Mentre centinaia di milioni di persone continuano a soffrire la fame e la popolazione mondiale si prepara a crescere di quasi un miliardo di individui nei prossimi 25 anni, le foreste rappresentano una risorsa strategica spesso sottovalutata per la sicurezza alimentare globale. È il messaggio lanciato dal nuovo rapporto Fao realizzato con la rete internazionale per la gestione sostenibile di foreste, agricoltura e paesaggi Landscape Alliance, e intitolato “Foreste per il cibo: nutrire le persone, sostenere il pianeta”, che invita i governi a collocare foreste e alberi al centro delle politiche alimentari e nutrizionali.
Lo studio analizza il legame tra foreste e sicurezza alimentare e nutrizionale attraverso una metodologia basata sulla revisione della letteratura scientifica e sulla sintesi dei dati disponibili, con l’obiettivo di valutare in modo sistematico il contributo degli ecosistemi forestali alla nutrizione umana.
Per stimare il numero di specie alimentari forestali consumate nelle diverse regioni del mondo, gli autori hanno utilizzato i dati della Lista Rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), selezionando le specie già valutate, presenti negli ecosistemi forestali e riconosciute come utilizzate per l’alimentazione umana. Poiché non è stato possibile raccogliere informazioni comparabili e complete sugli alimenti selvatici per tutti i Paesi, il rapporto ha integrato i dati disponibili con consultazioni di esperti e con un’ampia revisione della letteratura scientifica e tecnica.
Per quanto riguarda il ruolo delle foreste nella preparazione del cibo, la principale fonte utilizzata è stata la Household Energy Database dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che raccoglie oltre 1.600 indagini rappresentative delle famiglie condotte in 171 Paesi tra il 1960 e il 2022 e consultate dagli autori nel febbraio 2024. Gli studi di caso nazionali sono stati, invece, costruiti attraverso interviste a stakeholder chiave, individuati con il supporto dei governi e degli uffici nazionali della Fao, sulla base di un questionario centrato sulle 6 raccomandazioni adottate dal Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (Cfs) nel 2017 per rafforzare il contributo della gestione sostenibile delle foreste alla sicurezza alimentare e nutrizionale e promuovere il diritto a un’alimentazione adeguata. Le interviste sono state affiancate da ulteriori revisioni bibliografiche e documentali suggerite dagli stessi stakeholder e dagli altri soggetti coinvolti nel processo di ricerca.
Secondo il rapporto “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” 2026 (Sofi) pubblicato da Fao, Ifad, Unicef, Pam-Programma Alimentare Mondiale e Oms, 645 milioni di persone hanno sofferto la fame cronica nel 2025, mentre il contributo delle foreste alla sicurezza alimentare resta ancora scarsamente considerato nelle statistiche nazionali e nei quadri politici. Eppure oltre 5 miliardi di persone dipendono, direttamente o indirettamente, dalle foreste per i propri mezzi di sussistenza.
Nel rapporto, il dg Fao Qu Dongyu sottolinea che “l’integrazione delle foreste nelle strategie nazionali, regionali e globali è essenziale per costruire sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili, ricordando che la conservazione e la gestione sostenibile delle foreste sono fondamentali per nutrire la popolazione, sostenere il pianeta e migliorare il benessere delle generazioni presenti e future”.
Le foreste forniscono una vasta gamma di alimenti ad alto valore nutrizionale, tra cui frutti selvatici, noci, semi, tuberi, funghi, insetti commestibili, pesce e carne selvatica. Oltre 50.000 specie selvatiche vengono utilizzate dall’uomo per alimentazione, medicina e altri scopi e almeno 10.000 sono consumate direttamente come cibo. In alcune comunità dipendenti dalle foreste, gli alimenti forestali arrivano a garantire fino all’80% del fabbisogno proteico quotidiano e quasi la metà del cibo consumato. Frutti, semi e noci apportano vitamine, minerali, calorie, oli e proteine, mentre radici, tuberi e funghi rappresentano importanti fonti di carboidrati e micronutrienti. Le foglie selvatiche, inoltre, forniscono vitamina A, calcio, ferro e proteine spesso carenti nelle diete delle comunità più vulnerabili.
