Il vino, qualche volta, va ancora “a ruba”. Ma non nel senso positivo della metafora. Vittima di un furto da 3.000 bottiglie è uno dei nomi più celebri del vino italiano, Banfi. Ma se subito potrebbe venire in mente che “il bottino” si costituito da bottiglie di Brunello di Montalcino, denominazione a cui la cantina creata e tutt’oggi guidata dalla famiglia Mariani, ha dato uno sviluppo commerciale e internazionale fondamentale a cavallo tra la fine degli anni 80 e 90 del 1900, in realtà ad essere state rubate sono 3.000 bottiglie di Alta Langa Docg, le celebri e pregiate bollicine metodo classico piemontesi, che Banfi produce da anni nella sua cantina Banfi Piemonte, a Strevi. Il furto di interi bancali, avvenuto nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 giugno, lascia intendere che i ladri sapessero esattamente come muoversi. Infatti, hanno selezionato con molta cura le bottiglie, scegliendo diverse referenze di Alta Langa, dalla Cuvée Aurora e Cuvée Aurora Rosé alla Riserva 100 mesi. A comunicare la notizia è stata la stessa azienda.
“Da anni investiamo in sistemi di rintracciabilità dei nostri prodotti e, in particolare, delle etichette di punta come l’Alta Langa. Le bottiglie sottratte sono quindi identificabili e potenzialmente rintracciabili lungo la filiera: un elemento che potrà rivelarsi determinante per le indagini e che rende più difficile la loro eventuale commercializzazione”, dichiara il presidente Banfi, Rodolfo Maralli, che conclude: “abbiamo deciso di rendere pubblica la notizia per chiedere la collaborazione di clienti, operatori del settore e cittadini: qualora le bottiglie dovessero comparire in contesti insoliti o attraverso canali di vendita non riconducibili a quelli ufficiali, invitiamo a segnalarlo alle autorità competenti o all’azienda. Ogni informazione potrà contribuire a ricostruire il percorso delle bottiglie rubate e a favorire l’individuazione dei responsabili”.
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