Il 96% degli operatori horeca lo conosce e l’81% lo ha in carta: il Collio regge la contrazione del mercato, guida i territori collinari nella qualità percepita dei bianchi (41%) e cresce nelle previsioni di acquisto. Sono le buone notizie che arrivano da “Collio Evolution” 2026 - l’evento istituzionale del Consorzio dei Vini Collio (dal 24 al 26 ottobre tra Gorizia e Cormòns) - per la storica denominazione che si estende nella provincia di Gorizia, racchiusa tra il torrente Judrio e il fiume Isonzo. Dalla ricerca “Collio Experience-La parola all’HoReCa”, realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio, emerge una denominazione saldamente radicata nel canale HoReCa, con livelli di conoscenza e di presenza in assortimento tra i più alti nel panorama dei bianchi fermi italiani.
Una denominazione premiata da una rinomanza fondata non certo sulla quantità di bottiglie prodotte - 6 milioni su poco più di 3300 ettari - ma sulla qualità dei suoi bianchi. “La forza del Collio - ha confermato Luca Raccaro, presidente del Consorzio a margine della presentazione dell’indagine - sta nella qualità, frutto di esperienza, conoscenza e passione tramandate da generazioni, in un territorio dove le piccole aziende familiari custodiscono la terra, curano i vigneti e investono nella sostenibilità. Qui il vino non è solo prodotto agricolo, ma parte di un ecosistema che comprende turismo, cultura, ambiente e sviluppo economico. In un mondo in rapido cambiamento in cui il settore vitivinicolo attraversa un momento complesso, il Collio trasmette valori senza tempo: il lavoro paziente, la bellezza del paesaggio e la capacità di trasformare la tradizione in futuro. Questa è la sua forza più grande e la migliore risposta alle sfide del mercato”.
L’indagine focalizza lo sguardo su chi il vino lo sceglie e lo propone ogni giorno e per capire da cosa nasce la resilienza dei vini Collio, Nomisma Wine Monitor ha intervistato online 100 operatori italiani tra ristoranti ed enoteche, con un questionario a prevalente risposta chiusa. “La conoscenza della presenza dei vini del Collio nelle carte, la loro tenuta in un mercato in contrazione, il legame tra territorio collinare e qualità percepita e le leve su cui puntare per rafforzarne il valore nel trade - ha evidenziato Lavinia Zamaro, direttrice del Consorzio - rappresenta in primis uno strumento importante e concreto per le nostre aziende. Al contempo “Collio Evolution” è l’evento sul territorio giusto per condividere questi risultati con la stampa e gli operatori”.
“Negli ultimi 2-3 anni le vendite di vino nell’HoReCa archiviano un saldo negativo di quasi 20 punti tra chi segnala un aumento e chi una diminuzione”, ha illustrato Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor, presentando i risultati dell’indagine. I vini del Collio mostrano una dinamica più stabile, pur affrontando le stesse difficoltà del canale: meno consumi di alcolici, domanda più debole e clienti attenti alla spesa. L’unico segmento in crescita è il consumo al calice, più flessibile, informale e accessibile. Per i prossimi 5 anni le previsioni di approvvigionamento restano positive, con un saldo di oltre 10 punti: la denominazione ha margini di consolidamento nel canale”.
Il Collio mostra un posizionamento consolidato nell’HoReCa italiano: conoscenza e presenza in assortimento sono tra le più alte nel panorama dei bianchi fermi. Il 96% degli operatori dichiara di conoscerlo e l’81% lo ha in carta, con una diffusione trasversale alle aree geografiche del Paese. Nell’equazione “collina uguale qualità” il Collio è il primo territorio citato. Per l’83% degli operatori i bianchi di collina hanno una qualità mediamente superiore a quelli di pianura. Il Collio è il territorio collinare che per primo si associa ai bianchi di maggiore qualità (41%), davanti alle Colline e Montagne dell’Alto Adige (21%) e ai Colli Orientali del Friuli (18%). Lo confermano anche i criteri di scelta dei vini da proporre: al primo posto la provenienza locale o di prossimità, poi lo specifico territorio di produzione e la presenza di una denominazione di qualità.
La distintività del Collio passa dalle sue caratteristiche: è un bianco elegante, gastronomico e versatile. Tra i punti di forza: il legame con i territori collinari (50%), la riconoscibilità della Doc (49%) e la versatilità negli abbinamenti (45%). Sul piano organolettico spiccano mineralità ed eleganza, seguite da complessità aromatica e da freschezza e acidità. Il 48% lo considera adatto a un regalo speciale o a un’occasione importante, il 38% lo ritiene perfetto per tutte le occasioni e il 32% adatto al pasto di tutti i giorni: un bianco di territorio che unisce distintività e versatilità.
Se Ribolla Gialla, Friulano e Sauvignon sono tra le referenze più conosciute e più presenti in assortimento, “complessivamente la denominazione ha ancora spazio tra i non-user”, ha sottolineato Pantini. Per il 19% del campione, il mancato inserimento in wine list dipende soprattutto dalla preferenza per altri territori e, in seconda battuta, da una conoscenza non ancora abbastanza approfondita del prodotto”, ma anche del territorio. Proprio il lavoro sulla crescita della conoscenza del territorio può rafforzare il valore del Collio, accompagnando alla sua comunicazione cultura e identità produttiva, attraverso esperienze dirette per gli operatori. Il fulcro è la proposizione di esperienze: “le forme di supporto più richieste sono le visite alle aziende e al territorio (41%) - ha illustrato Pantini - gli eventi e le degustazioni riservati agli operatori (39%) e le iniziative organizzate nei locali con produttori o distributori (38%). Sul fronte dei contenuti, la richiesta è di una comunicazione che trasformi la conoscenza del prodotto in esperienza e racconto del territorio, valorizzando tradizione, storia e cultura enologica del Friuli Venezia Giulia e dei suoi vitigni autoctoni”. Dal canto suo Luca Raccaro, a questo proposito, ha evidenziato l’importanza dell’enoturismo, sia dal punto di vista economico sia per il passaparola che genera. “Ad oggi il nostro panorama è fatto di aziende grandi e strutturate per un’accoglienza a tutto tondo e di altre, piccole, che non lo sono ancora. Il nostro obiettivo è far crescere il livello di queste ultime grazie alla formazione. Siamo una regione di 1 milione e 200.000 abitati con un flusso turistico importante non solo sulle coste. Una promozione sul mercato domestico, che assorbe il 70-80% dei nostri vini, potrà dare un buon riscontro anche sulla conoscenza della localizzazione geografica del Collio. C’è ancora spazio per farci conoscere meglio e gli operatori ci chiedono soprattutto di portarli qui, sul territorio: ecco il lavoro per i prossimi anni”.
“Collio Evolution” 2026 è stato dedicato al Pinot Grigio, primo vitigno in Collio con 320 ettari e il 24% della superficie vitata, seguito da Sauvignon Blanc (14%), Friulano (14%), Ribolla Gialla (13%) e Chardonnay (13%). “Abbiamo scelto un vitigno celebre nel mondo, che in queste colline trova un’espressione unica e identitaria - ha spiegato Lavinia Zamaro - l’obiettivo è raccontare non solo un vitigno, ma il territorio che lo rende speciale nelle sue diverse declinazioni, mostrando come il Collio sappia evolvere senza rinunciare alle proprie radici”.
I lusinghieri risultati dell’indagine di quest’anno arrivano dopo quelli altrettanto buoni dell’indagine dello scorso anno sui consumatori. Ora il Consorzio guarda ad indagare la percezione dei vini e del territorio del Collio sui mercati esteri.
Clementina Palese
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