Obbligo di certificazione di sostenibilità per il 75% delle aziende vinicole della regione entro il 2030, che salirebbe al 90% entro il 2045, mentre le nuove cantine che intenderanno produrre vino nell’areale dopo il 2030 dovranno tutte essere 100% sostenibili. E anche quelle esistenti che decideranno di ampliare, invece, la propria superficie di oltre il 10% saranno soggette all’obbligo. È un piano climatico ambizioso quello messo in piedi dal Governo della Napa Valley, in California, dal costo di 1,1 miliardi di dollari e che ha come obiettivo finale la neutralità carbonica della regione entro il 2045. E che prevede tanti altri accorgimenti, non solo riguardo al settore vitivinicolo locale (che, ovviamente, è protagonista delle richieste più significative essendo la Napa Valley la zona vinicola più importante degli Usa), ma anche circa la riduzione delle emissioni da trasporto su strada, il riciclo dei rifiuti, il ripristino delle aree boschive e l’ammodernamento “green” degli edifici (addirittura si lavora sul divieto di vendita di scaldabagni e caldaie a gas, in favore dell’elettrico). L’approvazione finale, da parte del Napa County Board of Supervisors e con le votazioni delle municipalità di American Canyon, Calistoga, Napa e St. Helena e Yountville, è attesa per il 3 novembre, ma il settore vinicolo locale sta opponendo resistenza.
La Napa Valley Vintners, associazione di categoria che abbraccia 550 aziende vinicole dell’area, ha, infatti, affermato che il piano proposto manca di sufficienti dettagli attuativi e di priorità, mentre Jolene Yee, general counsel and Vp government affairs di Delicato Family Wines, una delle più grandi aziende vinicole degli Stati Uniti, ha scritto in una lettera che la strategia di finanziamento è vaga e lascia le aziende incerte sui costi: “le famiglie che da generazioni si prendono cura dei terreni agricoli di Napa sono già sottoposte a forti pressioni - scrive - un piano di questa portata deve essere realistico, trasparente ed equo nelle sue richieste”. L’organo esecutivo della Contea ha risposto spiegando che le analisi dettagliate costi-benefici e gli impatti specifici sui costi per le imprese e i residenti esulano dall’ambito del piano, poiché ciò richiede dettagli programmatici che verranno forniti in seguito.
Secondo il piano climatico, la Napa County esercita un’influenza significativa sulle pratiche di sostenibilità del settore, ma al tempo stesso ha il potenziale per diventare un leader mondiale nei metodi di produzione del vino a basse emissioni di carbonio. I promotori citano uno studio di Visit Napa Valley, secondo il quale nel 2023 il territorio ha accolto 3,7 milioni di visitatori, molti dei quali arrivati in auto, costituendo a loro volta una fonte importante di inquinamento da trasporto su strada, che rappresenta il 30-40% delle emissioni della zona (la Napa Valley, del resto, è la regione del mondo dove è esploso l’enoturismo, ndr). Da qui l’idea di promuovere l’utilizzo di autobus e carpooling, aggiungere stazioni di ricarica per veicoli elettrici e aumentare gli incentivi per l’acquisto di questo tipo di auto per i residenti.
Inoltre, in Napa Valley vengono trasportati ogni anno tra i 12 e 20 milioni di galloni di acque reflue vinicole. Troppi, secondo i promotori del piano che vorrebbero risolvere deviando il 5% delle acque reflue vinicole esportate verso impianti di trattamento locali entro il 2030, il 10% entro il 2035 e il 20% entro il 2045 rispetto ai livelli del 2019, oltre a garantire che il trasporto delle acque reflue rimanenti sia alimentato da diesel rinnovabile, elettrico o altre alternative a zero emissioni di carbonio a partire dal 2030.
Sotto l’ombrello più ampio dell’agricoltura, ci sono anche altre linee guida raccomandate e che, qualora il piano venisse approvato, sarebbero da ottemperare: dalle pompe di irrigazione diesel che dovranno passare all’elettricità, dall’energia solare o dal diesel rinnovabile entro il 2035 ai trattori che dovranno abbandonare i combustibili fossili, fino all’utilizzo di pecore tra i filari al posto delle macchine agricole e di mangimi alternativi per il bestiame come alghe marine per ridurre le emissioni di gas serra. Nel 2019, infatti, (anno scelto appositamente per evitare dati distorti dovuti alle anomalie della pandemia) la Napa Valley ha prodotto 1,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica, con il trasporto su strada responsabile del 39%, l’energia degli edifici del 23%, i rifiuti solidi del 16%, le attrezzature fuoristrada del 9% e l’agricoltura dell’8%. Secondo una proiezione, soltanto strategie mirate relative ai rifiuti potrebbero contribuire fino al 51% alla riduzione totale delle emissioni della regione entro il 2030.
“I vigneti costituiscono una parte significativa del paesaggio agricolo della Napa Valley e rappresentano un’opportunità per un’azione climatica significativa attraverso pratiche di gestione sostenibile che offrono anche benefici aggiuntivi, come una migliore salute del suolo, maggiore biodiversità, riduzione della lavorazione del terreno e più habitat per gli impollinatori - si legge nella bozza del piano climatico - sforzi che riflettono l’impegno collettivo della regione verso una viticoltura climate-smart, mantenendo al contempo la reputazione della Napa Valley per la produzione di vini di alta qualità”. Appuntamento, dunque, al 3 novembre.
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