Il ruolo delle foreste va, però, oltre l’alimentazione. Più di un miliardo di persone utilizza piante medicinali raccolte negli ecosistemi forestali e, nel 2022 1,8 miliardi di individui (23%) dipendevano dalla legna da ardere per cucinare, mentre 410 milioni usavano combustibili legnosi per bollire l’acqua e rendere sicuri gli alimenti. Le foreste generano, inoltre, reddito e occupazione, arrivando in alcune aree a rappresentare fino al 20% delle entrate delle famiglie rurali e fungendo da rete di sicurezza nelle crisi alimentari ed economiche. Determinante è anche il sostegno all’agricoltura grazie alla conservazione delle risorse idriche, al miglioramento della fertilità dei suoli, alla protezione dall’erosione, alla mitigazione degli eventi climatici estremi e alla tutela degli impollinatori. Il rapporto evidenzia che gli impollinatori supportati dagli ecosistemi forestali sono importanti per il 35% della produzione agricola mondiale. Inoltre, i bacini idrografici forestali garantiscono acqua dolce ad oltre l’85% delle principali città del pianeta e sostengono agricoltura, allevamento e pesca attraverso servizi ecosistemici fondamentali come regolazione delle acque, riciclo dei nutrienti, controllo dei parassiti, impollinazione e conservazione della biodiversità.
Nonostante questi benefici, il patrimonio forestale mondiale continua a ridursi: nell’ultimo decennio sono andati persi mediamente 10,9 milioni di ettari di foreste ogni anno e nel periodo 2015-2025 la deforestazione globale ha mantenuto ritmi analoghi. Un fenomeno che impoverisce la biodiversità, indebolisce i servizi ecosistemici e finisce per compromettere la produttività agricola e l’accesso a cibi nutrienti. Le evidenze regionali raccolte dal rapporto mostrano come il contributo delle foreste vari nelle diverse aree del mondo. In Africa, dove nel 2024 il 58,9% della popolazione ha sperimentato insicurezza alimentare moderata o grave, numerosi studi confermano che gli alimenti forestali migliorano la qualità della dieta e in alcune comunità la carne selvatica fornisce fino all’80% delle proteine consumate. Uno studio citato dalla Fao evidenzia, inoltre, che i bambini che vivono in aree con una maggiore copertura arborea tendono ad avere diete più varie e nutrienti. In Asia si concentra il maggior numero di specie forestali selvatiche utilizzate per l’alimentazione e oltre un miliardo di persone vive in condizioni di insicurezza alimentare o nutrizionale, mentre le popolazioni residenti vicino alle foreste mostrano spesso una maggiore diversità alimentare. Nelle Americhe, e in particolare nell’Amazzonia, il pesce rappresenta il 44% del cibo consumato in peso e il 78% delle proteine assunte, insieme a carne selvatica, noci del Brasile e bacche di açaí (piccoli frutti viola originari della foresta amazzonica, prodotti dalla palma Euterpe oleracea, ndr). In Europa, un’indagine svolta in 28 Paesi ha rilevato che il 90% dei cittadini consuma almeno un alimento forestale ogni anno e oltre un terzo mangia carne di selvaggina. In Oceania, infine, gli alimenti provenienti dalle foreste continuano a svolgere un ruolo importante nelle tradizioni alimentari e nella sicurezza nutrizionale delle popolazioni indigene.
Il documento analizza anche i progressi realizzati nell’attuazione delle raccomandazioni del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale del 2017 attraverso casi studio in Cina, Repubblica Dominicana, Marocco, Turchia e Uruguay, ma segnala diverse criticità ancora aperte: la perdita di foreste e biodiversità, la carenza di dati statistici sugli alimenti forestali, la scarsa integrazione tra politiche forestali e alimentari, la progressiva erosione delle conoscenze tradizionali e diritti fondiari spesso poco chiari o insufficientemente tutelati.
Per affrontare queste sfide la Fao propone 12 raccomandazioni, tra cui l’adozione di politiche integrate e adattate ai contesti locali, il rafforzamento dei quadri normativi, la diversificazione dei sistemi produttivi, la promozione della gestione sostenibile delle risorse forestali, l’aumento degli investimenti pubblici, il ricorso a fonti di finanziamento diversificate, il rafforzamento dei sistemi informativi e della ricerca, il sostegno all’innovazione tecnologica, la valorizzazione dei sistemi agroforestali, il consolidamento dei diritti delle comunità locali e una maggiore partecipazione delle donne e della società civile nei processi decisionali. Il messaggio conclusivo del rapporto è netto: le foreste non rappresentano soltanto ecosistemi da proteggere, ma una componente strategica dei sistemi alimentari mondiali, indispensabile per garantire cibo, salute, acqua, reddito e resilienza climatica a miliardi di persone.
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