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SUMMER FANCY FOOD DI NEW YORK

La cucina italiana promossa in Usa, ma dove l’Italian Sounding costa 40 miliardi di euro

Coldiretti: il 69% degli italiani che l’hanno provata esprime una valutazione positiva. Ma cresce la preoccupazione per vino, formaggi e salumi fakes

Il cibo italiano conquista gli italiani negli Stati Uniti grazie alle sue caratteristiche uniche, famose nel mondo, ma “ingredienti fake” e il fenomeno dell’Italian Sounding rappresentano una minaccia concreta. Sull’onda anche del riconoscimento Unesco, infatti, la cucina italiana negli Usa viene “promossa” da 7 turisti su 10 anche se non sempre ricette e, soprattutto, ingredienti, sono all’altezza della tradizione culinaria made in Italy. Ad affermarlo è un’indagine Coldiretti/Ixe’ realizzata in occasione del Summer Fancy Food di New York, evento leader per il comparto food, di scena fino al 30 giugno allo Javits Centre, dove i cuochi contadini di Campagna Amica che si sono messi all’opera per far assaggiare le specialità tricolori più note.
Tra i nostri connazionali che hanno avuto occasione di mangiare in ristoranti italiani negli States, o che si presentavano come tali, il 69% esprime una valutazione positiva o almeno sufficiente della qualità della cucina proposta: l’11% la considera ottima, il 28% buona e il 30% sufficiente. Le valutazioni negative risultano più contenute, con il 21% che la giudica scarsa e appena il 5% pessima mentre un’analoga percentuale non si pronuncia. Il sondaggio di Ixe’ conferma, inoltre, il forte legame degli italiani con l’autenticità delle proprie tradizioni gastronomiche. Quando vengono individuati dei difetti nella cucina italiana proposta all’estero, le critiche riguardano soprattutto la distanza dalle ricette originali (29%), l’utilizzo di imitazioni dei prodotti italiani (28%) e l’impiego di ingredienti considerati di qualità inferiore (25%). Più limitato, invece, il peso attribuito agli stereotipi sull’italianità di locali e ristoranti (18%). Gli italiani riconoscono, dunque, il successo internazionale delle proprie specialità gastronomiche, ma chiedono maggiore attenzione alla fedeltà delle ricette, alla qualità delle materie prime e all’utilizzo di autentici prodotti italiani, elementi considerati fondamentali per preservare il valore e la reputazione del made in Italy a tavola.
La cucina italiana vale oggi nel mondo ben 251 miliardi di euro, con una crescita del +5% sull’anno precedente, secondo l’analisi Coldiretti su dati Deloitte Foodservice Market Monitor 2025. Stati Uniti e Cina rappresentano, insieme, oltre il 65% dei consumi globali per la cucina italiana
. Ma, afferma Coldiretti, “l’Italian Sounding fatto in Italia attraverso l’inganno dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale costa 2 miliardi di euro ai nostri agricoltori e si aggiunge ai 40 miliardi di euro Italian Sounding made in Usa. Oltre che una perdita in termini di opportunità di export negli Stati Uniti, si pone un grave problema sulla tutela della salute dei cittadini”.
Al Summer Fancy Food di New York, nel Coldiretti Theatre è stata allestita un’esposizione “per denunciare lo scandalo dell’Italian Sounding, sia nella sua versione più evidente, con i prodotti taroccati, dal parmesan alla mozzarella, sia in quella più subdola, con le manipolazioni permesse dalla normativa europea che fa diventare italiano un prodotto che non lo è. Accanto a questo, Coldiretti ha portato a New York le eccellenze 100% italiane sotto il titolo “I campioni del cibo sano” e con lo slogan la prevenzione inizia con il cibo naturale e l’agricoltura in contrapposizione al proliferare dei cibi ultra formulati che attaccano la salute soprattutto dei più giovani”.
Coldiretti ha affermato che, “per quanto riguarda l’inganno del codice doganale, l’esempio simbolo è rappresentato dalle cosce di maiali olandesi o tedeschi che diventano prosciutti italiani attraverso la semplice operazione di salatura, ma c’è anche il triplo concentrato di pomodoro cinese al quale viene aggiunta acqua per trasformarlo in passata tricolore, o le olive tunisine che diventano olio extravergine nostrano grazie agli inganni permessi dalla norma sul traffico di perfezionamento attivo. Fino al latte tedesco o polacco usati per fare mozzarella con la bandiera bianca, rossa e verde sulla confezione. Accanto all’Italian Sounding fatto in Italia resta il problema della sempre più fiorente industria statunitense del falso, dalla quale escono ogni anno prodotti per un valore stimato in 40 miliardi di euro. Secondo un’analisi di Coldiretti basata sui dati dell’Usda, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, il fenomeno dell’Italian Sounding nel settore lattiero-caseario ha raggiunto dimensioni imponenti. Negli Usa vengono prodotti ogni anno circa 222 milioni di chili di parmesan, 170 milioni di chili di provolone, 23 milioni di chili di pecorino romano e quasi 40 milioni di chili di altri formaggi che richiamano la tradizione italiana, come il friulano. A questi si aggiungono oltre 2 miliardi di chili di mozzarella, portando la produzione complessiva di formaggi “italian style” a sfiorare i 2,7 miliardi di chili. La produzione è concentrata soprattutto negli Stati del Wisconsin, della California e di New York, da cui proviene circa il 90% dei formaggi di ispirazione italiana realizzati negli Stati Uniti. Un volume che ha ormai superato quello di alcuni dei più tradizionali formaggi americani, come Cheddar, Colby, Monterey e Jack”. Il fenomeno, però, continua Coldiretti, non riguarda “soltanto i formaggi. Anche nel comparto dei salumi proliferano le imitazioni di prodotti simbolo del made in Italy, dai falsi prosciutti di Parma e San Daniele fino alle versioni estere di mortadella Bologna e salame Milano. Non meno rilevante è il caso del vino, dove vengono commercializzati kit e preparati che consentono di riprodurre artificialmente alcune delle più celebri denominazioni italiane attraverso l’utilizzo di polveri e aromi”.

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