La vendemmia 2026 - la prima, da molti anni, su cui potrebbero essere dati numeri “ufficiali” solo a consuntivo e non valori produttivi stimati in corso d’opera, con le organizzazioni di categoria orientate, da rumors WineNews, a non dare dati che potrebbero essere inesatti (tra clima e modalità di raccolta dei dati stessi) e creare ulteriore complessità sul mercato, come abbiamo scritto qui - già iniziata con qualche grappolo tagliato nei giorni scorsi in Sicilia (come raccontato da Cantine Settesoli a Cantine Ermes) e in Oltrepò Pavese (Conte Vistarino), inizia ad entrare a piccoli passi nel vivo. E se a giorni, probabilmente nel fine settimana, anche la Franciacorta, distretto di primissimo piano della spumantistica metodo classico italiana, dovrebbe vedere le cantine dare il via alle operazioni di raccolta, proprio dall’Oltrepò Pavese, la Coldiretti, dai filari l’azienda vinicola “Defilippi I Gessi”, ad Oliva Gessi, sottolinea, in queste ore, come sia “scattata con dieci giorni di anticipo la vendemmia in Italia, sotto l’effetto del grande caldo che ha accelerato la maturazione dei grappoli mentre la siccità rappresenta un’incognita per le rese”. Si parte, ovviamente, anche in Oltrepò, con le varietà bianche più precoci da spumante, ma anche l’organizzazione guidata da Ettore Prandini sottolinea come “mai come quest’anno risulta difficile fare previsioni quantitative su una vendemmia che sarà di fatto spalmata su un arco di quasi cinque mesi e che rappresenta una vera e propria sfida enologica per le aziende, anche in considerazione della concentrazione zuccherina che le temperature record e la siccità stanno per ora determinando nelle uve. Sembra, invece, al momento scongiurato il rischio peronospora, con una qualità che si annuncia un po’ dappertutto come eccellente”.
In ogni caso, l’avvio della raccolta in Oltrepò Pavese, dove generalmente le operazioni scattavano dalla prima decade di agosto, sottolinea la Coldiretti - fotografa la realtà di un cambiamento climatico che è ormai diventato un fattore strutturale di cui i viticoltori sono costretti a tenere in considerazione nelle strategie aziendali. In Toscana si potrebbe iniziare a raccogliere le uve Sangiovese addirittura intorno a metà agosto, una data assolutamente inconsueta per i vini rossi, che tradizionalmente abbracciano il periodo tra settembre, ottobre e novembre. Ma, assieme a caldo e siccità, sulla vendemmia 2026 pesa anche l’incognita maltempo, con la grandine che ha già colpito a macchia di leopardo causando gravi danni ai vigneti, dal Nord al Centro.
“Fattori che cadono in un periodo peraltro già complesso per il settore, gravato dal peso della burocrazia, dall’aumento dei costi di produzione legato alle tensioni geopolitiche e dalle guerre commerciali, senza dimenticare i cambiamenti delle abitudini di consumo. Per questo la Coldiretti rilancia sul tema della sburocratizzazione, sulla necessità di consolidare i mercati esistenti ma di aprirsi a nuovi e sulla necessità di continuare a investire in un piano di rilancio che tenga conto anche della capacità di raccontare al vino in maniera più efficace anche nei confronti delle nuove generazioni così da rafforzare la competitività di un settore che sta affrontando una fase delicata”. Secondo un’analisi Coldiretti, la burocrazia ruba 1,6 miliardi all’anno ai produttori, mentre le giacenze in cantina sono aumentate del 6,7% in quantità sullo scorso anno.
A ciò si aggiunge l’aumento incontrollato dei costi legato alle tensioni geopolitiche. La guerra in Iran ha portato un aggravio di 250 euro ad ettaro per ogni azienda, come evidenziato dal Centro Studi Divulga, tra aumento dei prezzi di energia, fertilizzanti e materiali, mentre l’export si è ridotto del 7% in valore nei primi quattro mesi del 2026, con una punta del 15% sul mercato Usa, gravato dai dazi di Trump. Una ulteriore criticità di cui tener conto è rappresentata dalla difficoltà a reperire manodopera specializzata per le operazioni vendemmiali.
Nonostante i passi avanti fatti grazie anche all’azione della Coldiretti sul fronte dei flussi e le tutele garantite per contrastare le alte temperature, resta la carenza di personale qualificato lamentata da molte aziende. Ma in ogni caso il vino resta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale - ricorda la Coldiretti - forte anche della sua resilienza e dell’impegno quotidiano delle 241.000 imprese viticole attive. Il fatturato si aggira sui 14 miliardi di euro, con una superficie di 681.000 ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% dei vigneti dedicati alle Indicazioni Geografiche. Un primato che si accompagna ad una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone.
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