Che cosa racconta davvero un piatto di pasta? E quanto possono dire di noi un calice di vino, una ricetta tramandata di generazione in generazione o il linguaggio utilizzato per descrivere un sapore? Sono domande che spostano l’attenzione dal cibo come semplice nutrimento al cibo come fenomeno culturale, sociale e simbolico. Un terreno di indagine in “Linguaggi dell’enogastronomia”, il nuovo volume del semiologo Gianfranco Marrone, che esplora il modo in cui alimenti, ricette, vini e pratiche della tavola contribuiscono a costruire significati, identità e relazioni. Perché, come suggerisce l’autore, quando mangiamo non consumiamo soltanto cibo: partecipiamo a un sistema di segni che racconta chi siamo, da dove veniamo e il mondo in cui viviamo.
A introdurre il lettore in questa riflessione è una scena ormai entrata nell’immaginario collettivo: quella di “Un americano a Roma”, film del 1954, in cui Nando Mericoni, interpretato dal grande Alberto Sordi, deciso a rinnegare le proprie origini per inseguire il sogno americano, finisce per cedere davanti a un piatto di spaghetti. In quel momento i “maccheroni” non rappresentano soltanto un alimento, ma diventano il simbolo di un’identità che resiste e riaffiora nonostante ogni tentativo di negarla. Da qui Marrone sviluppa un percorso che attraversa letteratura, storia e cultura gastronomica, mostrando come il cibo sia sempre portatore di significati che vanno oltre la sua funzione primaria. Le ricette, da Pellegrino Artusi, “padre” della cucina italiana, a Julia Child, la più famosa cuoca americana, non sono semplici istruzioni da seguire, ma testi capaci di trasmettere conoscenze e autorevolezza. Gli chef diventano figure che incarnano ruoli, valori e visioni del mondo differenti, mentre i grandi banchetti del passato si rivelano strumenti di rappresentazione del potere e del prestigio sociale.
Anche il vino occupa uno spazio significativo in questa analisi. Il linguaggio della degustazione, i rituali che accompagnano il servizio e il lessico specialistico utilizzato da professionisti e appassionati contribuiscono, infatti, a creare appartenenza, distinzione e identità. Un calice racconta molto più delle sue caratteristiche organolettiche: parla di cultura, di territorio e delle comunità che ne condividono significati e valori.
Nel volume (Laterza Edizioni, giugno 2026, pp. 208, prezzo di copertina 15 euro), l’enogastronomia diventa, così, una chiave di lettura per comprendere la società contemporanea. Perché a dietro ogni piatto, ogni bottiglia e ogni gesto a tavola si nasconde un universo di simboli che influenza il nostro modo di percepire il mondo e di relazionarci agli altri. E, come ricorda Marrone, spesso ne facciamo esperienza senza nemmeno rendercene conto.
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