Dall’analisi del suolo alla gestione del vigneto, dalla vendemmia alle scelte enologiche, dal blend alla tracciabilità della bottiglia: l’Intelligenza Artificiale si sta facendo spazio lungo tutta la filiera vitivinicola, aprendo nuove possibilità per chi produce vino, ma anche interrogativi sui limiti della tecnologia, sulla gestione dei dati e sul ruolo dell’esperienza umana. È da queste domande che nasce “L’algoritmo nel calice. Manuale di intelligenza artificiale per viticoltori e cultori del vino”, il libro di Massimo Somaschini, dottore in Agraria e consulente internazionale.
Articolato in cinque capitoli, il volume accompagna il lettore attraverso le possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale, seguendo un percorso che parte dal terroir e arriva al vino nel bicchiere. Si comincia dall’analisi predittiva dei terreni e dalla progettazione dell’impianto, per passare alla viticoltura di precisione, con sensori, droni, immagini satellitari e modelli capaci di supportare il monitoraggio dello stato delle piante, la gestione dello stress idrico e la previsione delle fitopatologie. Il percorso prosegue con la vendemmia e l’enologia predittiva, fino alle applicazioni che riguardano la composizione dei vini, gli assemblaggi, il controllo dei difetti e la tracciabilità di filiera attraverso la blockchain.
L’obiettivo? Offrire una visione d’insieme di strumenti e tecnologie che possono contribuire alle decisioni in campo e in cantina, senza trascurarne i limiti. Il libro affronta, infatti, anche questioni come la proprietà dei dati raccolti nel vigneto, la sostenibilità economica degli investimenti, le conseguenze sul lavoro e la responsabilità legata a previsioni errate. Un approccio che, nelle intenzioni dell’autore, vuole aiutare a distinguere le applicazioni realmente utili dalle mode tecnologiche, con un linguaggio accessibile anche a chi non ha competenze informatiche.
Il volume (Independently published, settembre 2026, pp. 236, prezzo di copertina 25 euro) si basa su una bibliografia di 175 fonti e propone casi di studio internazionali provenienti da Portogallo, Grecia, Taiwan e Stati Uniti, dedicando, inoltre, un approfondimento alla ricerca cinese. A completare il percorso sono un glossario e una guida pratica per chi desidera muovere i primi passi nell’utilizzo di questi strumenti.
Nel rapporto tra tecnologia e vino, la questione non è, dunque, soltanto ciò che un algoritmo può prevedere o ottimizzare, ma il modo in cui le informazioni raccolte possono aiutare a interpretare le variabili della produzione. La tecnologia può diventare uno strumento in più a disposizione di chi coltiva e vinifica, mentre le decisioni e l’identità del vino restano legate anche alla conoscenza del territorio e alla sensibilità di chi lo produce.
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