Oggi, nell’approccio al cibo in generale, e al vino in particolare, c’è chi vorrebbe passare da una cultura della consapevolezza, dell’informazione della libertà di scelta, ad una strategia del divieto e della limitazione imposta, in nome di un salutismo integrale e per certi versi estremo. Soprattutto se si parla di alcol e di vino, che, negli ultimi tempi, è oggetto di quella che, in molti, definiscono come una vera e propria demonizzazione. Che è “assurda, considerato che il vino è un pilastro della cultura occidentale, a partire dall’antichità, come ben evidenziato nel Simposio di Platone. Un elemento imprescindibile della nostra storia, cultura e società. Volerlo mettere in una lista nera è assurdo e deleterio”. A dirlo, a WineNews, il filosofo e saggista Massimo Cacciari, incontrato, nei giorni scorsi, a Roma, nel Forum Coldiretti, con il professore che, come già successo in passato, si è concesso ad uno scambio di vedute sul tema del vino. Che, come aveva detto anche in passato, e anche a WineNews, è un elemento fondamentale, identitario degli europei e degli italiani.
“Occorrono regole - aveva già detto il filososo Cacciari, sempre a WineNews - l’Italia, l’Europa in generale, dovrebbero battersi per un assetto plurale che, in base a norme e regole precise, tuteli anche l’individualità e la personalità di ciascun Paese, questo vale anche sotto il profilo culturale e generale. Bisogna riconoscere che quello che è in atto è un processo che va in tutt’altra direzione, è un processo di omologazione e di pensiero unico dentro cui stanno anche le questioni che riguardano l’egemonia delle grandi corporazioni multinazionali su settori come l’agroindustria”.
Un concetto ribadito, anche in questi giorni, con Cacciari, che ha invocato la necessità di riforme istituzionali per il funzionamento dell’Unione Europea: “o l’Europa si dà una vera dimensione di unità politica o si sfascerà anche l’unità economica. Non ci saranno più politiche unitarie davvero per l’agricoltura”. E neanche per il vino.
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