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VINO E TERRITORI

Valpolicella, il futuro è nell’equilibrio, per “preservare il valore della denominazione”

I numeri del “Valpolicella Annual Report” n. 6 del Consorzio Vini Valpolicella, guidato da Christian Marchesini, presentato oggi a Venezia

La Valpolicella, con i suoi grandi vini rossi, Amarone in testa, che muovono un giro d’affari stimabile in 600 milioni di euro, i suoi paesaggi disegnati da ville storiche bellissime e marogne, i tipici muretti a secco che sorreggono i vigneti terrazzati, e la bellezza di Verona, tra le città italiane più visitate in assoluto, è uno dei territori italiani più preziosi del vino. Eppure, come tutti i territori, non può dormire sugli allori e cullarsi sui risultati raggiunti fino ad oggi. “La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei vini della Valpolicella nel panorama enologico nazionale e internazionale. È una sfida che il Consorzio e le aziende stanno affrontando insieme, con una visione di lungo periodo”. A dirlo il presidente del Consorzio dei Vini della Valpolicella, Christian Marchesini, nella presentazione del “Valpolicella Annual Report” n. 6, oggi a Venezia, a Palazzo Ferro Fini, alla presenza del Governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, e del consigliere regionale Alberto Bozza, tra i promotori dell’incontro, prologo di “Venezia Superiore” (evento che vede i vini della Valpolicella protagonisti nella città della Laguna, e che proseguirà questa sera al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto sul Canal Grande, con la degustazione di oltre 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore di 19 aziende del territorio, servite fredde, ad una temperatura di 6/8 gradi, ndr).
I numeri raccontano di un vigneto ormai stabilizzato su 8.614 ettari, quello della principale denominazione rossista del Veneto, che si estende su 19 comuni, per una filiera composta da oltre 2.200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Verona conferma il primato per superficie vitata (15%), seguita da Negrar, San Pietro in Cariano (entrambi al 13%) e Illasi (11%), che insieme concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione (52%). Il patrimonio varietale resta fortemente identitario, con la Corvina che rappresenta il 56% della superficie rivendicata, seguita da Rondinella e Corvinone (19% ciascuna), mentre la Molinara si mantiene al 2%. Nel 2025 la produzione si è attestata a 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 quintali destinati all’appassimento, ai livelli del 2016. L’imbottigliato della denominazione ha raggiunto quasi 57,5 milioni di bottiglie, in calo del 3% sul 2024. La flessione interessa tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso a 27,37 milioni (-3,7%) e il Valpolicella a 16,50 milioni (-2,7%), confermando così una fase di normalizzazione dei volumi.
Tra gli approfondimenti del Report, la composizione dell’imbottigliato per dimensione aziendale evidenzia una denominazione nella quale convivono modelli imprenditoriali eterogenei, ma complementari. Se nelle aziende piccole il Valpolicella Doc pesa per il 40%, nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi il Ripasso diventa la tipologia prevalente (45-50%). Resta, invece, stabile in tutte le categorie il ruolo di Amarone e Recioto, che rappresentano tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo, a testimonianza di una filiera impegnata a costruire il valore della denominazione attraverso un’offerta ampia e trasversale.
Per l’internazionalizzazione della denominazione, l’anno scorso, il Consorzio ha promosso 27 attività in 16 Paesi (Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, Uk e Usa) distribuiti nei cinque continenti. “La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto, ma nella qualità - ha sottolineato il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani - la Valpolicella ne è la conferma perché è nel nome stesso che viene indicata un’eccellenza territoriale su cui si è sviluppata una cultura enologica superlativa con una denominazione che ha raggiunto posizioni di assoluto rilievo internazionale. Il frutto di un grande impegno che ha le sue radici nell’identità stessa del territorio con uve antiche ed autoctone che crescono nel Veronese e lo caratterizzano da quando l’uomo lavora la terra per produrre il vino. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato. Lo confermano i dati, ma anche l’impegno che viene profuso nei vigneti, nelle cantine e in tutto il mondo che ruota intorno al vino”.

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