Come in Francia anche in Italia nessuna previsione ufficiale sulle quantità della vendemmia 2026 - iniziata in questi giorni - ma solo dati a consuntivo, a raccolta finita, con il “sipario” delle stime vendemmiali, che, dunque, resta chiuso, come anticipato da WineNews. A comunicarlo ufficialmente, oggi, sono Assoenologi ed Uiv, in una nota in cui si spiega che “per la campagna vitivinicola 2026, si è deciso di non organizzare la tradizionale conferenza dedicata alle previsioni vendemmiali di Assoenologi, Ismea e Uiv. La scelta nasce dalla volontà di fornire informazioni quanto più accurate e rappresentative possibile dell’andamento della stagione. In un contesto caratterizzato da condizioni climatiche sempre più variabili, le stime effettuate prima della conclusione della raccolta possono risultare soggette a significative variazioni. Per questo motivo, si ritiene più utile presentare i dati consuntivi al termine della campagna vendemmiale, quando sarà possibile offrire un quadro completo e affidabile della produzione, della qualità delle uve e delle principali caratteristiche dell’annata”. Per questo le due organizzazioni, Assoenologi e Uiv, auspicano che “come richiesto agli organi competenti, si possa anticipare a metà del prossimo novembre la dichiarazione per la raccolta delle uve”.
Una scelta ed una richiesta, che arrivano da due delle organizzazioni di categoria italiane, che ricalca, come detto, quella della filiera di Francia, che già nei giorni scorsi ha richiesto ufficialmente al Governo di non divulgare previsioni troppo precoci ad agosto, come WineNews ha riportato già dal 9 luglio qui. Una presa di posizione ufficiale, sulla decisione di non sbilanciarsi in stime quantitative precoci, quella di Assoenologi e Uiv, che, peraltro, fa eco a quanto già comunicato ieri, nel racconto del via della vendemmia in Sicilia (che durerà quasi 100 giorni nel “continente enoico”, come ricorda sia Consorzio Doc Sicilia che Assovini) ed in Oltrepò Pavese (da Conte Vistarino a Defilippi I Gessi), e da domani anche in Franciacorta, uno dei territori simbolo della spumantistica italiana e mondiale.
Una linea di condotta, va detto, condivisibile e dettata dal buon senso, visto che spesso, negli ultimi anni, le previsioni quantitative lanciate a vendemmia iniziata da pochi giorni sono state riviste, e anche di molto, in alcuni casi, a causa delle bizzarrie del clima e di eventi estremi, sempre più frequenti. Ma è una scelta che è stimolata, anche, dal momento particolarmente delicato che sta attraversando la filiera del vino, con la volontà di evitare speculazioni su prezzi di uve e vini sfusi basate su dati che possono poi risultare inesatti, creando inutili, ulteriori complicazioni sul mercato. E, così, dunque, per sapere come sarà andata quest’anno tra i filari, “l’appuntamento sarà programmato dopo la conclusione della vendemmia, per condividere un’analisi approfondita dei risultati della campagna 2026 e delle prospettive del comparto vitivinicolo”, concludono Assoenologi e Uiv.
Anche Coldiretti, ieri, in una nota stampa, ha spiegato che “mai come quest’anno risulta difficile fare previsioni quantitative su una vendemmia che sarà di fatto spalmata su un arco di quasi cinque mesi e che rappresenta una vera e propria sfida enologica per le aziende, anche in considerazione della concentrazione zuccherina che le temperature record e la siccità stanno per ora determinando nelle uve. Sembra, invece, al momento scongiurato il rischio peronospora, con una qualità che si annuncia un po’ dappertutto come eccellente”.
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