Il problema è banale quanto diffuso, e chi organizza una gita in cantina deve sempre risolvere la stessa equazione: scegliere una persona designata alla guida, che quindi non può bere, oppure affidarsi ai mezzi pubblici, spesso scarsi e legati ad orari scomodi nelle zone rurali, o addirittura inesistenti. Un ostacolo logistico sufficiente a scoraggiare molte persone, soprattutto chi vive in città e vuole guidare dopo una degustazione. In Germania a settembre, per quattro fine settimana, Uber - piattaforma globale di mobilità che mette in contatto passeggeri e autisti tramite un’app - lancia un servizio “Uber Weintaxi”, ovvero un “wine taxi” che collegherà Francoforte al Rheingau, la regione vinicola che si trova a poco più di un’ora dalla città. Le navette partiranno intorno alle 10 del mattino da un punto a scelta in centro, porteranno i passeggeri in alcune cantine selezionate - per incontrare i produttori, fare visite guidate e degustare gli ottimi Riesling del territorio - e li riaccompagneranno indietro nel primo pomeriggio. Quattro veicoli al giorno, fino a sei persone ciascuno. Un’idea che potrebbe essere copiata in molti territori del vino italiano, spesso isolati e mal collegati, per promuovere l’enoturismo ed evitare a chi decide di fare un tasting il rischio di oltrepassare i limiti che giustamente la legge impone al momento di mettersi alla guida .
“I grattacieli di Francoforte e i vigneti del Rheingau sono più vicini tra loro di quanto molti pensino - afferma Christoph Weigler, ceo Uber Germania - con il taxi del vino Uber trasformiamo questa vicinanza in un’esperienza unica e confortevole: facile e prenotabile digitalmente, ad un prezzo interessante e senza dover mettersi personalmente al volante”. Il meccanismo del “wine taxi” tedesco offre uno spunto applicabile a molte zone vinicole italiane, specialmente quelle vicine alle città dal punto di vista geografico, ma percepite come lontane per mancanza di collegamenti. In Italia esistono numerosi territori enologici ad un’ora o poco più da un grande centro urbano, spesso serviti da pochi bus al giorno o da nessun trasporto pubblico utile nei fine settimana, che restano fuori dai radar di chi non guida o non vuole farlo per un weekend fuori porta.
Un servizio navetta stagionale, magari concentrato in certi periodi dell’anno, potrebbe funzionare da ponte tra città e campagna in molte denominazioni minori, quelle meno organizzate per accogliere turisti individuali e più penalizzate dalla dispersione delle aziende sul territorio. Un simile progetto richiederebbe il coinvolgimento coordinato di più produttori, non necessariamente solo i più noti, e potrebbe diventare un modo per far conoscere anche le realtà più piccole, altrimenti raggiungibili solo con mezzo proprio ed una programmazione del tutto autonoma da parte del visitatore.
Il valore aggiunto non sta soltanto nel trasporto in sé, ma nel fatto che il servizio impone una selezione ed un racconto: chi organizza la navetta deve scegliere quali cantine visitare, costruire un itinerario, coordinare orari e guide, in pratica creare una narrazione condivisa del territorio che i singoli produttori, da soli, faticano quasi sempre a costruire. È esattamente il tipo di collante che manca a molte zone vinicole italiane frammentate, dove la vicinanza fisica tra aziende non si traduce quasi mai in una proposta turistica unitaria e coerente.
Rimuovere l’ostacolo logistico più elementare, chi guida e chi no, può sembrare un dettaglio minore. Ma è spesso proprio quel dettaglio a decidere se una gita fuori porta si fa davvero oppure resta un’idea rimandata all’infinito, un’occasione persa per territori che avrebbero tutto da guadagnare.
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