Gulfi ha un manifesto scritto sul sito. Parla di “migliorare e tramandare”, di terra in prestito, di biologico e sostegno alla vite ad alberello, affinché cresca da sola sana e in equilibrio, senza l’aiuto di chimica di sintesi e di irrigazione. Cita la sacralità della vendemmia a mano e di vini che racchiudono terra, suoni e colori di Sicilia. E che portano in etichetta un mosaico di Piazza Armerina: sono Eros (Gulfi) e Psiche (la terra), che si amano dando vita ad una figlia di nome Voluttà (il vino). Gulfi nasce dalle mani di Vito Catania, che negli anni Novanta torna sui Monti Iblei dalla Francia, decidendo di fondare Gulfi con idee molto chiare e pionieristiche rispetto alla filosofia con cui voleva coltivare uva e produrre vino. L’attività poi si espande verso le contrade di Pachino e i pendii etnei di Randazzo. Qui, in contrada Pino, da 1,5 ettari di filari, crescono Pinot Nero e Nerello Mascalese, che danno vita al Pinò e al Reseca. Dopo una lunga macerazione sulla bucce e due anni di maturazioni in tonneaux, il Reseca 2022 presenta un naso profondo e intenso quanto il suo colore: note rosse di amarena e rosa s’intrecciano a quelle balsamiche di sottobosco, arricchite da spezie orientali e cenni di chinotto. La bocca è subito sapida e altrettanto fresca, si muove lenta e aderente al palato, lasciando tracce pepate e rocciose, floreali e fruttate, leggermente ammandorlate e salate sulle labbra.
(ns)
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