60 anni di famiglia, 40 di Rancia e Fontalloro

Senza alcun dubbio, il personaggio più illustre che nella storia abbia mai compiuto il percorso tra la Toscana, ed in particolare Firenze, e la Romagna, verso una delle sue capitali, Ravenna, è stato Dante Alighieri, il “Sommo Poeta”, che a Firenze nacque, nel 1265, e a Ravenna passò gli ultimi anni di vita, esiliato dalla sua città, fino al 1321. Giocando con la storia, invece, il percorso inverso, venendo alla nostra epoca, ed al mondo del vino, da Ravenna alla Toscana, ed in particolare a Castelnuovo Berardenga, nel Chianti Classico, lo ha compiuto, giusto 60 anni fa, la famiglia Poggiali, che, dalla Romagna, venne ad investire acquistando Fèlsina, oggi una delle realtà più belle e affermate del territorio del Gallo Nero, uno dei più belli del mondo, forse affascinata dalla tutela che già c’era dell’ambiente ma anche dalla caccia, facendo una scelta di cuore e di prospettiva. In questo 2026 ormai al giro di boa, infatti, ricorrono i 60 anni da quando la famiglia Poggiali, romagnola di origine, acquisto la storica fattoria chiantigiana, con Domenico Poggiali, ma anche i 40 anni dalla prima annata di due vini simbolo, espressioni del Sangiovese, della tenuta, Rancia e Fontalloro, nati nel 1983 e quest’anno presentati nell’annata 2023 (storica la collaborazione con il super enologo Franco Bernabei).
Ricorrenze che sono piccole pietre miliari di una storia moderna di Fèlsina, iniziata appunto negli Anni Sessanta del Novecento, “quando Domenico Poggiali acquista la storica fattoria situata nel punto più meridionale del Chianti Classico. Un luogo dalla storia antica, dal nome di origine etrusca che evocava un “luogo di accoglienza”, da sempre legata all’agricoltura, alla caccia, all’accoglienza e alla cultura del paesaggio toscano. Nei secoli Fèlsina - spiega l’azienda” - ha mantenuto intatto il proprio legame con la terra e con la vocazione agricola di questo territorio: qui, tra le ultime colline del Chianti e l’apertura delle Crete Senesi, il paesaggio cambia continuamente: galestro, alberese, argille e sedimenti marini convivono in un mosaico di suoli reso unico da luce intensa e costante ventilazione. Una complessità naturale che, negli anni, è diventata uno dei tratti distintivi dei vini di Fèlsina”. Negli anni successivi, Domenico e il figlio Giuseppe, investono nell’acquisizione di nuovi ettari e tecnologie, trasformando Fèlsina in una moderna azienda vitivinicola: accanto a loro ci sono Giuseppe Mazzocolin e l’enologo Franco Bernabei, protagonisti di un importante lavoro di valorizzazione dei vigneti attraverso selezioni massali e vinificazioni di microzona. È da questa visione condivisa che nel 1983 nascono due vini destinati a segnare il percorso di Fèlsina (ed anche del Chianti Classico, ndr), Rancia e Fontalloro, che raccontano una visione precisa: interpretare il Sangiovese in purezza lasciando che siano il territorio e il tempo a definirne il carattere. Oggi questo percorso continua sotto la guida di Giovanni Poggiali, mantenendo al centro autenticità, ricerca e identità territoriale. Rancia nasce dall’omonimo podere storico, da vigneti collocati tra i 370 e i 390 metri di altitudine su terreni calcarei particolarmente vocati. È un vino che nel tempo ha costruito la propria riconoscibilità attraverso eleganza, profondità e capacità evolutiva, diventando una delle interpretazioni più autorevoli del Sangiovese di Castelnuovo Berardenga. Sempre nel 1983 prende vita Fontalloro, frutto dell’unione di vigneti situati dentro e fuori il Chianti Classico. Un vino che racconta il territorio di confine di Fèlsina attraverso suoli e paesaggi differenti, mantenendo il Sangiovese come filo conduttore. Struttura, freschezza e tensione trovano qui un equilibrio distintivo che negli anni ha reso Fontalloro una delle etichette italiane più identitarie a livello internazionale.
Un insieme di anniversari, dunque, per una sorta di “centenario scomposto”, celebrato, con i migliori wine critic italiani e stranieri, nei giorni scorsi, in azienda, con una cena ed una degustazione delle annate più vecchie, più recenti e più significative dei due vini, tra i quali, nell’assaggio WineNews, spicca la piacevolezza della vendemmia, ottima, del Chianti Classico Rancia 2021, vibrante e fresco, con aromi fruttati di ampio respiro accompagnati da note di spezie e affumicatura, con un sorso vivido e complesso, con tannini decisi e al tempo stesso rotondi, ed un finale lungo che riporta in bocca frutta e tostatura, ma anche del monumentale Chianti Classico Rancia 1985, frutto di una espressione mitica, precisa, riconoscibile di questa piccola collina famosa anche per il suo antico podere, particolarmente vocata per il Sangiovese, che interpreta una annata bellissima, con classe, eleganza, raffinatezza, agilità, sapidità ed una tenuta nel tempo incredibile, dai profumi veramente eterei. Due eccellenze tra le tante prodotte da Felsìna, che oggi conta 500 ettari di terreno, di cui 72 vitati, ma con un approccio agricolo proprio della storica fattoria toscana, dove ai vigneti si affiancano oliveti, boschi, seminativi e attività legate alla biodiversità del territorio. Dal 2015 l’azienda è tutta certificata biologica, con un’attenzione costante alla fertilità naturale dei suoli e all’equilibrio dell’ecosistema. Elementi fondamentali per guardare al futuro di una delle realtà più belle e preziose del Chianti Classico.

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