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VINO & LAVORO

“Le imprese del vino che investono in benessere emotivo risultano più produttive”

L’analisi by Equalitas nel “tavolo” sul “Vino & Lavoro” a Montepulciano. Prossima sfida, “il rafforzamento della cultura della sicurezza”

Ambientale, economico, ed etico/sociale, sono i tre pilastri della sostenibilità di Equalitas, società le cui quote sono in maggioranza detenute da Federdoc, la Federazione dei Consorzi dei Vini a Denominazione di Origine, e che è da anni l’unico organismo interprofessionale esistente in Italia in ambito vitivinicolo e proprietaria dell’omonimo standard (varato nel 2015, ndr) che permette una certificazione dei livelli di sostenibilità di prodotto, aziende e territori vitivinicoli. Sostenibilità che, quindi, si declina anche in ottica di lavoro, un aspetto fondamentale per il mondo produttivo che sembra essere sempre più sensibile al tema. E questo è il risultato del “tavolo” sul “Vino & Lavoro” che vede protagonista Equalitas, progetto che si è sviluppato in cinque anni di confronto, ricerca e progettualità per fare della sostenibilità sociale uno dei pilastri imprescindibili della filiera vitivinicola italiana. Un traguardo del quale si è parlato al “Festival Luci sul Lavoro”, appuntamento annuale “a tema” di scena, nei giorni scorsi, nella Fortezza di Montepulciano, la città del Vino Nobile. L’incontro, moderato dal giornalista Rai Gianluca Semprini, ha visto la partecipazione di Federico Varazi, vice presidente Slow Food, Marco Morganti, presidente Assobenefit, Susanna Crociani, vice presidente Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, e Jean-René Bilongo, presidente Osservatorio Placido Rizzotto.
“Tra i risultati più significativi - ha spiegato Equalitas - è emerso il progressivo riconoscimento della sostenibilità sociale come componente imprescindibile nella filiera del vino. Secondo i risultati delle ricerche promosse e divulgate dal “tavolo”, il 95% delle imprese intervistate negli anni condivide la definizione di sostenibilità sociale proposta dal progetto ed in linea generale le imprese che investono in benessere emotivo risultano più produttive (fino al 23% in più di profitti ed il 78% in meno di assenteismo). In questo percorso, lo standard Equalitas, tra gli enti di normazione leader per la sostenibilità della filiera vitivinicola italiana, ha svolto un ruolo pionieristico, essendo tra i primi a integrare gli indicatori dedicati alla dimensione del lavoro (oltre 50 nello standard in vigore) e rendendo, quindi, sempre più misurabili e verificabili aspetti quali le pari opportunità, il welfare aziendale e la responsabilità sociale lungo tutta la filiera”. Ma, accanto ai progressi, ha evidenziato Equalitas, “si sono, tuttavia, evidenziate alcune criticità persistenti, imputabili a una combinazione di inerzia organizzativa, vincoli economici e scarsa percezione del ritorno sull’investimento, che riguardano, in particolar modo, l’adozione di certificazioni e la presenza femminile nei ruoli direttivi e manageriali”. Il confronto ha, infine, delineato le principali sfide e opportunità ancora aperte anche nel comparto vitivinicolo, “partendo dal contrasto allo sfruttamento del lavoro più vulnerabile, migrante in primis, il rafforzamento della cultura della sicurezza, il sostegno alle piccole imprese nell’adozione di strumenti di sostenibilità sociale e le potenzialità delle nuove generazioni. Temi già di strutturale importanza che assumono sempre più valore in relazione all’evoluzione del quadro normativo europeo, sia in riferimento alla direttiva Csrd sulla rendicontazione che in chiave di contrasto al social washing. Su queste basi si apre il nuovo ciclo del “tavolo permanente” con l’obiettivo di accompagnare la filiera vitivinicola italiana verso una sostenibilità concreta, misurabile e condivisa”.
Riccardo Ricci Curbastro, presidente Equalitas, ha sottolineato che “vogliamo proseguire questo percorso accompagnando la filiera verso le nuove sfide che attendono il comparto con l’obiettivo di consolidare il metodo costruito in questi anni, fondato su ricerca, dialogo e collaborazione, rafforzando il ruolo dei consorzi di tutela come motori di diffusione delle buone pratiche in cantina”.

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