02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
IL SEGNALE

Vendemmia 2026 in Italia al via. Ma le classiche “stime” potrebbero saltare, andando a “consuntivo”

Da rumors WineNews è l’orientamento delle organizzazioni di categoria (come in Francia): niente dati “errati” in una fase delicata per il settore
ITALIA, RUMORS, STIME VENDEMMIA, VENDEMMIA 2026, vino, Italia
Vendemmia 2026 in Italia al via. Ma le classiche “stime” potrebbero saltare (ph: ChatGpt)

A piccoli passi, dalla Sicilia (da Cantine Settesoli a Cantine Ermes) all’Oltrepò Pavese (Conte Vistarino) - da dove sono arrivate comunicazioni ufficiali in materia di aziende o organizzazioni di categoria (Coldiretti) - la vendemmia 2026 è già iniziata o sta per farlo. Ed in molti territori italiani sembra essere una delle più precoci di sempre. Ma per sapere come andrà, bisognerà aspettare la fine. Sia in maniera “concreta”, come sempre, che mediatica. Perchè, da quanto apprende WineNews, in questo 2026 di grande incertezza, non ci saranno le stime di vendemmia più o meno “precoci” delle diverse rappresentanze di filiera, non ci saranno quantitativi produttivi stimati o ipotizzati. Che, peraltro, abbiamo sempre riportato negli ultimi anni, per dovere di cronaca, ma sottolineando come queste fossero a rischio costante di essere smentite o ampiamente riviste, per un capriccio del meteo, per qualche disomogeneità nei metodi di raccolta e analisi dei dati nei diversi territorio, e non solo. Così, un po’ come già successo in Francia, dove le organizzazioni di categoria hanno richiesto ufficialmente al Governo di non divulgare previsioni troppo precoci già ad Agosto, come WineNews ha riportato qui, in Italia l’orientamento che sta prendendo piede, dicono i rumors, sarebbe quello di non produrre stime neanche tra inizio e metà settembre, come avvenuto negli ultimi anni, ma di aspettare più avanti, con gran parte delle uve in cantina, se non, addirittura, di diramare dati soltanto a consuntivo.
Questo per evitare, come spesso successo, di diramare stime che, spesso, erano ad un tempo sia “vecchie”, perchè a condizioni climatiche mutate rispetto al momento delle rilevazioni, che “anticipate”, perchè la vendemmia è lunga e gli imprevisti sono tanti: grandine, temporali forti che possono fare danni fisici o portare la diffusione di muffe, e così via. Inoltre, c’è un sentiment diffuso sul fatto che se quando tutto va bene, a livello di mercato, fare previsioni che poi vanno riviste, anche profondamente, forse, non è un gran danno, dare numeri inesatti che possono dare adito a speculazioni su prezzi di uve e vini sfusi in una fase in cui le cantine faticano e le tensioni sui valori già sono elevate, potrebbe aggiungere (inutilmente e dannosamente) ulteriori complicazioni ad un tessuto imprenditoriale, quello del vino, fatto di migliaia di viticoltori ed aziende che si trovano ad affrontare una congiuntura complicatissima e in gran parte dovuta a fattori “esterni”, tra crisi geopolitiche che pesano su costi di produzione e consumi, cambiamento delle abitudini dei consumatori, campagne salutiste, cambiamenti climatici e non solo.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli