Ha contribuito a rendere la società più inclusiva nei confronti di chi è stato costretto a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni: la cantina umbra Arnaldo Caprai, che ha rilanciato il Sagrantino di Montefalco alla ribalta dello scenario internazionale, riceve, per la quarta volta consecutiva, il Premio “Welcome. Working for Refugee Integration”, il programma di Unhcr Italia che promuove l’inclusione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro del nostro Paese. “Ricevere, per la quarta volta, questo riconoscimento - sottolinea Marco Caprai, presidente & ceo di Arnaldo Caprai - ci conferma che l’etica e il valore del patrimonio umano non sono mai in secondo piano rispetto all’innovazione tecnologica. Spesso si parla di Agricoltura 4.0 e digitale come driver del futuro, ma queste sono solo abilitatori: il cuore pulsante dell'azienda rimane la persona. Integrare chi è più fragile non è un atto di carità, ma una pratica di alta strategia aziendale. Oggi, investitori e stakeholder premiano questa coerenza: sanno che un’impresa capace di generare inclusione sociale è un’impresa più solida, resiliente e capace di creare valore duraturo nel tempo, proprio perché ha saputo mettere le radici dell'etica al centro di ogni processo produttivo”.
Questa visione sottolinea come, per la cantina Caprai, il “digitale” e la “terra” siano strumenti al servizio di un progetto più ampio, in cui la responsabilità sociale d’impresa diventa il vero moltiplicatore di valore economico e reputazionale per l’azienda sul mercato globale. “L’impegno della Caprai per l’inclusione dei rifugiati è un caso talmente unico nel settore agricolo da aver ricevuto il Premio “Welcome. Working for Refugee Integration” per ben quattro volte. Questa è una delle pratiche virtuose messe in campo da Marco Caprai e dal suo team che ci ha convinto a investire nell’azienda e che sicuramente ci impegneremo ad introdurre anche nelle altre cantine del gruppo Angelini Wines & Estates”, commenta Alberto Lusini, ceo Angelini Wines & Estates (divisione del Gruppo Angelini Industries, ndr) che ha rilevato il 65% della Arnaldo Caprai in un’operazione che rappresenta un segno importante per il comparto del vino.
Dal 2016 la Arnaldo Caprai ha attivo un percorso di collaborazione con la Caritas di Foligno e altre associazioni locali impegnate nel sociale per l’inserimento di immigrati nel mondo del lavoro. Ad oggi sono oltre 200 persone richiedenti asilo che hanno trovato lavoro nella azienda di Montefalco, nei diversi periodi dell’anno e la collaborazione ha dato ottimi risultati. I rifugiati vengono assunti come salariati agricoli, con tutte le carte in regola, e seguono tutte le attività in azienda dalla potatura delle viti alla raccolta dell’uva, nei campi o in cantina, e in media lavorano fino a 180 giornate all’anno. In questo modello, Marco Caprai agisce come un pioniere che ha capito una verità fondamentale del mercato contemporaneo: la qualità non è più solo nel calice, ma nell’intera filiera umana che lo produce e con questo progetto non sta solo coltivando vigneti, ma un nuovo paradigma di imprenditoria agricola e di sostenibilità sociale. L’integrazione promossa da Arnaldo Caprai si è rivelata vincente, basti pensare che il 60% dei migranti è rimasto a lavorare stabilmente presso l’azienda, dimostrando che l’accoglienza si può trasformare in beneficio per il territorio e per l’impresa.
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